Il dolore
Continua a giocare anche dopo un grave infortunio sul lavoro
Marianetti, leader a 41 anni
Michele Citarella
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Stefano Marianetti 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Calpesta campi di calcio da più di trenta anni, ma la voglia è sempre quella di un ragazzino, intatta rispetto agli anni in cui ha fatto la Promozione a Ponte a Moriano negli anni Ottanta. La sua carriera è proseguita al Mario Micheli, Ghivizzano, Bagni di Lucca,Fornaci, Aquila e ora all'Acquacalda S. Pietro a Vico, tra successi, salvezze, infortuni e diverse soddisfazioni. A 41 anni, Stefano Marianetti è il veterano tra i calciatori lucchesi. Come si arriva a questa età ancora in forma? «Serve uno stile di vita corretto, voglia di allenarsi ancora con costanza, ma anche la fortuna di non incappare in gravi infortuni muscolari. Alla base di tutto ci devono essere gli stimoli». Nella sua squadra ci sono in rosa giocatori nati nel '93, le fa effetto? «Io nel 1993 giocavo già in Promozione. E' stimolante stare dietro a questi giovani e tenere il loro passo. Nel 1993 mi sono sposato e questi potrebbero essere miei figli». Ha ripreso a giocare a calcio anche dopo un infortunio sul lavoro. «Nel giugno 2010, mentre stavo lavorando, è scoppiato un tubo del gas ad un passo da me. Lo scoppio ha causato diverse ustioni in tutto il corpo, soprattutto alle gambe. Per quattro mesi sono stato fermo da ogni attività fisica e lavorativa». E dopo questo infortunio a quaranta anni ha ancora voglia di giocare in Seconda categoria? «Sì, mi sono curato e il voler tornare a giocare a calcio è stato stimolo ulteriore per guarire quanto prima». Durante questi anni, quali le principali soddisfazioni? «Con l'Aquila S. Anna vincemmo uno spareggio a Borgo a Mozzano per andare ai playoff nel 2008; fu una stagione straordinaria. Con il San Pietro a Vico ho segnato la mia unica doppietta in carriera contro il Barga; due reti che sono valse la salvezza in Prima». Cosa farà il prossimo anno? «Brutte figure non le farò; se vedo che il fisico regge, continuerò».
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