Il dolore
Linteressamento del figlio dellex presidente alla rinascita di una nuova società riaccende la fantasia dei tifosi
La Lucchese nel nome dei Maestrelli
Luca Tronchetti
Bruno Russo è al lavoro per sondare le amministrazioni e l'imprenditoria locale
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LUCCA. La famiglia Maestrelli vorrebbe tornare a far calcio a Lucca. È una «bomba» che scuote un ambiente «depresso» per il nuovo addio al professionismo tre anni dopo il crac Hadj e dopo una sola stagione nell'ex C1. Parte l'operazione «speranza» dopo un pranzo in Versilia a cui partecipano Egiziano Maestrelli con il figlio Riccardo (è interessato a rinverdire le gesta paterne), Pino Vitale e Bruno Russo (in foto). Il concetto è semplice e chiaro. Ricostruire la società dalle fondamenta con la famiglia Maestrelli che rileverebbe il 60% del costituendo club a patto però che il rimanente 40% oppure il 36% (il 4% potrebbe andare anche alla tifoseria organizzata come accade nei club spagnoli) venga suddiviso in quote di cui si facciano carico imprenditori lucchesi. Altrimenti l'operazione va a farsi benedire. Garante dell'iniziativa l'attuale dg dell'Empoli, Pino Vitale, amico della famiglia Maestrelli e che per 15 anni fu il ds della Lucchese che tutti ricordano con affetto e nostalgia. È Vitale che ha dato il via libera a Bruno Russo - secondo giocatore di tutti i tempi per numero di presenze con la maglia della Lucchese e suo uomo di fiducia - che è già a lavoro con entusiasmo per sondare gli imprenditori della Lucchesia. In agenda una mole impressionante di appuntamenti: dagli amministratori dei comuni di Lucca, Porcari, Capannori, Altopascio, all'Assoindustria, al settore cartario e cartotecnico. Da lunedì e per tutta la settimana la «Ruspa» macinerà chilometri come faceva in campo per stringere accordi fondamentali per la riuscita dell'«operazione speranza». «Confermo l'interesse della famiglia Maestrelli di cui sono amico e socio in alcuni affari e nutro un sentimento di affetto e profonda stima. - dice Pino Vitale rintracciato al telefono - Io sarò soltanto un consulente esterno, mentre all'interno opererà Bruno Russo che ha la nostra totale fiducia. Intendiamoci: il progetto è a medio-lungo termine e deve coinvolgere l'imprenditoria lucchese altrimenti non se ne parla proprio». Nessuna possibilità di rilevare la moribonda As Lucchese Libertas 1905 che verrà lasciata al suo destino: messa in liquidazione e poi fallimento in attesa, terminate le procedure concorsuali, di riprendere il nome e il marchio storico all'asta dalla curatela. A meno che la Nice non tiri fuori per iscriverla alla D oltre 500mila euro (300 più 230 di stipendi arretrati ai calciatori, mentre non sono dovuti i contributi) senza considerare il mutuo in scadenza sui terreni a San Donato. A questo punto serve un risveglio, un'impennata d'orgoglio del mondo imprenditoriale lucchese. Non rispondere all'appello della famiglia Maestrelli sarebbe davvero imperdonabile e il calcio a Lucca finirebbe per sempre. Una cosa è certa: l'Eccellenza i tifosi non la vogliono. Sarebbe il punto più basso in assoluto in 106 anni di storia. Anche perchè la riforma della Lega Pro è prevista tra due stagioni e vincere due campionati di fila per tornare nella vecchia serie C a tre gironi è impresa titanica. Meglio trascorrere due stagioni in D e programmare bene il ritorno nei professionisti. Se il progetto Maestrelli-Vitale-Russo andrà in porto non sono da escludere due-tre ritorni che andrebbeo a colmare tasselli mancanti: Gianfranco Luporini, responsabile del settore giovanile, Antonio Magli, segretario, e Alvaro Vannucchi, massaggiatore. Ricordiamo, per i più giovani, che Egiziano Maestrelli, 69 anni, già titolare Superal e oggi titolare della Galandi (società del settore ortofrutticolo), ricoprì la carica di presidente dal 1985 al 1999 ottenendo due promozioni (dalla C2 alla B, categoria in cui il club rimase 9 anni consecutivi) e una Coppa italia di C (1989-90). Maestrelli dopo l'acquisto dell'ex Banca d'Italia nel centro storico ha acquistato alberghi tra cui il Principe di Piemonte a Viareggio.
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