Il Tirreno

Lucca

Lucchese, esonerato Favarin

Luca Tronchetti
Lucchese, esonerato Favarin

Il benservito al telefono dopo due anni di trionfi, arriva Indiani

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 LUCCA. Una telefonata per dirsi addio. Dopo due anni di trionfi e di record nel giorno del suo debutto al Master di Coverciano Giancarlo Favarin scopre di non essere più l'allenatore della Lucchese. A comunicarglielo in tarda serata è il presidente Giuliano Giuliani. Al suo posto è in arrivo Paolo Indiani, 56 anni, due esoneri nelle ultime due stagioni (a Foligno in Prima Divisione e a Pisa in serie D). E in entrambi i casi obiettivo raggiunto per le due compagini: Foligno salvo con il tandem Pizzimenti-Recchi, Pisa promossa con Cuoghi in panchina. Per Indiani è un ritorno: fu il primo tecnico della gestione Fouzi Hadj. Durò 7 partite: 2 vittorie, 2 pari e 3 sconfitte. L'ultima, decisiva, al Porta Elisa con il Pisa più scarso degli ultimi 10 anni (1-2) allenato da tal Toma (oggi al Virtus Casarano in D). Al suo posto arrivarono Gigi Simoni e Fulvio Pea. Ad onor del vero ad Indiani - che fuggì da Perugia per sbarcare a Lucca - che chiedeva Buzzegoli (oggi leader del Varese in B) la società risposte con l'acquisto di Cucciari, 37 anni, ormai abbondantemente al capolinea. E poi quella non era una società, come dimostrano gli atti giudiziari, ma un caravanserraglio. Per Indiani contratto sino a fine stagione e un obiettivo ben preciso: la salvezza da raggiungere in fretta.  Questione di stile. La società stavolta ha toppato dimostrando poco stile nel comunicare l'esonero al telefono a un tecnico onesto, serio, preparato e vincente. Due promozioni in 24 mesi, 48 partite vinte sulle 82 vissute in panchina nel corso dei campionati di D, Seconda e Prima Divisione, 156 gol fatti contro 73 subiti. Con Erbstein, Orrico, Zavatti, Melani e Olivieri il mister più vincente della secolare storia della Pantera. Una dirigenza che vuol essere innovativa e imitare società come Chievo (tre esoneri in 20 anni) e Cittadella (Foscarini, ultimo in classifica in B, da 5 stagioni resta al suo posto) dando un taglio con i metodi del passato avrebbe dovuto quantomeno convocare il tecnico, affrontare il problema e, al termine, se gli argomenti non fossero stati convincenti ed esaustivi prendere la dolorosa e inevitabile decisione. A spingere la società verso l'esonero di Favarin il rapporto ormai logoro con parte della squadra e con il direttore sportivo. Divergenze praticamente insanabili.  Risultati negativi. Purtroppo i risultati condizionano spesso le scelte. E la classifica è lì, impietosa, sotto gli occhi di tifosi e appassionati. Undici punti in dieci partite, 5 sconfitte e 11 gol subiti sui 13 complessivi nelle ultime 7 gare, squadra incapace di ribaltare o acciuffare il risultato una volta passata in svantaggio, con un attacco che negli ultimi 7 incontri ha segnato la miseria di 4 reti. E, quel che è peggio, una formazione priva di identità, con continui cambi di uomini e un eccessivo nervosismo, come dimostrano cartellini rossi (5) e gialli (oltre 15).  C'eravamo tanto amati. Giancarlo Favarin e Paolo Giovannini hanno condiviso anni di successi prima a Castelnuovo e poi a Lucca. Adesso qualcosa si è incrinato nel rapporto. Già in estate - in occasione del calciomercato - il tecnico si era lamentato per il mancato arrivo di giocatori che lui riteneva fondamentali (Drascek e Di Deo in primis) per dare esperienza a un gruppo che conosceva poco la categoria. D'altro canto il direttore sportivo ha dovuto fare di necessità virtù, in considerazione di un bilancio da salvaguardare dopo che la proprietà ha speso 3,5 milioni per riconquistare in due stagioni la C1 perduta.  Ci sono state poi dichiarazioni della dirigenza - dettate dalla passione e dall'inesperienza - che hanno illuso la piazza. La magica parola «playoff» ha acceso gli animi e le tre vittorie d'inizio campionato contro formazioni ancora in costruzione (Barletta), imbottite di giovani da amalgamare (Foggia) o nel caos societario (Ternana) hanno fatto sognare ai tifosi un nuovo campionato di vertice, magari una nuova promozione. Poi, inevitabilmente, i nodi sono venuti al pettine e la Lucchese ha mostrato i suoi limiti. Ma come era sbagliato affermare che i rossoneri potevano lottare per un posto al sole, sarebbe ugualmente un errore considerare Carloto e compagni una squadra da retrocessione. Questo collettivo, se ritrova coesione, determinazione e compattezza, può puntuare a un campionato di centroclassifica, a una stagione di consolidamento.  Se da un lato Favarin aveva ragione a rilevare i limiti della rosa (manca una punta alternativa a Marotta, non c'è un leader a centrocampo), dall'altro, proprio in considerazione dei problemi di carattere psicologico che attanagliano i giocatori, è stato un azzardo schierare una formazione superoffensiva come quella vista a Cava dei Tirreni (3-3-1-3) lasciando le corsie sguarnite e i difensori costretti a fronteggiare gli avversari nell'uno contro uno. Giovannini può aver segnato il passo nella campagna acquisti dopo due stagioni senza errori; Favarin forse ha ecceduto nel cercare a tutti i costi la vittoria quando era importante coprirsi per portare a casa almeno un punto (Gela e Cavese).  I giocatori. In questa storia i calciatori hanno le loro responsabilità. La forza della Lucchese era l'unità del gruppo. Un blocco unico, granitico, ragazzi che si aiutano in campo l'un l'altro. A Cava dè Tirreni quella compattezza è svanita. Disciolta come neve al sole. È sembrato di vedere undici estranei che vagano sul terreno di gioco pensando esclusivamente a se stessi e non ai compagni, alla squadra. Per quanto hanno fatto vedere contro colleghi che riscuotono saltuariamente parte dello stipendio e contro una squadra che corre il serio rischio di essere esclusa dalla Prima divisione, meriterebbero tutti di cambiare aria. Adesso per loro non ci sono più alibi.

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