Il Tirreno

Lucca

Scoramento nei giocatori dopo l’ennesimo ko

«Non facciamo gol nemmeno se giochiamo per 3 giorni»

Gabriele Giuliani e sopra i giocatori della Lucchese scoraggiati (foto Gazzetta Lucchese)
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Gabriele Giuliani e sopra i giocatori della Lucchese scoraggiati (foto Gazzetta Lucchese)

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 BARLETTA. Ha rinunciato a partecipare ai funerali di nonno Vincenzo per dare una mano alla sua Lucchese. Alessandro Marotta è partito ieri mattina da Napoli con la sua compagna. Ma il suo impegno non è servito.  «Male, molto male - dice -. Abbiamo sbagliato l'approccio nel primo tempo e poi nella ripresa non siamo riusciti a ribaltare la situazione. Adesso dobbiamo rimboccarci le maniche e tutti assieme cercare di uscire da questa situazione. Il Gubbio? Sì, mi chiamano i miei ex compagni e i tanti amici che mi sono rimasti. Ma ai tifosi dico di star tranquilli. Resterò a Lucca perchè voglio salvare questa squadra».  Ivano Baldanzeddu ha il morale sotto i tacchi: «Purtroppo si stanno restringendo le squadre in lotta per la salvezza. In 18 partite non siamo mai riusciti a ribaltare il risultato. Evidentemente ci sono problemi. Dobbiamo cercare di rimettere assieme ai cocci, guardarci in faccia e ripartire tutti assieme».  Matteo Bertoli sembra un pesce fuor d'acqua: «Non riesco a capire cosa ci sta accadendo. Soffriamo di improvvisi black out, regaliamo un tempo agli avversari e quando andiamo sotto non riusciamo mai a recuperare. Adesso rischiamo davvero di farci male se non cambiamo in fretta registro».  Damiano Biggi è disperato. La caviglia sinistra gli fa sempre male: «Al primo contrasto sento dolore. Non so più a che santo votarmi. Va a finire che mi tocca smettere di giocare. Giuro, non è una scusa. Se stessi bene giocherei dall'inizio invece scendo in campo nel finale con le infiltrazioni e non guarisco. Appena prendo una botta vedo le stelle». Capitan Luiz Carloto allarga le braccia: «Un passo e mezzo indietro rispetto alla sconfitta rimediata a Siracusa. Nella ripresa siamo migliorati, purtroppo non ci è bastato. Era un esame importante e l'abbiamo fallito. Dobbiamo guardarci tutti in faccia e farci un esame di coscienza. Da questa situazione si esce tutti assieme: calciatori, società e tifosi».  Cheikh Merai Chadi è il ritratto della delusione: «Chiudiamo il 2010 nel peggiore dei modi. A volte le squadre hanno periodi di alti e bassi. Noi invece dopo il bell'inizio di stagione non siamo riusciti più a ritrovarci. È un problema psicologico che dobbiamo risolvere con l'innesto di elementi di personalità che sappiano inserirsi nel gruppo. Non riusciamo mai a rimontare? Neanche lo scorso anno riuscivamo a farlo». Manuel Pera parla a stento: «Non segnamo nemmeno se giochiamo tre giorni di fila». L.T.

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