Il Tirreno

Lucca

Calciatori in missione per aiutare i bimbi del Burkina Faso

di Michele Citarella
Calciatori in missione per aiutare i bimbi del Burkina Faso

Marco Mazzoni e Marco Scatena, del Massa Macinaia, hanno trascorso tre settimane nei villaggi del paese africano

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LUCCA. Hanno lasciato la loro squadra e il lavoro e sono partiti per l’Africa, per il Burkina Faso, dove hanno trascorso tre settimane da missionari, cercando di portare un aiuto alle popolazioni e in particolare ai bambini. Marco Mazzoni, 27 anni, impiegato in una ditta di edilizia e centrocampista di corsa e quantità; e Marco Scatena, 29 anni, idraulico e tra i centravanti più quotati in Seconda categoria, smentiscono il luogo comune di calciatori egoisti e poco sensibili, poco attenti alle esigenze dei bambini e più interessati a piercing e tatuaggi. I due pilastri del Massa Macinaia hanno preso permessi dal lavoro e hanno rinunciato ai rimborsi della squadra per partire in missione umanitaria nel Burkina Faso con l’associazione “Fonte del Sorriso”.

Bomber Scatena racconta come è maturata questa scelta: «Sono stato stimolato da alcuni amici già andati in missione e ho deciso di tentare questa esperienza in Africa, mettendo da parte i 900 euro necessari per il biglietto aereo. Poi ne ho parlato a Mazzoni e l’ho convinto a venire con me».

Il loro operato “per l’Africa” è iniziato molto tempo prima della partenza: al termine del lavoro e degli allenamenti c’è stata la ricerca di viveri a lunga scadenza e vestiario da portare alle popolazioni dei villaggi del Burkina.

«Ci muovevamo a piedi o con la jeep lungo la savana muniti di sacchi e materiale per intere giornate – spiegano i due calciatori – e con queste popolazioni sostavamo dedicando il tempo a disposizione al gioco con i bambini».

Mazzoni è rimasto colpito dai sorrisi dei piccoli: «Sono poveri e mangiano quando capita, ma giocano sempre e sorridono quando vedono uno straniero oppure hanno una palla tra i piedi».

Scatena sottolinea la povertà di quelle zone: «Se penso a quegli ospedali in condizioni disastrose e a quei bambini denutriti, tante mie difficoltà quotidiane passano in secondo piano».

Come l’hanno presa i dirigenti del Massa Macinaia che hanno perso per tre giornate due giocatori importanti come voi?

«La nostra scelta di partire in missione - raccontano - era già stata presa in estate e già prima di iniziare la stagione abbiamo avvertito il presidente Lombardi, il mister e la società».

I compagni di squadra invece come si sono comportati? Hanno assecondato la vostra scelta, pur sapendo che sarebbero restati orfani del bomber e del centrocampista con più gamba? «Non solo hanno avallato la nostra scelta - rispondono - ma i compagni hanno addirittura organizzata una colletta per il nostro viaggio».

Il calcio quanto è presente in questi paesi africani?

«Sapevamo che il calcio è uno strumento di dialogo e di amicizia importante per gli europei che vanno in Africa. Abbiamo saputo che ci sono tanti giocatori, africani ma non solo, che aiutano costantemente queste nazioni povere. Non è un caso che i bambini indossano tutti i giorni magliette di Eto’o, Lavezzi, Cavani, della nazionale brasiliana, della Juventus e del Milan. Nei villaggi con tanti bambini abbiamo regalato diversi palloni, in uno abbiamo lasciato una vecchia muta di maglie del Massa Macinaia. Prima di lasciare l’Africa, siamo riusciti anche ad organizzare una partita di calcio a undici in un campo appositamente realizzato, lasciando con gioia il Burkina Faso, in cui puntiamo ad andare anche il prossimo anno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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