Proteste
Il coach voleva vedere una squadra più aggressiva e determinata
A Marchini non è piaciuto l'approccio
L.G.
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Il coach Alessio Marchini (Vip) 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Le partite dell'Arca Impresa edizione 2010/11 tendono sinistramente ad assomigliarsi, con i biancorossi che competono alla pari con ogni avversario, anche ben superiore in classifica, ma alla fine non riescono a dare la zampata finale per prendersi i 2 punti. Il match contro Legnano non ha fatto eccezione, si è vista una grande difesa - vero marchio di fabbrica della squadra - ma poca lucidità nei possessi decisivi dei momenti chiave. Da qui non può che partire l'analisi del presidente della Paolo Cattani: «I commenti sono sempre i soliti, siamo lì ma non riusciamo a vincere, evidentemente c'è un'incapacità nostra di gestire i finali con il pensiero di troppe partite perse negli ultimi minuti che subentra a complicare le cose». Senza dubbio è una sconfitta che non ci voleva e che complica i piani dell'Arca: «Per i nostri obienttivi era una partita importante -conferma Cattani- ma andiamo avanti con serenità perché la squadra è viva e ha qualcosa dentro, poi alla fine vedremo dove siamo e per cosa dovremo lottare». Sulla stessa lunghezza d'onda anche l'allenatore dei biancorossi Alessio Marchini: «Se si va agli ultimi tiri succede sempre che li mettono dentro gli altri e noi no, manchiamo di killer instinct». Quello che però non va giù al coach è stato l'approccio dei suoi al match, che si aspettava più determinato: «Dopo questo ciclo di partite dovevamo avere più fame, mi aspettavo facce più vive e aggressive e invece per caricare i ragazzi ho dovuto ruotare i quintetti, ricorrendo ai 4 piccoli, ma è mancato il colpo del ko, anche perché ci sono stati troppi alti e bassi individuali. Loro hanno qualità, sono un bel gruppo con idee chiare -chiude Marchini- ma le occasioni per vincere le abbiamo avute comunque. E' un peccato perché valeva tanto e le avversarie dietro non staranno certo a guardare, volevo evitare di arrivare a giocare certe partite con il fiato sul collo».
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