Il Tirreno

Lucca

Drocker, vent'anni di canestri

Un’azione dell’ArcAnthea durante un’amichevole precampionato (Vip)
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Un’azione dell’ArcAnthea durante un’amichevole precampionato (Vip)

Il capitano dell'ArcAnthea: «Ora c'è l'entusiasmo per fare grandi cose»

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 LUCCA. Si dice spesso che i numeri non rivelano tutto ma 20 stagioni con la stessa maglia suscitano comunque un certo scalpore. Era il 1992 quando Gian Paolo Drocker ha esordito con la Pallacanestro Lucca, ha vissuto promozioni e retrocessioni, il boom della squadra e gli anni del ridimensionamento e ora la nuova primavera targata Susanna-Auricchio.  In questi 20 anni è diventato il simbolo della Pallacanestro, la bandiera, per dirla con termine calcistico, per tutti nell'ambiente il capitano.  Alla vigilia dell'avvio di un campionato diverso dal solito per i biancorossi, che si presentano ai nastri di partenza tra le squadre favorite, il suo primo pensiero è proprio per questi 4 lustri di fedele militanza e per le persone che ne hanno fatto parte da protagonisti, come Guido Pasquini.  «Cosa posso dire di Guido? - esordisce Drocker - la cosa bella di lui è che è come lo vedi, trasparente, dice quello che pensa. Si era creata una sorta di famiglia e questo è stato possibile perché il rapporto tra tutti era diretto. Lui, e ci metto anche Umberto Vangelisti oltre a me, siamo persone permalose ma schiette e siamo sempre stati uniti dall'obiettivo comune di fare bene».  Ora il futuro si chiama ArcAnthea, con nuovi proprietari e nuova dirigenza, cosa è cambiato all'interno dell'ambiente?  «Chiaramente c'è stata un'inversione di rotta in fatto di disponibilità economica, e la qualità della squadra lo dimostra. Si sono però mantenute delle chiavi importanti, come la conferma di persone professionali che da anni sono qui, come Umberto, il preparatore Cortopassi e lo staff medico, che sono un valore aggiunto indiscutibile».  L'entusiasmo di Susanna e Auricchio ha portato con sé rinnovate ambizioni; come si vive questo clima di aspettative, inedite da queste parti?  «Si gioca con una tensione diversa, per me a livello mentale è molto meglio, più rilassante. Se ci si pensa bene un conto è andare in lunetta con l'enorme pressione di non retrocedere, un altro conto è tirare per avanzare un turno di playoff, la tensione è completamente differente, più positiva».  La squadra è completamente ricostruita, a partire dall'allenatore, com'è il rapporto con Russo e quali dei nuovi compagni l'ha sorpresa?  «Non conoscevo Roberto quindi non sapevo cosa aspettarmi, è una persona di qualità che lavora bene, c'è un ottimo rapporto tra noi. Tra i nuovi direi Zivic, triestino come me, perché nonostante la carriera che ha fatto ha l'entusiasmo dello juniores al primo allenamento con la prima squadra, si vede che ha proprio il gusto per il gioco».  E Gian Paolo Drocker cosa farà da grande, una volta che avrà deciso di appendere le scarpette al chiodo pensa comunque di rimanere nell'ambiente cestistico?  «In realtà, già quest'anno non mi aspettavo di far parte della squadra, avrei senz'altro capito se avessero scelto un giovane che poteva dare più disponibilità rispetto a me, che lavoro e spesso sono fuori città. Quindi per me è stata quasi una sorpresa. Ad ogni modo so che sarà molto difficile staccare, bisognerebbe valutare forme e condizioni ma sarebbe strano buttare così tanti anni di passione nel cestino».

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