Il dolore
Nene, la Balotelli del basket
Fabrizio Tonelli
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Nene Diene, 19 anni, con la medaglia doro vinta agli Europei «Felicissima di venire a Lucca, realizzo un mio sogno»
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LUCCA. L'hanno definita la Balotelli del basket, ma lei non è troppo convinta di questo paragone. Come l'attaccante del City è di colore, è nata in Italia ed è stata adottata. Ma le affinità si fermano qui. Nene Diede, classe 1982, genitori senegalesi, la testa sulle spalle ha già dimostrato in più occasioni di averla. E' nata a Lecce, ha cominciato a giocare a pallacanestro a Livorno e ora si appresta a trasferirsi a Lucca, per disputare la sua prima stagione in A1 con la maglia del Basket Le Mura. Un'altra avventura per l'enfant prodige, per un talento del basket femminile nazionale. Una ragazza che con l'under 18 azzurra ha già vinto i campionati europei un anno fa in Slovacchia e che adesso si appresta a disputare i mondiali under 19, che si terranno dal 21 al 31 luglio in Cile. Prima però ha un altro impegno da concludere: l'esame di maturità al liceo scientifico Enriques di Livorno: lunedì la terza prova scritta, poi l'orale. Diploma in mano è decisa a iscriversi alla facoltà di farmacia dell'Università di Pisa: continuerà a studiare e a giocare, perchè è importante costruirsi un futuro al di fuori del parquet. «Ancora non ho firmato il contratto - racconta Nene Diene sul filo del telefono - ma sono felicissima di venire a Lucca, di poter disputare il campionato di A1. Era uno dei miei sogni. Proprio ieri ho parlato con il coach Mirco Diamanti, che avevo conosciuto quando allenava la Nazionale: ho avuto occasione di fare qualche raduno con lui. So che sta molto attento al peso, ma io sono a posto». A Lucca - se tutto andrà per il verso giusto - Nene Diene ritroverà due giocatrici che già conosce e che potranno aiutarla tantissimo non solo per l'inserimento nel gruppo ma anche nell'approccio al massimo campionato. Si tratta di Benedetta Bagnara e Courtney Willis, che hanno vestito la maglia di Livorno. Città dove Nene Diene è arrivata a 16 anni, lasciando Lecce. Una scelta non facile ma inevitabile - come ha avuto modo di raccontare la giovane ala - perchè in Puglia non esiste una società femminile di alto livello. «Dpo due-tre mesi di tristezza mi sono ambientata - ha detto - perché in fondo il carattere dei livornesi non è troppo diverso, la gente mi sembra quella di casa mia». In questi anni è cresciuta, si è fatta largo con qualche assaggio di A1 in prima squadra e trascinando le compagne della serie B regionale alla promozione in B d'Eccellenza, la categoria da cui Livorno aveva deciso di ripartire dopo l'amara retrocessione in A2. Poi quest'anno un'altra stagione da protagonista, fino ai playoff. Viene descritta come una ragazza serena, decisa e spigliata. Della sua storia familiare ha sempre parlato volentieri: «Ho due sorelle e tre fratelli di sangue, più i tre fratelli adottivi. Mamma vive ancora a Lecce, mio padre invece a Bolzano. La religione? Cattolica. In Senegal ci sono andata solo una volta da piccolina, per il battesimo, e il wolof, la lingua più parlata nel paese dei miei genitori, neanche lo conosco».
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