Il Tirreno

Lucca

Nene Diene lascia la pallacanestro

Fabrizio Tonelli
Nene Diene con la maglia di Le Mura e in Nazionale agli Europei
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Nene Diene con la maglia di Le Mura e in Nazionale agli Europei

L'enfant prodige del Basket Le Mura torna a Lecce: «Mi serve una pausa»

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 LUCCA. Nene Diene lascia la pallacanestro. Lascia il Basket Le Mura. Almeno per un momento che nemmeno lei sa quanto sarà lungo. Ieri mattina si è imbarcata sull'aereo che l'ha portata a Brindisi e da lì ha proseguito fino a Lecce, a casa sua, nella sua terra, dov'è è nata e cresciuta e a cui si sente legatissima.  L'enfant podrige della pallacanestro femminile, il talento ingaggiato a giugno dal Basket Le Mura dopo la rinuncia di Livorno a proseguire nell'attività cestistica ad alto livello, a Lucca è rimasta lo spazio di pochi giorni. Pochi giorni che le sono bastati per comprendere di non avere - in questo periodo - le motivazioni e lo spirito giusto per giocare a pallacanestro, per allenarsi, per stare nel gruppo, per fare quelle cose che l'hanno portata a essere una delle ragazze più promettenti del basket nazionale. E alla conquista - un anno fa - del titolo europeo under 18 con la Nazionale azzurra in Slovacchia, oltre che alla recente partecipazione, a luglio, ai mondiali under 19.  Le motivazioni appunto. Perchè le doti non mancano certamente a questa ragazza che ha compiuto 19 anni il 1º aprile e che ha una storia personale che l'ha fatta paragonare a Mario Balotelli.  Era la primavera del 1993 e una mamma senegalese aveva sistemato la bancarella di ambulante nel centro di Lecce. Faceva le treccine e vendeva articoli etnici vicino a una scuola materna. Si stava avvicinando la fine della scuola ed era il periodo delle recite. Un'insegnante dell'asilo, passando davanti la bancarella, vide quella bambina di un anno accanto alla madre e domandò alla donna se acconsentiva a fargliela prendere per farla partecipare a un saggio insieme ad altri piccoli.  E' così che la piccola Nene cominciò a frequentare la casa di quella ragazza di vent'anni che faceva l'educatrice e ben presto fu aggiunto un posto a tavola. La bambina, viste le difficoltà economiche della famiglia senegalese, venne concessa in affidamento e poi in adozione, pur senza perdere mai il legame con i genitori naturali.  Nene - senza poterlo comprendere in quel momento - aveva trovato una nuova famiglia, era diventata italiana. Un'italiana con due sorelle e tre fratelli di sangue, più i tre fratelli adottivi.  Un percorso lungo che le ha fatto incontrare il basket e l'ha portata a Livorno quando aveva 16 anni. Le occorsero due-tre mesi per ambientarsi, era stata perfino sul punto di rinunciare, poi si era integrata e a giugno, al liceo scientifico Federico Enriques, ha conseguito la maturità. In contemporanea il contatto per passare a Lucca, al Basket Le Mura, ed entrare stabilmente nel roster di A1. Seguita da due compagne-amiche, Giulia Tringale e Irene Amato.  Sembrava che tutto filasse per il verso giusto, sembrava che Nene Diene avesse trovato il suo trampolino di lancio, l'occasione per mettersi alla prova nel massimo campionato. Il mondiale in Cile, le vacanze in Grecia. Poi il raduno al Palatagliate, martedì 23, e i primi dubbi, i tormenti, le incertezze. Nene Diene ne parla, con correttezza, con spontaneità, senza nascondersi. Lo dice a coach Diamanti, la voce è bassa, lo sguardo quasi perso. Le compagne di squadra lo vengono a sapere, cercano di convincerla a rimanere. Beba Bagnara, Mery Andrade, Gloria Favilla provano a trattenerla.  Non c'è niente da fare. Sabato mattina Nene Diene esce con due valigie dalla casa di Sant'Anna, che divide con Amato e Tringale. Va a Livorno, dove ha dei parenti. Il weekend non fa cambiare idea alla Balotelli del basket. Ieri mattina il messaggino finale: «Mi dispiace, scusatemi, prendo l'aereo per tornare a casa».  Una volta a Lecce affida a Facebook la sua liberazione: «E non ci penso più», scrive.  Poi risponde alla telefonata del cronista del Tirreno: «E' una scelta dettata da motivazioni strettamente personali - dice Nene - non c'entra niente con la squadra e con la città. Ho bisogno di prendermi una pausa di riflessione, poi vedremo. Posso solo dire che mi dispiace per come è andata, in un altro momento sarebbe stato tutto diverso. Cosa farò? Mi iscriverò all'Università, a farmacia».  In bocca al lupo, Nene. Il canestro ti aspetta.

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