Il dolore
Lucca sposa il basket femminile
Dopo la storica semifinale scudetto il fenomeno Le Mura ha conquistato nuovi appassionati
TARANTO. Lucca è diventata una piazza appetibile, un punto di riferimento per il basket femminile. I risultati di questa stagione sportiva, punto di arrivo di un percorso iniziato sei anni fa, hanno consacrato questa squadra come una di quelle cui si guarda con maggiore attenzione. Il fenomeno Le Mura balza agli occhi di tutti: c’è da capire come è possibile che una squadra costruita con uno dei budget più bassi dell’intera A1, con un roster tecnicamente inferiore a tante altre squadre, possa arrivare a conseguire certi risultati, a contendere a una corazzata come Taranto una finale scudetto, al punto da costringerla a garacinque. Escluse Famila e Cras, che hanno risorse economiche e organizzazione di altro livello, e alla luce dell’annunciato ridimensionamento di Como, Lucca si candida, anzi è probabilmente diventata, la terza società per capacità di attrazione dell’intera A1. Se prima una giocatrice, contattata dallo staff biancorosso, poteva avere qualche dubbio, adesso chiunque senta il nome Le Mura ascolta la proposta con rispetto e considerazione. Nell’ambiente del basket, come dello sport in genere, si sa tutto di tutti. Le giocatrici conoscono bene la realtà lucchese, i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi vizi e le sue virtù. Sanno che qui si lavora con un metodo preciso, pressoché unico, che si riesce a costruire un gruppo, che si scelgono prima le persone e poi le atlete, che il feeling con i tifosi è di prim’ordine e che sta crescendo anche quello con l’intera città. Insomma il Basket Le Mura è davvero oggi in grado di raccogliere i frutti del suo lavoro, di candidarsi a ricoprire un ruolo importante nel panorama cestistico femminile. Si tratta ovviamente di capire se ci sono le condizioni, le possibilità, organizzative ed economiche, per supportare questo progetto. Più di una ragazza che domenica sera ha concluso la stagione con la maglia biancorossa è pronta a metterla in valigia per indossarla di nuovo a settembre, è probabilmente disposta a rinunciare a ingaggi più importanti pur di restare in questa squadra, in questo ambiente, in questo gruppo. Lo si sapeva, ma lo si è capito una volta di più alla fine della partita con Taranto, prima sul parquet e poi in albergo. Al Palamazzola le giocatrici sono state prese da una commozione spontanea, da un’atmosfera a metà tra la soddisfazione per i risultati ottenuti nella stagione e l’amarezza per aver concluso questa avventura. E lo hanno manifestato in modo sincero, genuino, vero con le lacrime, gli abbracci e le poche parole. E in albergo, dopo il tuffo in mare, incuranti dell’acqua fredda e della temperatura delle 21, a tavola, durante la cena, c’è chi è scoppiata a piangere durante il brindisi, un anticipo di quello che prevedibilmente accadrà fra poche ore, al momento dei saluti, quando le giocatrici prenderanno strade diverse. Per ritrovarsi, chissà, a fine agosto per cominciare un’altra avventura, un’altra sfida. Dopo quella appena conclusa che è nel cuore di tutti.
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