Il dolore
Lucchese, dieci giorni decisivi
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Giovanni Valentini e Giuliano Giuliani: passa da loro il futuro della Lucchese Giuliani cerca nuovi soci affidabili, Valentini vuol cedere in fretta le quote
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LUCCA. Dieci giorni decisivi per la Lucchese. Giuliano Giuliani vuol trovare nuovi soci per portare avanti il progetto sportivo e lavorare in prospettiva futura sulla di ristrutturazione del Porta Elisa. L'architetto Giovanni Valentini vuol invece trovare l'acquirente giusto per cedere le sue quote (80%) e uscire definitivamente di scena tenendosi come buonuscita le scritture private legate al progetto stadio e all'utilizzazione dei terreni di San Donato. Denaro da introitare nel caso in cui si arrivi a una o ad entrambe le soluzioni. Mentre Giuliani vuol conoscere chi avrà accanto nei prossimi anni, Valentini è più orientato ad ottenere quanto pattuito. Tenendo ben presente però che il socio di minoranza eserciterà il suo diritto di prelazione nei 30 giorni stabiliti dalla legge. Ecco perchè la Valore tuttosommato sarebbe stata propensa - soldi alla mano - a cedere il suo 80% alla cordata romana che aveva come capofila Paolo Di Stanislao, coinvolto nel fallimento del SS Lanciano, o a quella genovese che aveva come capofila Luigi Gallo, arrestato nel 2005 per le fidejussioni false al Torino Calcio dell'allora patron Cimminelli. Una posizione diametralmente opposta a quella dell'ex presidente Giuliano Giuliani che vuole accanto a sè imprenditori senza scheletri negli armadi e di provata consistenza e solidità economica. La messa in liquidazione dell'As Lucchese Libertas? Non conviene a nessuno. Meno di tutti all'architetto Valentini che sa benissimo che senza l'iscrizione del club rossonero alla Prima Divisione perderebbe per sempre i 320mila euro di fidejussione che potrebbe invece escutere un mese dopo l'okay della Co.Vi.Soc. alla Lucchese. Non solo. La Pantera vanta oggi crediti in Lega già certificati e maturati per 450mila euro. Denaro che in caso di mancata iscrizione finirebbe nelle casse di Lega Pro e verrebbe redistribuito ai calciatori che vantano crediti (mancato pagamento degli stipendi) dalle loro società d'appartenenza non iscritte ai tornei professionistici. Conviene a qualcuno gettar via il bambino con l'acqua sporca quando in tutto i debiti (giocatori, fornitori, erario) ammontano a poco più di un milione? La speranza dei tifosi è rivolta verso i nomi lucchesi che rimbalzano in queste ore: da Lumini a Lazzareschi, da Stefani a Del Debbio. Sarebbero «manna dal cielo» e darebbero ampie e assolute garanzie anche per il futuro. Il modello Lumezzane - tanti imprenditori locali che si suddividono le quote e sostengono attraverso sponsorizzazioni, versamenti una tantum o sovvenzioni la squadra - piace ai tifosi (c'è chi rilancia l'idea di un contributo da parte dell'azionariato popolare, ndr) ed è l'unico possibile per dare un futuro stabile alla Lucchese a prescindere dalla categoria. E poco importa se ad inizio stagione la squadra sarà formata in prevalenza da giovani di belle speranze per abbassare i costi e avere, in prospettiva, dei ricavi. Se poi, accanto a lucchesi, spuntasse qualche imprenditore - italiano o straniero - serio e affidabile tanto di guadagnato. Ma nel consiglio d'amministrazione non si può prescindere dalla presenza di imprenditori locali. Nel calcio di oggi - specie in terza serie dove non c'è un euro - occorre tenere gli occhi ben aperti perchè di Hadj in giro ce ne sono molti e alcuni più insidiosi del siro-armeno. L.T.
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