Il Tirreno

Lucca

Diego Zivic, a canestro con la fede

Fabrizio Tonelli
Diego Zivic, 35 anni, ala pivot (Vip)
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Diego Zivic, 35 anni, ala pivot (Vip)

Guarito da un tumore ha cambiato vita: «Ogni mio giorno è nelle mani di Dio»

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 LUCCA. Il tumore. L'operazione. La sfibrante attesa dell'esame istologico. Un periodo difficile della sua vita che gli ha fatto capire la precarietà dell'esistenza e gli ha fatto riscoprire i valori della religione evangelica. E da cui è uscito ritrovando la fede e la parola di Dio, che gli hanno restituito serenità, equilibrio, forza interiore.  Diego Zivic, 35 anni, ala pivot e giocatore simbolo dell'ArcAnthea, ha segnato il suo canestro più bello proprio in quella fase della sua vita. E' guarito ed è cambiato, ha messo da parte sregolatezze e inquietudini e ha ricominciato a leggere la Bibbia, fino a diventare Atleta di Cristo.  Oggi guida la squadra dall'alto della sua esperienza e contemporaneamente porta la parola di Dio a tutti gli atleti e non solo. Quando può la domenica mattina o altrimenti il giovedì sera partecipa in modo attivo agli appuntamenti evangelici nelle chiese lucchesi.  «Proprio così - racconta Zivic, triestino di nascita, ma conosciuto in tutta Italia per il gran numero di squadre in cui ha giocato -. A 18 anni cambiando città, andando a giocare a Potenza in B2, mi sono allontanato dalla fede. Da ragazzo avevo frequentato la chiesa evangelica della mia città, andavo ai campi estivi, seguivo gli studi con i domenicali. Uscito da casa ho vissuto in modo estremo, provando quasi tutto quello che il mondo mi poteva offrire. Stavo bene in quei momenti, ma era una condizione effimera, perchè dentro di me restava un gran vuoto».  Poi c'è stata la malattia, scoperta al termine del campionato giocato a Omegna, tre anni fa. «Grazie a Dio sono uscito da questa situazione, ho ricominciato a leggere la Bibbia quotidianamente - dice il lungo biancorosso - e ho cambiato vita».  La riscoperta della parola del Signore ha influito su Zivic anche per quanto riguarda il suo rapporto con la pallacanestro. «E' vero - racconta -. Prima giocavo in modo molto duro, con agonismo esasperato e mi dispiace se ho rischiato di far male a qualcuno. Il basket è uno sport di contatto fisico ma non si deve mai pensare di nuocere a un avversario. Sportività e lealtà non devono mai venire meno. Oggi prima di ogni partita lascio nello spogliatoio dell'altra squadra alcune Bibbie. C'è chi le prende e chi no, io semino, poi Dio raccoglierà i frutti. Molti dei giocatori che incontro conoscevano il vecchio Diego e per qualcuno è strano vedermi sotto questa nuova veste. Però tutti mi accettano e mi rispettano».  Zivic è arrivato al basket per caso. Da bambino giocava a calcio, terzino sinistro e fu convocato nella rappresentativa regionale del Friuli Venezia Giulia. Ma quella chiamata rappresentò il punto di rottura: a 14 anni capì che il calcio lo annoiava e decise di provare con il basket, entrando nella Stefanel Trieste.  «Partii subito da un livello alto - ricorda Zivic - e mi allenai con ragazzi nati nel '73- '74 e '75, tutti più grandi di me. Praticamente in un anno recuperai su tutti, grazie alle doti naturali che Dio mi ha dato. Dopo le stagioni alla Stefanel passai a Potenza e quel campionato fu il mio trampolino di lancio a livello cestistico».  Una lunga carriera, da Olbia a Bergamo, da Riva del Garda a Casale, da Trapani a Latina, da Firenze a Porto Torres, da Omegna a Ferentino, a Trento. E quindi Lucca.  «Quando in estate mi ha chiamato coach Russo, che già avevo avuto a Firenze e a Omegna - dice Zivic - non ci ho pensato due volte. Il progetto mi è piaciuto e lavorare con Russo è un piacere. E' più un amico che un allenatore. Tra di noi c'è stima e non mi è pesato scendere di categoria. Russo è un coach che fa giocare bene tutti, è bravo ad adeguarsi a quelle che sono le qualità dei giocatori e lavora per far rendere tutti al 110%».  Le due sconfitte fin qui subite dall'ArcAnthea non lo preoccupano, anzi.  «Così come dalla prima, sul campo della Sangiorgese, abbiamo imparato a migliorare l'approccio alle partite - spiega il lungo - dalla seconda, a Empoli, abbiamo capito che dobbiamo crescere anche dal lato agonistico. Bisogna progredire, soprattutto sul piano dell'atteggiamento, senza mai calare d'intensità durante le partite. Credo che la mia squadra possa arrivare fino in fondo a giocarsi la promozione».  Zivic sa di essere un elemento importante per l'ArcAnthea, un punto di riferimento preciso per i compagni.  «Sono sempre stato un leader sul parquet, non sono un giocatore talentuoso - riconosce - ma cerco di sopperire a questo deficit con la voglia, la grinta, l'agonismo».  E il futuro? Cosa farà Zivic dopo il basket?  «Non ne ho idea - risponde -. Non so quali piani Dio ha per me. Aspetto che mi si aprano le porte giuste. Intanto la fede mi dà una grande forza e come recita il mio passo preferito della Bibbia "Tutto posso in colui che mi fortifica"».

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