Il Tirreno

Lucca

La Lucchese è appesa a un filo

Luca Tronchetti

Giuliani: «Se la Nice paga, io verso il mio 20% altrimenti è finita»

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 LUCCA. L'iter da seguire è chiaro. Giovedì deve arrivare in Lega la richiesta di partecipazione al prossimo campionato di Prima Divisione con accluso l'assegno circolare di 32mila euro, la famosa tassa d'iscrizione. Denaro a garanzia, una sorta di caparra, non restituito in caso di mancata iscrizione. Il termine è perentorio e senza quel primo passo la Lucchese è già fuori dal professionismo. Anche se un giorno dopo i nuovi proprietari trovano il milione di euro che serve per pagare stipendi e contributi arretrati e garantire la fideiussione. Per la Nice sarà una lotta contro il tempo.  Ieri nel suo ufficio di viale Giusti l'ex patron Giuliano Giuliani - che pure sta battendo l'ultima pista possibile (un imprenditore lombardo) con la speranza ormai ridotta al lumicino - ha voluto fare un resoconto degli accadimenti di questo terribile giugno per ribadire due concetti essenziali: lui da solo non può salvare la Lucchese, ma continuare a versare il 20% perchè «ho una responsabilità di fronte ai miei dipendenti: non posso anteporre loro alla Lucchese» e che - volendo - sin dal 14 giugno la Nice srl avrebbe potuto effettuare i pagamenti di stipendi e contributi evitando, per ora, gli altri due punti di penalizzazione.  OCCHIO ALLE DATE  «Venerdì 4 ricevo personalmente da Marco Valentini il preliminare di vendita dell'80% delle quote alla Nice. - sostiene l'ex presidente dimissionario dal gennaio scorso - Il 10 alle 18.30 invio un fax di rinuncia al mio diritto di prelazione sulle quote. Il 14 viene stipulato il contratto tra Valore e Nice da un notaio di Albenga. Mi accorgo subito che ci sono differenze notevoli tra il preliminare e il definitivo. Ma invio ugualmente l'atto di rinuncia al diritto di prelazione. Il 17 giugno l'organo di controllo (i sindaci revisori) in autotutela invia alle parti (Valore, Nice e Cipriano) una raccomandata avente per oggetto il trasferimento delle quote di partecipazione: per il collegio sindacale quel contratto è inefficace per quanto riguarda il prezzo di cessione e le garanzie prestate. Sabato 18 vado in sede vedo Bulleri e scopro che la raccomandata è arrivata. Lunedì 20 m'incontro con l'amministratore unico e con l'avvocato Gianfranceschi mi parlano di qualche difficoltà con le banche, ma della raccomandata neanche un accenno. Il giorno dopo c'è da pagare la scadenza del mutuo sui terreni di San Donato (due rate arretrate per circa 450mila euro). La Nice non muove un dito (eppure nel contratto c'è scritto espressamente che l'immobiliare genovese si sarebbe impegnata a surrogare Valore in tutto e per tutto, ndr). Fanno il giro delle banche con quei titoli a garanzia che non li vuole nessuno e passano anche dalla Cassa di Risparmio dov'è acceso il mutuo. A fine mattinata mi chiama un funzionario della banca che mi fa capire chiaramente che quei genovesi non hanno soldi e non possono trasformare l'acqua in vino (riferito ai titoli, ndr). Mi sono attaccato al telefono e ho trattato Marco Valentini come un pellaio. Io a breve dovrò far fronte alla mia parte (300mila euro), la Valore o la Nice non lo so».  ASSEMBLEA DEI SOCI  Da cinque mesi - da quando ha capito che Valentini lo prendeva in giro - Giuliano Giuliani diserta l'assemblea dei soci. «E neanche stavolta vado a farmi prendere in giro. Se la Nice ha i soldi per andare avanti lo faccia. Sono loro (forse?) i nuovi padroni della Lucchese con l'80% delle quote. Io in tre anni ho rimesso un milione, adesso tocca a loro pagare». «Giulianone» non s'arrende, ma sa che il destino della Lucchese è appeso a un filo: «Dal 22 (giorno del comunicato della cordata genovese che annunciava il suo abbandono, poi rientrato, ndr) sono andato a Roma un paio di volte cercando di riallacciare i contatti. Ma è dura: dopo l'arresto di Valentini nessuno vuol più avvicinarsi».

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