La manifestazione
Carmignani centra l'impresa
Alessandro Petrini
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Carmignani al rientro dal Sudamerica festeggiato da moglie e figlia Con la sua Honda 450 ha terminato l'attraversamento delle Ande
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LUCCA. Il viso è segnato dalla stanchezza e dai tanti chilometri in sella alla sua Honda 450. Ma gli occhi e la voce trasmettono la serenità di chi ha finalmente realizzato un sogno. Dopo 15 giorni di corsa, 13 tappe, 9.800 chilometri e due attraversamenti delle Ande, Daniele Carmignani è tornato a Lucca. A prenderlo all'aeroporto a Pisa la moglie e la bambina. Poi la festa a sorpresa preparata dagli amici. Dopo le partecipazioni sfortunate nel 1998 e nel 2006, seguite dall'annullamento dell'edizione del 2008 per l'aggravarsi della situazione politica in Africa nord-occidentale, l'obiettivo l'ha centrato in Sudamerica al terzo tentativo e anche l'ottantottesimo posto finale tra le moto per lui passa in secondo piano. «L'accoglienza del pubblico è stata travolgente - racconta - c'è un seguito paragonabile a quello che si vede in Europa per il Tour de France o il Giro d'Italia. In autostrada viaggiavamo sempre tra due ali di folla e a ogni sosta eravamo sempre assaliti per gli autografi. Tantissime persone sempre pronte a dare ristoro con l'acqua fresca, che dormivano in tenda per essere presenti alle prove speciali. Il rovescio della medaglia è invece il percorso molto più tecnico e lento rispetto all'Africa con prove speciali di 500 km che arrivano a durare anche 13 ore. Il momento più difficile è stato il secondo attraversamento delle Ande, di ritorno dal Cile verso l'Argentina. Abbiamo viaggiato per un'ora e mezzo a oltre 5mila metri e la rarefazione dell'ossigeno mi ha dato problemi durante la discesa perché venivo colto da colpi di sonno. Così sono stato costretto a fermarmi e ho scelto un cespuglio per potermi riposare».
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