Sicurezza
Lazzini, l'occasione della vita
Luca Tronchetti
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Giacomo Lazzini il trainer del Lucca Fc (vip) L'aspirazione del mister: «Lucchese promossa, io ammesso a Coverciano»
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LUCCA. Pierotti, Cisco, Nobile come Sarti, Burgnich, Facchetti o Zoff, Gentile, Cabrini. Una formazione da recitare a memoria come una specie di preghiera laica che ti prende da bambino e ti lascia alla fine dei tuoi giorni. Giacomo Lazzini aveva 9 anni quando nel 1978 i suoi «eroi» della domenica indossavano la maglia rossonera ed erano a un passo dal grande sogno della serie B. Lui il 12 marzo di quell'anno non era a Ferrara ad incitarli nella partita della vita condizionata dalle infelici decisioni di un arbitro in carriera (D'Elia). Troppo piccolo per quel viaggio. Ma ogni domenica con il papà - ex portiere della Carrarese degli anni Sessanta - era al Porta Elisa per vedere la Lucchese. Voleva fare il calciatore, sperava un giorno d'indossare quella maglia, di vivere quelle emozioni. Sono passati 33 anni e quel sogno cullato da bambino si è avverato. Non più a dettare i tempi sul rettangolo verde come avrebbe voluto da adolescente, ma a disegnare schemi e a inventare strategie e alchimie tattiche dalla panchina. Il Football Club Lucca 2011 - proiezione della futura Lucchese - si affida a lui per risalire la china, per risollevare il capo dopo il nuovo doloroso crac che ha cancellato ancora una volta dal professionismo la vecchia Pantera. Passione, impegno, senso di responsabilità e spirito di sacrificio sono il suo brodo primordiale e il suo Fc Lucca 2011 rispecchierà le qualità che lo contraddistinguono e che hanno spinto il direttore dell'area tecnica Bruno Russo a sceglierlo senza indugio per la ripartenza rossonera. LA TELEFONATA. Erano le 3 del pomeriggio di sabato 6 agosto quando il suo cellulare squilla. Dall'altro capo del telefono c'è Bruno Russo, responsabile dell'area tecnica della neonata Lucchese. «Lo conoscevo da tempo. Prima, da calciatore, quando nella stagione 1989-90 i rossoneri conquistarono la B e la Carrarese in cui militavo conquistò un ottimo sesto posto. Tra l'altro allo stadio dei Marmi un suo gol allo scadere ci impedì di ottenere un successo di prestigio contro la squadra di Orrico. Qualche anno fa lo avevo rivisto in occasione del torneo di Viareggio quando con la Primavera del Vicenza venne a fare una partitella a Castelfranco di Sotto dove io avevo iniziato ad allenare». Appuntamento a Porcari, dove il tecnico ha vissuto con i genitori e un fratello (ex calciatore della Cerretese) dall'età di sei mesi (è nato a Carrara, ma subito dopo il padre è andato a lavorare nella Piana). «Tre ore dopo la telefonata ci siamo incontrati - prosegue Lazzini - e l'accordo è arrivato in meno di mezz'ora. È stato un colpo di fulmine: di colpo coronavo il sogno di indossare i colori rossoneri. Il modo migliore per ripartire dopo l'esonero immeritato con la Sarzanese nella scorsa stagione. Perchè Russo mi ha scelto? Al di là della conoscenza della categoria e dei miei trascorsi (due campionati vinti con il Rosignano Sei Rose) credo che abbiano "pesato" le buone parole spese da amici comuni come Silvio Baldini e Lele Baraldi (compagno di squadra a Carrara)». TRAMPOLINO DI LANCIO. Il calcio per lui è un lavoro. Sino a quattro anni fa Lazzini lavorava come rappresentante di una ditta di insegne luminose e cartellonistica con sede a Porcari. Poi la decisione di «provare» a fare l'allenatore. «Credo di averne le caratteristiche. - dice senza vanagloria - Ho vinto due campionati ottenendo un bel piazzamento in D (settimo posto) ed espugnando con il Rosignano anche all'Arena Garibaldi. Purtroppo, nonostante 10 anni di professionismo come calciatore (frenato da un intervento chirurgico alla tiroide che lo costrinse ad uscire da giro con largo anticipo), mi mancano dei punti per poter essere ammesso al corso per il patentino di Seconda Categoria (quello che consente di allenare sino in Lega Pro). Oggi poi non conta vincere i campionati, ma anche per fare il tecnico servono gli sponsor. Siamo diventati come certi piloti di Formula Uno che hanno alle spalle le multinazionali. Il più bel regalo del 2012? Lucchese promossa e io finalmente ammesso a Coverciano». GIOCATORI E SCHEMI Il Lucca Fc partirà con il classico 4-4-2 per poi passare al 4-2-3-1 o al 4-3-3. Ma Lazzini ai numeri e ai moduli crede poco. «Nel calcio moderno tutti debbono partecipare al gioco: gli attaccanti debbono difendere quando la squadra subisce e i difensori salire e dar man forte agli avanti in fase offensiva e di possesso palla. In ogni categoria è necessario curar bene entrambi le fasi cercando di non commettere errori. Poi se possiedi giocatori di qualità, capaci di inventarti un gol su calcio da fermo o su conclusione da fuori, puoi aspirare a un campionato di vertice. La Lucchese? In 15 giorni Russo ha allestito una squadra competitiva che ora dovrà calarsi nella realtà della categoria. Perchè l'agonismo sarà esasperato e il nome Lucca moltiplicherà le forze agli avversari. In Eccellenza la spada è una prerogativa essenziale, ma senza il fioretto non vai da nessuna parte».
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