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Lucca

Ducato ritrova il sorriso e Diamanti spiega come conquistare la salvezza

Fabrizio Tonelli
Gloria Favilla in attacco contro Priolo (foto Vasco Favilla)
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Gloria Favilla in attacco contro Priolo (foto Vasco Favilla)

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 LUCCA. Meno istinto e più razionalità. Ritmo da tenere sotto controllo, minuti importanti anche dalle ragazze che partono dalla panchina. E' su questi capisaldi che coach Mirco Diamanti sta lavorando per assemblare una squadra che possa ottenere la salvezza nel suo primo campionato di A1. Intanto è arrivato il primo successo che - spiega l'allenatore - «ci consente di tornare a lavorare con il sorriso».  Diamanti, lei insiste molto sul tema dell'equilibrio di squadra. Come sta lavorando per raggiungerlo?  «Ogni allenatore ha la sua idea di pallacanestro ma deve adeguare la sua filosofia in base alle giocatrici che ha a disposizione. Bisogna trovare una mediazione tra le caratteristiche delle atlete e un piano di gioco. L'istinto deve essere supportato da qualità tecniche e fisiche che consentano determinate giocate, altrimenti si va fuori dall'organizzazione e si mette in crisi la squadra».  Quest'anno Ducato si muove sul parquet in maniera più lenta rispetta al passato. Per quali motivi?  «Anzitutto si deve fare i conti con avversarie di altro livello. Poi sappiamo di non avere tanti punti nelle mani e giocare a ritmi elevati, aumentando il numero dei tiri, può essere rischioso per noi. Comunque nell'ultimo periodo stiamo provando a velocizzare il gioco».  Bagnara dovrebbe essere il primo terminale offensivo di Ducato, per ora è più incisiva da 3 che da 2. Come se lo spiega?  «E' più difficile costruirsi un tiro con l'avversaria addosso, per questo la squadra deve essere brava a lavorare per mettere Bagnara nelle migliori condizioni per arrivare a concludere».  Domenica ha ruotato tutte le ragazze e ognuna ha dato il suo contributo.  «E' quello che voglio. Tutte sono state utili, in determinati momenti può servire un blocco, un tagliafuori, un fallo per non consentire un canestro facile».  Sarà una stagione di sofferenza, fino in fondo.  «Lo sapevamo. Sarà difficile per noi esprimere un basket spumeggiante e bello, poche squadre vi riescono in A1. Intanto abbiamo smentito l'assunto di essere una squadra che picchia. E abbiamo ritrovato i canestri delle play, punti importanti che sono serviti per vincere la prima partita».

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