Finanza
Bruni sogna un’altra promozione
Dopo quella da calciatore che portò in B la Lucchese 23 anni dopo vuol ottenerne un’altra da tecnico
LUCCA. Ottobre 1989-giugno 2012. Non è un epitaffio, ma il possibile inizio di una nuova era per i colori rossoneri. In quel giorni di fine autunno metteva piede nello spogliatoio dell’Omone un piccolo-grande uomo dal piede dolce e dalla grinta proverbiale: Luciano Bruni. Aveva vinto uno scudetto, unico e irripetibile, con «maestro» Bagnoli e si apprestava a fare i conti con Corrado Orrico. Come andò a finire lo sanno tutti. «Lucianino» giocò poco (22 partite, poche quelle intere), ma la Lucchese conquistò la serie B. E l’anno dopo, sempre con Bruni in rosa, sfiorò la A. Il punto più alto dell’ultimo mezzo secolo. Ieri all’ora di pranzo l’allora «De Sisti dei poveri» è tornato sul luogo del «delitto». Con un duplice sogno nel cassetto. Conquistare un’altra promozione, stavolta da tecnico (facendo dell’ironia si potrà obiettare che anche 22 anni fa era seduto in panchina), con la maglia rossonera e come allora fece Orrico valorizzare tanti ragazzi che partendo dalla Lucchese vogliono entrare nel gotha del calcio.
Uomo vero. Il giorno dopo aver dato l’okay al suo «vecchio» amico e compagno di squadra Bruno Russo per firmare per l’Fc Lucca ecco che si fa avanti il Gavorrano (Seconda Divisione, società seria che paga con puntualità). Contratto biennale, ritorno tra i professionisti dopo un anno di stop. E lui che fa? Ringrazia, rifiuta e va avanti con la Lucchese. Un gesto che gli fa onore in un calcio malato di partite truccate, doping e ingaggi faraonici. «Russo è un amico, una persona seria. Mi sono fidato. La parola data per me vale più di un contratto. Intendiamoci, non è che non ci ho pensato. Ma il progetto di Russo mi ha convinto. Lui è stato il primo ad offrirmi una panchina dopo la Primavera della Sampdoria».
Contratto giornaliero. Un calcio dal volto umano quello di Luciano Bruni. Il nuovo allenatore della Lucchese ha subito fatto breccia nel cuore dei tifosi. Una doppia missione: vincere e valorizzare i giovani. Che sono stati il pane quotidiano di Bruni, avendo allenato nei settori giovanili di Fiorentina, Siena, Piacenza, Juventus (vittoria nel torneo di Viareggio) e Sampdoria. «Solo a vedere tutti questi giornalisti e fotografi ti dà la dimensione di come Lucca non sia una piazza da campionati dilettanti. Sembra di essere in B più che in D, e questo anche chi arriverà o rimarrà dovrà tenerlo bene a mente. Il contratto? Giornaliero, nel senso che tutti i giorni bisogna guadagnarsi la pagnotta».
Obiettivi. «Le aspettative di una società come la Lucchese non possono che essere quelle di arrivare alla promozione. Che tipo di allenatore sono? Cattivo... A parte tutto, cerco sempre di essere equilibrato, per fare bene serve un buon rapporto e unità d'intenti per avere una sinergia con tutte le componenti. Oltre ai risultati speriamo di migliorare i ragazzi: Lucca deve diventare un punto di partenza per tutti». Bruni non è un dogmatico della tattica. «Non è mia abitudine stravolgere il lavoro di chi mi ha preceduto, semmai provare a migliorarlo».
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