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Imma, una notte con il pallone tra le braccia

Imma, una notte con il pallone tra le braccia

La play di Le Mura prima della gara con Schio ha sussurrato i suoi sogni alla palla a spicchi

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LUCCA

  Al pallone ha parlato. Se lo era portato a casa dopo l’allenamento di sabato mattina. Non aveva voluto riporlo nel gabbiotto, insieme a tutti gli altri, nonostante le insistenze del medico Carlo Fiaschi. Lo ha messo nel letto, ci ha dormito insieme, lo ha abbracciato e perfino fotografato, mettendo poi l’immagine sulla sua pagina Facebook. Chissà cosa gli ha detto, chissà quali parole gli ha sussurrato. Non era il pallone che sarebbe stato utilizzato per la gara, ma il messaggio è arrivato lo stesso.

Imma Gentile è un’agonista, il piacere di giocare, la voglia di lottare, di vincere, di non arrendersi mai, di riprovarci anche dopo aver sbagliato ce l’ha nel dna. Croce e delizia del Basket Le Mura. Agli amici più intimi aveva confidato la sua amarezza, la sua rabbia per quello che era successo a Faenza. Sapeva di avere sbagliato, sapeva di non essere riuscita a controllarsi, di aver perso lucidità: non le era mai capitato di uscire per raggiunto limite di falli ancora prima dell’intervallo. Aveva lasciato la squadra senza play di ruolo in una partita importante, che poteva lanciare Le Mura verso una posizione di classifica di prestigio in chiave playoff.

Anche se ha l’esperienza per lasciarsi scorrere addosso amarezze e delusioni, Imma ha covato la rivincita per tutta la settimana, prendendo con il sorriso la battuta di Courtney Willis che in allenamento aveva alzato la paletta del 5° fallo dicendole: «Imma qui c’è scritto il tuo nome». Un modo per sdrammatizzare quello che è stato soltanto un episodio. Quel pallone portato a casa, messo nel letto, quel pallone a cui Gentile ha forse rivelato i suoi desideri, la sua voglia di rivalsa, le ha portato fortuna.

La play di Caserta, 36 anni, è stata protagonista, nel male e nel bene, ma tutti ricorderanno soltanto l’ultima azione.

Croce e delizia dicevamo. Punteggio in parità e palla a Imma per l’ultimo attacco dei tempi regolamentari. Una manciata di secondi, Imma spinge, arriva al limite dell’area di Schio, poi fa una scelta che riconoscerà sbagliata: cerca di penetrare, rischia addirittura un letale 5° fallo per sfondamento, invece di scaricare per una compagna. Vuole mettere la sua firma sul successo, non ci riesce. Ma gli dei del basket le danno una seconda opportunità. Nell’overtime Cohen fallisce il secondo libero, Schio è avanti 80-78 e ci sono da giocare 5 secondi. Mery Andrade chiama con lo sguardo Gentile, le dà la palla, Imma avanza e arrivata a mezzo metro dall’arco lascia partire una tripla: il pallone raccoglie il messaggio della notte, sbatte nel tabellone e scuote la retina. E’ il trionfo.

Campionessa di cuore e di coraggio, di temperamento e temerarietà. Imma, che alla fine degli allenamenti sfida le compagne a centrare il canestro da metà campo, ne ha fatta un’altra delle sue, ha esaltato Lucca e punito Schio. Dove poteva andare la scorsa estate. Prima che arrivasse la telefonata di Diamanti. In Veneto forse qualcuno la rimpiange, a Lucca siamo felici di averla.

Fabrizio Tonelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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