La manifestazione
L’Arcanthea fa leva sull’esperienza
I biancorossi devono soffocare ritmo e talento della Fortitudo Bologna
LUCCA. Grande cornice di pubblico, tifo da serie A1 e tanto ritmo e talento in campo. La Fortitudo ha avuto bisogno della “bella” per avere la meglio su Montecatini (82-53) ma alla fine ha strappato con pieno merito il biglietto per la semifinale e ora si prepara ad affrontare l’Arcanthea in una serie che si preannuncia tutta da seguire. Proprio per questo lo staff biancorosso, non appena ha avuto la certezza della qualificazione, ha seguito con attenzione da bordo campo le ultime due gare del quarto di finale e ha già iniziato a lavorare in vista della ripresa degli allenamenti prevista per domani mattina.
Fattore campo. Il PalaDozza di piazzale Azzarita a Bologna, casa della Fortitudo, quest’anno è ancora inespugnato. Un tempio storico della pallacanestro italiana che i lucchesi dovranno violare almeno una volta se vogliono raggiungere la finale. L’obiettivo è quello di provare a fare subito il colpaccio in gara 1 per poi chiudere la pratica già in gara 2 al PalaTagliate. Anche la serie con Montecatini insegna come sia complicato riuscire a espugnare il parquet bolognese in una partita secca che vale il dentro o fuori.
Fossa dei leoni. E’ la tifoseria storica della Fortitudo. Da sempre la migliore delle tifoserie del basket italiano, ha scelto di seguire il progetto di Sacrati snobbando il palcoscenico della Conad Fortitudo di Romagnoli che quest’anno ha conquistato la salvezza in LegaDue. «La fede non retrocede», recitano gli striscioni della curva, e le oltre 400 persone coordinate nella voce con i tamburi stanno lì a dimostrarlo di partita in partita. Anche loro indubbiante sono uno dei fattori del successo delle Aquile in questa stagione. L’esperienza di alcuni giocatori del roster biancorosso sarà fondamentale per gestire questo tipo di pressione che arriva dall’esterno.
Ritmo e talento. La Fortitudo ha potuto pescare a piene mani dai giocatori di scuola Virtus che hanno scelto di giocare in doppio tesseramento con i rivali di sempre per lanciarsi definitivamente tra i senior. Imbrò, playmaker di Agrigento del ’94, è l’emblema di questa nidiata di giovani talenti. Accanto a lui ci sono Bottioni e Canelo e poi ancora Verri, di proprietà di Reggio Emilia, Sanguinetti e Fin, usciti dal vivaio Fortitudo, e Potì, prodotto del vivaio della Virtus Siena. Giovani che corrono e tirano ma che probabilmente possono pagare ancora lo scotto dell’esperienza, senza contare che molti di loro sono chiamati a un super lavoro e si dividono tra il campionato di Dnb, le nazionali giovanili e il campionato Under 19.
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