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Lucca

Lammari, la forza della memoria

Luca Tronchetti
<b>GRINTA.</b> Il tecnico del Lammari Stefano Fracassi da 6 anni in giallobl&ugrave;
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GRINTA. Il tecnico del Lammari Stefano Fracassi da 6 anni in gialloblù

Quella maglia senza numero per ricordare chi non c'è più

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 FORTE DEI MARMI. È una bella favola quella del Lammari 1986. Una storia che in un pomeriggio soleggiato allo stadio Necchi Balloni di Forte dei Marmi raggiunge forse l'apice. Disputare una partita di campionato contro la formazione più importante della Provincia: la Lucchese. Nelle «papere» gialloblu militano ragazzi che alternano il lavoro o lo studio con la passione per il calcio. Tra gli oltre seicento supporters di fede rossonera che assiepano le tribune dell'impianto sportivo versiliese forse qualcuno sorride nel vedere una squadra - quella avversaria - che nell'undici di base schiera un calciatore senza numero sulla maglia. «Siamo proprio nei dilettanti» dice un tifoso abituato a tanti anni di calcio professionistico. E lì si sbaglia. Il Lammari è un club con valori umani che vanno al di là di una semplice sfera di cuoio che rotola in mezzo al campo. Manca il numero 3. Ma non è una dimenticanza. Non c'entra l'adesivo che si stacca o la stoffa che si scuce durante un lavaggio di troppo. Quel numero caro ad ogni terzino sinistro - da Facchetti a Maldini - apparteneva a un ragazzo di 20 anni - Denny Vallone - che in una mattina di pioggia di tre anni e mezzo fa (7 marzo 2008) per evitare di investire un gatto con la sua auto finì la sua corsa terrena andando a schiantarsi contro un muro. E il Lammari - allora Mario Micheli - da quel giorno ha deciso, d'accordo con la Federazione, di ricordarlo ritirando quella maglia. Come si fa per i grandi campioni che ci lasciano ricordi struggenti. Una scelta precisa la maglia senza numero (come negli anni Trenta) di Bagnatori. Una questione di cuore e di rispetto in un mondo che brucia tutto in fretta e non si volta indietro a ricordare.  Ma a Lammari sentimenti e riconoscenza hanno un valore primario. Ed ecco la seconda grande sorpresa. In campo dal primo minuto c'è un ragazzo di 22 anni. Indossa la maglia numero 8. Si chiama Luca Donati. A lui la sorte o qualcun altro per lei ha scritto una pagina completamente diversa da quella di Denny Vallone. Il 26 agosto scorso mentre stava riparando una cisterna contenente idrocarburi assieme a un collega rimase gravemente ferito dall'esplosione. Un mese e mezzo al centro grandi ustionati dell'ospedale di Pisa. Sospeso tra la vita e la morte per l'inalazione di gas venefici sprigionati dallo scoppio. Una lunghissima degenza - conclusasi il 13 ottobre 2010 - in un luogo asettico con lo scopo di evitare infezioni alle vite respiratorie.  A Lammari non hanno paura di aspettare. Lì non si bruciano in fretta persone e sentimenti.  Così tredici mesi dopo il ritorno a casa Donati scende in campo nella partita più importante. Quella della memoria: da trasmettere un giorno a figli e nipoti. «È stata una bella soddisfazione giocare e credo che il pubblico si sia divertito. - dice sorridente a fine gara - Sono cresciuto con questa società e conosco il valore delle persone: dal tecnico Fracassi, al direttore sportivo, a tutti i dirigenti. Siamo una famiglia e trasmettiamo i veri valori dello sport».  Come dargli torto?

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