La manifestazione
Ghiandi, la serie A persa per un esonero
Michele Citarella
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Rodrigo Ghiandi in maglia viola «Cacciarono Pesaola e arrivò Pugliese che non credeva nei giovani»
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LUCCA. Oggi vive a Tassignano, nel comune di Capannori, ma conserva anche vivi i ricordi dei suoi trascorsi in serie A, nel massimo campionato. Era la stagione 1970- '71 e il calcio era profondamente diverso da quello di oggi. Più tecnica e meno corsa, più fantasia e meno tatticismo, più passione e attaccamento alla maglia e meno procuratori che decidono le sorti degli atleti molto spesso per meri interessi economici. Rodrigo Ghiandi, classe 1951, originario della provincia di Napoli, ha un fisico ancora snello e aiutante che si accosta facilmente ad una persona che ha fatto attività sportiva ad importanti livelli. Sfoglia un album ricco di foto e di articoli di giornali, in cui è lui il protagonista. Riviste fiorentine, o addirittura famose testate giornalistiche nazionali parlano di lui, all'epoca diciannovenne, come una promessa del vivaio della Fiorentina con grande futuro davanti a sé. La sua prima presenza in A è avvenuta in uno stadio e contro un avversario non certo qualunque. «Ho esordito in A a San Siro - racconta - contro l'Inter, dopo anni di settore giovanile viola e di tante presenze in Nazionale Juniores. La Fiorentina era allenata da Bruno Pesaola che mi schierò a centrocampo, avevo la marcatura di Mario Bertini». Come andò l'esordio nella massima categoria? «Malissimo. Venni espulso senza motivo dall'arbitro Sbardella per un fallo non commesso. Era il 40' del primo tempo e il vero "colpevole" del fallo fu il mio compagno e terzino Giancarlo Galdiolo. Le uniche colpe che avevo erano quella di essere vicino al punto del campo dove avvenne il fallo e biondo come Gladiolo». Facile immaginare la sua delusione. «Un dirigente viola, a fine gara mi disse che l'arbitro aveva riconosciuto l'errore e si scusava. Sbardella fu onesto, tanto che non venni squalificato nemmeno per una giornata». Pesaola la confermò titolare? «Sì, scesi di nuovo in campo contro un'altra big, la Juventus. La Fiorentina attraversava un periodo di crisi e la sconfitta interna contro i bianconeri per 2- 1 portò all'esonero di Pesaola e quella decisione ebbe ripercussioni negative anche sulla mia carriera». Cosa accadde? «A Firenze arrivò Oronzo Pugliese, un allenatore rimasto nella storia, ma che in quel momento non credeva nei giovani, non venni nemmeno più convocato e non mi prese mai in considerazione». Ha avuto poi altre occasioni per giocare in Serie A? «Dopo la stagione 1970-1971, partii militare per Sorrento. Solitamente i calciatori professionisti svolgono il servizio di leva in reparti dove viene fatta la parte atletica e dove c'è la possibilità di allenarsi. Per un disguido "burocratico", fui l'unico calciatore di serie A che ha fatto il militare in reparti non "sportivi". Fu un anno difficile; andai in C nel Sorrento solo a torneo in corso; non era facile allenarsi con continuità e il rendimento fu altalenante. Dopo la leva, le mie opportunità di tornare in A finirono; ho proseguito in C con il Viareggio, poi con le maglie di Empoli, Rondinella e Pontedera, fino a 27 anni, quando ho smesso di giocare da professionista proseguendo come dilettante». Nel suo album ci sono foto che la ritraggono con la maglia della nazionale. Che esperienza è stata in azzurro? «Ho giocato tanto nella nazionale juniores ma anche negli anni delle giovanili non ho avuto fortuna: dovevamo partire a Cannes per un prestigioso torneo internazionale. Mi ruppi il braccio e rimasi fermo tre mesi, perdendo una buona occasione per mettermi in mostra». Chi è adesso Rodrigo Ghiandi? «Dopo aver chiuso col calcio professionistico, ho conseguito il diploma di geometra ed ora faccio il rappresentante per una casa editrice. Sono felice con la mia famiglia e sono ancora in contatto con il calcio seguendo mio figlio Dario, difensore di 26 anni che adesso gioca in serie D ad Acqui Terme dopo aver fatto la trafila nel settore giovanile della Lucchese. Non ho particolari rimpianti anche se...». Prosegua Ghiandi, poteva giocare di più in serie A? «Se in quel campionato 1970-'71 non avessimo perso di misura contro la Juve e Pesaola fosse rimasto ancora il mio allenatore chissà, la mia carriera avrebbe potuto svilupparsi diversamente».
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