Lutto
Coach Marchini non si sottrae comunque ad una serena analisi dell'ultima trasferta lombarda: ...
Lorenzo Guerrieri
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Alessio Marchini coach di Arca Impresa (Vip) 2 MINUTI DI LETTURA
Coach Marchini non si sottrae comunque ad una serena analisi dell'ultima trasferta lombarda: «Non eravamo nelle migliori condizioni ma neppure loro, che avevano fuori Molteni e Giuliani quindi nessun alibi. In queste situazioni ciascuno deve dare qualcosa di più e noi, con maggior cattiveria e lucidità, avremmo potuto portare via la vittoria contro una squadra di qualità ma numericamente corta». Si è tanto parlato della prestazione di Mario Boni, i cui numeri parlano chiaro con 27 punti, 14 rimbalzi e 11 falli subiti, ma la chiave è stata altrove: «Il valore di Boni è evidente - ammette Marchini - ma è altrettanto evidente che sia super tutelato dagli arbitri, infatti quando abbiamo messo su la zona 1-3-1 senza dargli un marcatore diretto ha avuto più difficoltà ed ha perso ritmo. Piuttosto la differenza l'hanno fatta gli assist di Angiolini, che ha concesso ai compagni 8 punti facili che sono stati determinanti». Qui sta il grande rammarico, secono l'allenatore biancorosso: «Il fatto che un giocatore non più giovane come Angiolini abbia tenuto le redini del gioco per 38 minuti ci fa capire come avremmo dovuto essere più asfissianti, controllando ed aumentando noi il ritmo. Invece un po' per la sua esperienza e un po' per nostri demeriti gli abbiamo lasciato il pallino in mano». La gara di sabato era importante in chiave playoff ma d'ora in avanti non c'è più tempo di fare calcoli se davvero Drocker e compagni vogliono tentare l'assalto alla post season. Il grande rimpianto è aver lasciato per strada almeno 5-6 partite alla portata con sconfitte al fotofinish. «Ci vuole più cinismo - carica Marchini - non è il momento di guardare il nome degli avversari; siamo in crescita e abbiamo fiducia, se riusciamo ad essere in condizioni fisiche di fare una bella settimana di allenamenti arriveremo alla partita di sabato al meglio». Rispetto a Monza, la Sangiorgese ha meno individualità ma un collettivo più solido, in cui ognuno dei giocatori può ritagliarsi un ruolo da protagonista a seconda delle esigenze.
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