Il dolore
LA STORIA »REGOLE IN CAMPO E CULTURE
LUCCA. L’arbitro gli impone di sfilarsi due anelli che lui considera sacri. Regalati dal padre quando aveva 12 anni. E in ricordo del genitore scomparso quegli anelli non li toglie mai. Quando...
LUCCA. L’arbitro gli impone di sfilarsi due anelli che lui considera sacri. Regalati dal padre quando aveva 12 anni. E in ricordo del genitore scomparso quegli anelli non li toglie mai. Quando gioca a calcio Lamine Sengor Junior, 30 anni, senegalese,da 12 in Italia e da dieci a lavorare come operaio in un’azienda che raccoglie rifiuti, calciatore della Morianese (Seconda Categoria), copre gli anelli con una vistosa fasciatura bianca per evitare di far male agli avversari. Sino all’altro giorno nessuno aveva mai avuto da ridire con la sua decisione, ma prima della partita tra Morianese e Fornaci un arbitro «fiscale» - l’impassibile Federico Attori della sezione di Firenze - gli ordina di togliersi quegli anelli altrimenti può scordarsi la maglia di titolare. Tra le lacrime il calciatore obbedisce, ma nonostante gli sforzi e le dita che iniziano a sanguinare non riesce a togliere la fede più piccola. In sua difesa arrivano compagni di squadra e avversari . Invitano l’arbitro a desistere dalla sua decisione, minacciano anche di non scendere in campo per protesta desistendo solo per l’intervento dei dirigenti della Morianese. La giacchetta nera è irremovibile e Lamine Sengor è escluso dal match.
Un episodio clamoroso che suscita la reazione della Morianese Calcio e del mondo dilettantistico in generale. Un caso unico che denota un certo disinteresse per culture diverse da quelle europee. In Africa Occidentale ci sono dei riti, delle credenze, radicate in quei popoli e di cui si fa portavoce anche Lamine: «Quei due anelli - racconta il terzino senegalese della Morianese - me li ha regalati mio padre prima che morisse. Li ho sempre tenuti alle dita in suo ricordo e nessun arbitro prima del direttore di gara fiorentino me li aveva fatti togliere». Imbufalito il tecnico della Morianese, Antonio Ricci, che racconta l’episodio.
I fatti. Lamine ha giocato in tutte le gare di campionato con una fasciatura salva pelle per coprire l’anello più vistoso e, per ulteriore precauzione, ha sempre coperto anche l’altro anello, paragonabile per dimensioni ad una fede nel matrimonio cattolico. Attori ha costretto Lamine a togliere gli anelli. «Lamine – dice mister Ricci – era contrario a levarsi gli anelli, ma alla fine proprio per i suoi compagni di squadra si è tolto quello più grande. Operazione riuscita dopo essersi ferito al dito e aver perduto anche un po’ di sangue».
Ma l’arbitro non si è accontentato ed ha costretto Lamine a togliere anche l’altro anello, quello piccolo. «L’arbitro mi ha minacciato - sussurra Lamine - dicendo che se non avessi tolto l’altro anello non mi avrebbe fatto giocare. Avevo la mano sanguinante, non volevo levare anche quest’altro anello che apparteneva a mio padre. Ma di fronte a quella minaccia ho ceduto. Nonostante il sapone e l’aiuto dei compagni per tirarmi il dito, l’anello non si è sfilato. Anche gli avversari del Fornaci, molto corretti, hanno parlato in mio favore con il direttore di gara. I miei compagni di squadra, i dirigenti e mister Ricci si sono lamentati contro l’arbitro, invitandolo al buon senso». Niente da fare. Il nome di Lamine Sengor viene barrato e cancellato dalla lista da parte dell’arbitro, il giocatore piange per l’esclusione e per le dita sanguinanti, i giocatori si arrabbiano e il tecnico Ricci viene espulso non potendo mai sedersi in panchina. L’unità e l’amicizia dei giocatori della Morianese avrebbe portato anche capitan Saccone e compagni alla scelta forte di non scendere in campo per protesta: lo sciopero è stato evitato dal presidente Lido Nannizzi ma sono seguite le espulsioni di Marco Lucchesi e dello stesso Daniele Saccone. Per la Morianese c’è stata poi la beffa: multa per aver ritardato l’inizio della gara di qualche minuto, il tempo in cui tutta la squadra ha tentato di sfilargli gli anelli. In occasione della successiva partita di campionato, contro il Molazzana, Lamine Sengor è regolarmente in campo: «Per tutta la settimana – dice il trentenne - ho avuto dolori alle mani e difficoltà a lavoro. Non indosso più gli anelli che custodisco a casa, nonostante il grande valore che hanno per me. Quello più piccolo l’ho fatto tagliare da un fabbro. Tutti gli arbitri tranne Attori mi hanno fatto giocare senza sfilare dei banali anelli, ma ho preferito evitare altre brutte sorprese. Ho tolto gli anelli per dimostrare riconoscenza a Ricci che non potrà essere in panchina e per i miei compagni di squadra a cui sono legatissimo. Ho giocato già tante partite senza problemi, ma voglio evitare sorprese e dare il mio contributo alla salvezza della squadra».
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