Il dolore
Veracini, solo un “rosso” in 20 anni di carriera
LUCCA. Chi lo ha detto che i difensori nelle categorie dilettantistiche siano soltanto buoni a fermare gli attaccanti con i falli? A vedere giocare Cristiano Veracini, pilastro di quasi due metri...
LUCCA. Chi lo ha detto che i difensori nelle categorie dilettantistiche siano soltanto buoni a fermare gli attaccanti con i falli? A vedere giocare Cristiano Veracini, pilastro di quasi due metri davanti alla porta della Fortis Lucchese, è facile ricredersi. Il quarantenne difensore centrale Cristiano Veracini è un caso più unico che raro nel pianeta del calcio dilettantistico visto che il suo rapporto con i cartellini gialli e rossi è praticamente inesistente: in 22 anni di carriera tra serie D ed Eccellenza, si è visto sventolare in faccia un solo cartellino rosso per un fallo da ultimo uomo nel 2010 in una gara che ha visto la Fortis Lucchese pareggiare a Ponte a Moriano contro l’Albinia. «È stato il primo cartellino rosso rimediato nella mia carriera. Un’esperienza mai avuta prima dei miei 38 anni di età e in 20 venti di carriera». Per risalire ad un turno di squalifica per somma di ammonizioni, il “film” della carriera di Veracini deve avvolgersi fino ad arrivare alla stagione 1995–1996, quando vestiva la maglia del Fucecchio in serie D e nel mese di aprile raggiunse la soglia delle prime quattro ammonizioni che gli fecero saltare un turno di campionato. Negli ultimi cinque anni, Veracini ha legato la sua esperienza calcistica alla Fortis Lucchese: nella passata stagione ha preso due sole ammonizioni non arrivando nemmeno alla diffida, quest’anno è ancora un perfetto sconosciuto sui taccuini degli arbitri e sui comunicati dei giudici sportivi. Nonostante sia stato il giocatore più impiegato e sempre presente in ogni gara di campionato e in Coppa Italia. La continuità nel rendimento è una delle sue caratteristiche principali: «Durante questi venti anni, ho saltato in tutto una decina partite per infortunio, senza mai subire pesanti guai muscolari o traumi a caviglie e ginocchia. Per me fondamentale è il senso della posizione. Poi parlo molto in campo per far rispettare le posizioni ai compagni. Mantenendo le distanze giuste tra i difensori e tra i reparti, le probabilità di un fallo tattico sono minori». Quali aspettative a quaranta anni? «La voglia e la condizione fisica per giocare sono ancora intatte. Sono un 1972 e programmi di lunga scadenza non posso farne». Qualche rimpianto? «Il rosso contro l’Albinia di due stagioni fa è stato ingiusto; non ero ultimo uomo ma c’erano altri due miei compagni in linea pronti ad evitare l’occasione da rete»
Michele Citarella
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