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Lucca

Il diesse biancorosso, icona del basket femminile, difende la squadra dall’aggressione del presidente della Famila Schio

Gorlin: «Il gioco duro è un'altra cosa»

Il diesse Lidia Gorlin e il tecnico Diamanti
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Il diesse Lidia Gorlin e il tecnico Diamanti

Le ragazze di coach Diamanti mettono sul parquet grande intensità e pressione

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 LUCCA. Lidia Gorlin, icona del basket femminile, scende in campo dopo l'aggressione del presidente della Famila Schio alle giocatrici biancorosse e al coach Mirko Diamanti. Dall'alto della sua esperienza il diesse del Basket Le Mura esprime un concetto chiarissimo: le biancorosse difendono con grande intensità e pressione, in un modo in cui in Italia non si è abituati. Ma il gioco duro è un'altra cosa.  «E non appartiene alla mentalità e al modo di fare del gruppo biancorosso» dice Lidia Gorlin. «Ho giocato e visto centinaia di partite. - sostiene il diesse - Chi dice che noi picchiamo è fuori dal mondo. Diamanti ha dato una forte impronta alla fase difensiva: fatta di intensità, di aggressività sulla palla, di ragazze che stanno appiccicate alle avversarie. Può darsi che nel tentativo di rubare un pallone qualcuna possa prendere una botta sulla mano, ma giocar duro e picchiare è un'altra cosa. Le nostre giocatrici non danno ginocchiate alle avversarie, non le spingono quando saltano, non rifilano gomitate a chi va al rimbalzo, come invece vedo accadere in altre situazioni. Noi rompiamo i giochi, contro di noi si gioca male, interveniamo sempre sulle linee di passaggio. E' normale che una giocatrice di talento quando non riesce a giocare contro Lucca s'innervosisce, ma non è accettabile che per questo si parli di gioco duro». Il diesse biancorosso fa un riferimento anche al basket europeo: «Chi disputa le coppe non trova certo avversarie che si fanno da parte, ma giocatrici toste, che non lasciano spazio. E spesso vediamo che le squadre italiane si trovano in difficoltà contro queste difese. Allora credo che tanti allenatori, invece di avviare campagne denigratorie contro di noi, dovrebbero insegnare alle loro squadre come battere questo tipo di difesa».  La campagna sul presunto gioco duro di Le Mura è addirittura iniziata lo scorso anno, dopo la prima partita di campionato, all'Opening day di Cinisello Balsamo, contro la Pool Comense: «Com'è possibile - dice Gorlin - che un giudizio del genere sia stato espresso con così tanta forza dopo appena 40 minuti? Fa pensare a un'azione premeditata. E continua tutt'ora. La reazione del presidente Marcello Cestaro, patron anche del Padova Calcio che milita in B, domenica mi ha deluso. Credevo fosse un signore della pallacanestro: mi devo ricredere. Forse il suo sfogo è dovuto al fatto che ha visto una squadra come la sua in difficoltà contro una piccola come Lucca. E' anche vero che il suo allenatore in settimana aveva agitato lo spettro del gioco duro di Le Mura e può essere normale che poi un dirigente ne sia condizionato».  Lo sfogo di Gorlin si chiude con un'ultima considerazione: «Chi non crede alle mie parole guardi i filmati delle partite. Non sono le mie ragazze quelle che picchiano».

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