Sicurezza
Romani scopre i playoff a Domodossola
Alessandro Petrini
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Maurizio Romani Il coach garfagnino protagonista dell'ottima stagione del Rosmini
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DOMODOSSOLA. Forse è vero che nessuno è profeta in patria ma a dirla tutta Maurizio Romani aveva fatto bene anche a Lucca. Tanti anni di gavetta nelle giovanili di Cefa, Junior, Pallacanestro Lucca e Libertas prima della chiamata alla Virtus Siena e poi dell'esordio in B dilettantistica alla Pallacanestro Lucca. Ora invece sta vivendo il suo momento d'oro a Domodossola (C dilettanti), dove con tanto entusiasmo e tanta professionalità ha portato la squadra del Basket Rosmini ai playoff del girone A. La sua è una stagione in crescendo, iniziata con due vittorie nelle prime sei partite e culminata poi con le vittorie a ripetizione con le prime della classe, Cus Torino e Tortona, e poi ancora negli ultimi scontri diretti contro Mortara e Busto Arsizio. Così a due giornate dalla fine si trova al quarto posto in classifica e culla il sogno di mantenere un piazzamento che gli consentirebbe di avere lo spareggio in casa nel primo turno. «Questa è una società piccola ma di persone in gamba che non fanno mai il passo più lungo della gamba - spiega Romani -. A cercarmi è stato il presidente Bianconi che mi aveva conosciuto ai tempi di Siena e per me è stata una scommessa perché mi sono ritrovato in un'altra categoria in un girone con giocatori che non avevo mai incontrato. Il campionato è equilibrato e il livello è buono, con tanti giocatori importanti che hanno giocato da protagonisti in B e A dilettantistica. Però Domodossola è un ambiente ideale in cui lavorare, qui preparo le partite come facevo a Lucca e non siamo in tanti a farlo. In più ho un gruppo straordinario che sta facendo ottime cose nonostante il budget sia uno degli ultimi del girone». E se è difficile strappargli qualche parola sul suo futuro perché «in questo mestiere non si può azzardare niente», dal suo osservatorio distaccato parla volentieri della stagione del basket lucchese: «La Pallacanestro Lucca è una grande incompiuta - esordisce - disputa la serie B da più di 20 anni, ha passione e tante persone competenti ma ha un potenziale con il settore giovanile che per vari motivi non riesce a sfruttare. Bisogna riprendere a fare quello che si è fatto fino a pochi anni fa e che ha portato tanti giocatori del vivaio e fare i protagonisti in serie B». Poi fa i complimenti ad Altopascio: «Una società che mi ha sorpreso ma che ha operato benissimo perché ha fatto bene in C regionale e ha scelto di mantenere il nucleo storico dei giocatori. E' un ambiente sano con un allenatore bravissimo e poche pressioni dall'esterno». Infine spende una parola per il suo Cefa, la società in cui è nato: «Dopo tanti anni si è riusciti finalmente a iscrivere una squadra maschile ai campionati. E' una cosa importante perché è un punto di sbocco per tutto il settore giovanile. Ora la piazza ha tanto entusiasmo ed è importante battere il ferro finché è caldo». Più freddo invece il suo giudizio sul Cefa femminile: «È una situazione diversa perché è un prodotto d'importazione e c'è solo una giocatrice di Castelnuovo. La cosa bella però è che sta aiutando a portare persone in palestra e potrebbe essere il punto di partenza per creare un movimento rosa».
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