Attenzione
Fc Lucca, il ritorno dall’inferno
L’urlo dei seicento tifosi rossoneri accompagna la promozione conquistata con sei turni d’anticipo
QUARRATA
L’urlo dei seicento rimbomba alto sulle tribune del Filippo Raciti di Quarrata quando il fendente di Fedato, deviato dalla punta del piede di Bargellini, gonfia le rete dei padroni di casa e consegna la serie D all’Fc Lucca. Bandiere al vento, sciarpe tese che colorano l’impianto di rossonero, il grido «Lucca, Lucca» che sale verso il cielo. L’inferno dell’Eccellenza dura sette mesi. Un’inezia per gente abituata a soffrire. Ci sono tutti i tifosi storici: dal Puffo che dirige i cori allo Scimmiato che abbraccia chiunque gli capiti vicino, da Beppe Lorenzini e Paolo Carina - le memorie collettive -con quest’ultimo che ricorda ancora una vittoria a Quarrata dell’ottobre 1968 nell’annata che sancì la promozione dalla D alla C. Al triplice fischio i cancelli si aprono e tutti, proprio tutti, dal professionista all’operaio, dalla studentessa al commerciante si fiondano in campo per far festa. È vero, e soltanto un campionato regionale, ma basta poco per accendere la miccia dell’entusiasmo. I calciatori e i dirigenti sono già nello stanzone-spogliatoio. Ne escono con una maglietta bianca con la scritta «Dedicato a voi». La indossano tutti: dal presidente Nicola Giannecchini ai soci Nicola De Luca, Marco Gonzadi e Carmelo Sgrò. Moreno Micheloni, il dirigente-accompagnatore più amato dai tifosi per la sua militanza in curva con i Panthers Front, si era regalato prima del triplice fischio un personalissimo show. Espulso dall’indeciso arbitro labronico per aver esultato troppo in panchina al gol del definitivo 2-1 si concede un giro di campo alzando le mani al cielo verso quella muraglia umana che gli tributa gli onori del caso. Ma da vero gentleman prima di avviarsi verso gli spogliatoi si avvicina alla giacchetta nera per salutarlo e scusarsi.
«Grazie a tutti. - dice un presidente, Nicola Giannecchini, che si è avvicinato al calcio appena sette mesi fa e adesso non ne può fare a meno - Questa è la vittoria di tutti: dal gruppo di lavoro, alla tifoseria, ai media, alla città. È l’inizio di un progetto importante. Stiamo lavorando per allargare la base societaria: serve il contributo delle persone di buona volontà. Speriamo nei prossimi giorni di dare agli sportivi le risposte che si attendono». Michele Tambellini, ex portiere della Lucchese, confessa candidamente: «È la prima volta che festeggio la vittoria di un campionato, in carriera non mi era mai capitato». Arriva mister Lazzini. E riceve la sua robusta dose di applausi: «Il calore di questa gente riesce a dare il reale valore a questa impresa. È stata una cavalcata entusiasmante. Vincere davanti alla tua gente è una sensazione incredibile. Ringrazio tutti i collaboratori, i ragazzi, lo staff. Il mio futuro? Mi piacerebbe restare». Non fa in tempo a finire la frase che Angeli e soci lo issano sulle spalle e lo lanciano in aria come un pupazzo. E Bruno Russo? Il direttore dell’area tecnica è l’unico a non indossare la maglietta griffata della promozione. Fedele al suo stile. Guarda le scene di tripudio, sorride e pensa già a costruire la squadra dell’anno prossimo. Perché il bello viene adesso.
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