Il Tirreno

Lucca

Imma Gentile si svela «Sul parquet da 28 anni ma mi diverto ancora»

Fabrizio Tonelli
Imma Gentile alle prese con Gianolla nel match contro Taranto (foto Vasco Favilla) e la festa a Napoli in occasione dello scudetto 2007
◗
Imma Gentile alle prese con Gianolla nel match contro Taranto (foto Vasco Favilla) e la festa a Napoli in occasione dello scudetto 2007

4 MINUTI DI LETTURA





 LUCCA. Quant'è grande un pallone da basket? Quante cose può contenere? Quante gioie e quante amarezze, quanti trionfi e quante sconfitte. Quante giornate belle alternate ad altre segnate dalla delusione.  Il pallone di Imma Gentile rimbalza da 28 anni e non si è mai sgonfiato. Ne aveva 7 di anni Imma e a quell'età le bambine in genere giocano con le bambole. Lei no, era in palestra e un'allenatrice di un club giovanile di Caserta le chiese di farle vedere cosa sapeva fare. Detto, fatto. Imma - senza nemmeno rendersene conto - fu protagonista di un terzo tempo. L'allenatrice la chiamò e le disse: «Tu da domani ti alleni con le ragazze più grandi».  «E' successo sempre così - racconta Imma - e mi è servito tanto per imparare e crescere. D'altronde a casa mia si è sempre respirata pallacanestro, con i miei due fratelli e i tre nipoti giocatori».  A indirizzarla sul parquet è stata la madre, a cui non piaceva tanto che Imma il pallone lo colpisse anche con i piedi: così la piccola Gentile abbandona il calcio e si dedica esclusivamente al basket.  Rifiutato un tesoro.  A 14 anni le arriva un'offerta di quelle a cui sembra impossibile dire di no. Il presidente di Bari offre un piccolo tesoro per il suo cartellino e le propone un contratto da un milione al mese, oltre al pernottamento per i genitori. Pare l'occasione della vita, ma la famiglia dice di no. Priorità alla scuola, Imma deve andare avanti con lo studio.  Così in serie A a 17 anni ci arriva nella vicina Avellino e poco dopo le si spalanca un'altra opportunità: fa un camp negli Stati Uniti e i reclutatori di un college americano di New York la notano, vedono quella ragazza sfrontata e senza paura, nata per il basket e le fanno una proposta. Ma ancora una volta arriva il no della famiglia, lo studio prima di tutto e Imma resta in Italia e comincia a girare varie società, da Treviglio a Spezia, da Bari a Napoli.  I trionfi di Napoli. Sotto il Vesuvio arriva nel 2004 e si ferma per sette stagioni, contrassegnate dalla Fiba Cup nel 2005 e dallo scudetto nel 2007. «Ma anche dalla retrocessione dello scorso anno - dice la giocatrice di Caserta - che ti insegna a tenere i piedi per terra e ti fa capire l'importanza del gruppo».  Quel gruppo che invece a Lucca c'è e che a Imma piace tanto.  «Una compagna caratterialmente più positiva, che fa gruppo è più importante di una giocatrice che può essere più brava ma che non lega con lo spogliatoio - commenta Gentile -. Il singolo egoista che pensa solo alle sue statistiche rovina la squadra».  Tra Schio e Lucca. In estate, dopo la retrocessione di Napoli, Imma era alla finestra. C'era stata una chiamata di Schio e c'era la concreta possibilità di firmare per le venete. Poi il cambio di allenatore del team campione d'Italia e una pausa di riflessione della società tricolore sono coincise con la telefonata arrivata da Mirco Diamanti.  «Mi sono trovata di fronte a un bivio - spiega Gentile -. Schio rappresentava l'opportunità per provare a vincere ancora qualcosa di importante e per strappare un ingaggio superiore. A Lucca sapevo di trovare un ambiente positivo, un gruppo di brave persone, uno staff competente. Poi in Toscana si sta bene e sono felice di aver scelto Le Mura. Dopo 7 anni di Napoli avevo bisogno di staccare, questa è una città piccola, dove puoi lavorare in serenità».  Le due lauree. E Imma si è inserita bene a Lucca e sta mettendo a frutto anche le sue due lauree, quella conseguita nel 2001 in fisioterapia e quella del 2007 in scienze motorie (con i due anni di specialistica conclusi nel 2009). Lavora alla palestra Ethos di Mugnano, come personal trainer e al Centro Fisio 2005 di via Dante Alighieri, come fisioterapista e per linfodrenaggi.  «A questa età - dice - devo pensare anche al futuro. Però il basket è la mia vita e continuerò a giocare fin quando mi diverto».  Gentile era curiosa di lavorare con Diamanti, in passato si erano sempre sfiorati: «Diamanti mi piace - dice la giocatrice - cura i dettagli in una maniera che negli ultimi anni mi era mancata, lavora molto sul gruppo, ti spiega cosa fare e soprattutto ti rendi conto che se esegui quello che ti dice i risultati si vedono».  Le «gentilate». Ma Gentile oggi è più play o più guardia?  «Fisicamente mi sento più guardia, mentalmente più play - risponde -. Mi piace gestire i palloni importanti nei momenti decisivi o fare il tiro che può aiutare la squadra».  Come domenica contro Taranto, due «gentilate» da tre straordinarie, da metà campo, alla fine del secondo e del terzo quarto.  «Che gusto che ho provato, che gioia - dice Imma - è andata bene». Ma non dite che è un caso, basta chiedere alle compagne che Gentile sfida a fine allenamento quando si mette a tirare da metà campo. Perchè il basket è la sua vita e i 36 anni che festeggerà il 17 novembre non li sente. Il tempo di giocare con le bambole non è ancora arrivato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini