Il Tirreno

Lucca

Indiani scommette sulla Lucchese

Luca Tronchetti
Il primo allenamento diretto da Paolo Indiani sul terreno del Porta Elisa (Vip)
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Il primo allenamento diretto da Paolo Indiani sul terreno del Porta Elisa (Vip)

La ricetta del neo mister: «Più equilibrio tra i reparti e usciremo dalla crisi»

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 LUCCA. Cinque anni fa - era il 9 ottobre 2005 - lasciava la panchina della Lucchese dopo una sconfitta interna con il Pisa vittima di una dirigenza che l'aveva sedotto e abbandonato probabilmente senza sapere nemmeno chi fosse e che tipo di calcio prediligesse. Cinque anni dopo ritorna su espressa volontà di un direttore sportivo che lo ritiene tra i più preparati della categoria.  Paolo Indiani, il nuovo allenatore della Lucchese a un punto dalla zona playout, si presenta al Porta Elisa a mezzogiorno e mezzo. L'ex impiegato del comune di Certaldo, saluta, sorride, si siede accanto a Paolo Giovannini con cui ha condiviso due promozioni consecutive con la Massese: dalla D alla C2 e dalla C2 alla C1 (2003-2004 e 2004-2005). Non ama parlar troppo perchè si sente uomo di campo più che di comunicazione. È entusiasta di essere tornato a Lucca e nella Lucchese ed è sicuro di poter trovare il bandolo della matassa e far sì che la squadra ritrovi equilibro tattico e serenità scalando posizioni in classifica. Pochi concetti, ma estremamente chiari: guiderà un organico all'altezza di un campionato senza patemi, modificherà lo schieramento tattico (si passerà, con ogni probabilità, dal 3-4-3 al 4-4-2, un assetto più prudente), utilizzerà gli under 21 come vuole la società.  A volte ritornano: «Cinque anni fa non mi era stato permesso di poter lavorare a modo mio. - dice Indiani - Mi avevano fatto la "Guerra" sin dal primo giorno imponendomi scelte e prendendo giocatori diversi da quelli che chiedevo. Era inevitabile che finisse come finì. Senza rimpianti per me e credo nemmeno per loro. Mi pare però che quel modo di fare calcio alla fine non li ha premiati. Adesso è tutto diverso. Lavorerò con Paolo Giovannini con il quale ho passato due stagioni meravigliose e vincenti a Massa. Ho fiducia in questo gruppo di giocatori che hanno stravinto in Seconda Divisione e che sono all'altezza della nuova categoria. Conosco bene Mariotti e Chadi (li ha allenati a Massa, ndr) e Baldanzeddu (suo calciatore a Foligno) e tanti altri li ho visti giocare durante questi anni. Per me non sarà un problema entrare nel gruppo. La Lucchese l'ho già vista a Cosenza e varie volte in cassetta. La Coppa Italia? Non ho intenzione di mandare in campo le riserve. A Savona giocheremo per passare il turno».  Under e psicologia: «La mia parola d'ordine è equilibrio. Occorre lavorare a livello tattico per migliorare l'assetto e dare maggiore copertura. Serve poi ritrovare convinzione nei propri mezzi e in questi casi l'aspetto psicologico diventa fondamentale. E' strano vedere una Lucchese, formata da buoni giocatori, ottenere un punto in sei partite. Sono fiducioso, sento che invertiremo la tendenza. Come colloco la Lucchese? Sicuramente a centroclassifica. I giovani? Se sono bravi giocano di sicuro. Nella mia carriera mi vanto di aver lanciato tanti ragazzi che oggi militano in categorie superiori: da Buzzegoli a Pettinari».  Mai un esonero tecnico: «Lucca è un'occasione importante per la mia carriera. Mi sento di aver ricevuto di meno di quanto meritavo. Gli esoneri? A Foligno mi hanno mandato via a 4 giornate dalle fine con la squadra praticamente salva perchè non facevo giocare i giovani che voleva il presidente, a Pisa da secondo in classifica mi hanno cacciato perchè il patron in pectore (Camilli, ndr) non mi sopportava per vicende passate. Ma non sono mai stato esonerato per motivi tecnici legati alla classifica deficitaria o alla mancanza di gioco. Se guardate la mia carriera scoprirete che, dove mi hanno dato l'opportunità di esprimermi senza mettere paletti (Crotone), ho fatto buone cose e ho lasciato ottimi ricordi. Se avessi avuto esperienze da calciatore in A o B (al massimo ha giocato in D negli anni Settanta con il Tavarnelle, ndr) avrei raccolto di più e sarei arrivato almeno tra i cadetti. Invece sono Indiani, non ho sponsor e allenare in C per me è come guidare la Nazionale».  L'ultimo pensiero è rivolto al suo predecessore: Favarin: «Leviamoci il cappello per quello che ha fatto. Purtroppo il calcio è questo: se non fai risultati ti cacciano. Ma il valore dell'allenatore rimane».

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di Redazione Pisa