Il Tirreno

Lucca

Il figlio dell’ex presidente abbandona il progetto: addio alla serie D, poche speranze anche per l’Eccellenza

Maestrelli rinuncia alla Lucchese

Luca Tronchetti
Nella foto grande Maestrelli sotto il sindaco di Capannori e quello di Lucca nell’assemblea svoltasi ieri sera nell’auditorium accanto al palazzo comunale (vip)
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Nella foto grande Maestrelli sotto il sindaco di Capannori e quello di Lucca nell’assemblea svoltasi ieri sera nell’auditorium accanto al palazzo comunale (vip)

«Quote troppo frastagliate, serviva l'impegno di un paio di famiglie importanti»

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 LUCCA. Adesso è proprio finita. Niente serie D in soprannumero e forse nemmeno la possibilità d'iscriversi all'Eccellenza. Riccardo Maestrelli ieri sera ha abbandonato il progetto. Raggiunto telefonicamente in vacanza alle 19,15 getta la spugna: «Non ci sono le condizioni per andare avanti».  La voce tradisce l'emozione, ma i concetti sono chiari e non ammettono repliche: «Lo dico con sommo dispiacere. - sostiene al telefono Riccardo Maestrelli - Non vediamo le condizioni per dare una mano e creare una società solida e stabile. Chiedevamo che al progetto aderissero un parte un paio d'imprenditori e di famiglie importanti. Invece il nostro Bruno Russo nonostante un impegno e un'abnegazione feroci non è riuscito a portare dalla nostra parte gruppi solidi che pure a Lucca ci sono. Voglio ringraziare con il cuore tutti quei piccoli imprenditori che hanno aderito con entusiasmo. Ma quote troppo frastagliate, percentuali inferiori al 10% non ci consentono di poter stilare un programma credibile e a lunga scadenza. L'augurio è che queste risorse convogliate nell'intento nobile di restituire una squadra di calcio a Lucca non vadano disperse e che Bruno Russo, un vero innamorato della Lucchese, possa portare avanti un programma anche di minima per ricominciare a far calcio partendo dai giovani locali». Un addio alla Lucchese e al calcio della famiglia Maestrelli?: «Se nonostante il nostro disimpegno se qualcosa sorgerà anche dal progetto del sindaco di Capannori ne riparlermo l'estate prossima. Ma adesso non ci sono davvero le condizioni». Game over.  AMARA VERITA'  L'amara verità e che se entro martedì alle 19 non si trovano imprenditori (gruppi, società, appassionati) disposti a tirar fuori almeno 100mila euro per l'iscrizione in soprannumero in Eccellenza (ne servono poi 2-300mila per costruire una squadra in grado, non di vincere, ma di lottare per i primi posti) la Lucchese resta ferma un anno. E la stagione successiva - com'è accaduto per il Legnano (ultimo campionato in A nel 1954) - anche in caso di rifondazione del club rossonero la Figc iscriverebbe la nuova società al massimo, per meriti sportivi legati alla vecchia e defunta As Lucchese Libertas 1905 (ultima volta in A nel 1952), in Prima Categoria. Esattamente come è capitato quest'anno ai lilla. In una parola: la morte definitiva del calcio a Lucca. A quel punto rimane una sola strada. E si realizza l'idea espressa, dichiarazioni alla mano, dal sindaco Mauro Favilla al termine dell'avventura della Lucchese di Valentini e Giuliani culminata con la mancata iscrizione alla Lega Pro: via libera alla Fortis Lucchese, prima squadra cittadina già iscritta all'Eccellenza. La soluzione più semplice e a portata di mano, ma difficile da digerire per una tifoseria ormai sempre più depressa e arrabbiata.  MISTERO DELLA LETTERA  Tra l'altro dalla Figc si sostiene che tra giovedì 21 e venerdì 22 luglio sarebbero state inviate alle amministrazioni comunali di tutte e 15 le formazioni escluse dai campionati professionistici (dalla Salernita al Gela, dalla Sangiovannese al Crociati Noceto) i moduli dove erano indicati modi e tempi per l'iscrizione in D o in Eccellenza in soprannumero. Per tutti i costituendi club la data era unica: martedì 2 agosto alle 19. Quel termine non era riferito alla manifestazione d'interesse del sindaco o della giunta comunale. Ma all'espletamento completo della procedura: versamento di 350 (per la D) e poco più di 120 (tasse comprese) per l'Eccellenza, progetto sportivo, piano triennale, nuova affiliazione alla Figc, stadio comunale a disposizione del neonato club. Se la notizia corrispondesse al vero è lecito chiedersi perchè l'amministrazione comunale - sindaco in testa (già, ma era in vacanza in Sardegna) - non si è già attivata in quella data e non ha comunicato, in modo chiaro e trasparente, con i tifosi e gli addetti ai lavori la reale situazione al di là del tentativo, poi non andato in porto, d'ingresso nella costituenda società della famiglia Maestrelli. A Salerno sapevano benissimo scadenze e requisiti e il sindaco De Luca era al tavolo di lavoro per cercare di risollevare la società campana. Soltanto ieri, dopo che Bruno Russo aveva trovato sponsor e soci capaci di acquisire circa il 40% delle quote (l'altro 60% l'avrebbe messo Maestrelli con Bacci), l'assessore allo sport, Lido Moschini, ha telefonato allo studio Grassani per avere notizie sulle modalità e sui tempi d'iscrizione in soprannumero alla D. Evidentemente non sapeva della missiva spedita tra il 21 e il 22 dalla Figc a tutte le amministrazioni delle società estromesse dalla Lega Pro per mancanza di requisiti.

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