Il dolore
Fatale ai rossoneri la zona Cesarini
Nicola Nucci
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Lundici rossonero che ha ottenuto un punto nel derby dopo 4 ko Come a Taranto anche nel derby acciuffati nei minuti di recupero e in inferiorità numerica
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LUCCA. Ancora una volta, come a Taranto, la zona Cesarini è fatale ai rossoneri che avevano assaporato il gusto della vittoria dopo oltre un mese di digiuno. Il pareggio contro il Pisa il giorno dopo ha lasciato tanta amarezza nel clan rossonero e tra i tifosi (4.500 sugli spalti del Porta Elisa). Perché la Lucchese fino all'espulsione di Marotta ha avuto la partita in pugno in virtù di un secondo tempo di grande spessore ed intensità. Ma il pari nel derby contro i cugini nerazzurri, squadra non superlativa ma con due-tre giocatori di livello superiore (Carparelli e Tabbiani su tutti), consente di spezzare la serie nera e risollevare il morale della truppa rossonera in vista della doppia trasferta campana (Cavese e Benevento). In classifica, conti alla mano, mancano dai 3 ai 5 punti, che i rossoneri avrebbero meritato contro Taranto e Pisa, ma anche contro Atletico Roma e Cosenza. Per voltare pagina sarebbe servita una vittoria. La missione è riuscita a metà, ma la prova d'orgoglio della ripresa e la ritrovata compattezza della squadra, più intraprendente e volitiva dopo un primo tempo contratto ed evanescente, sono un buon viatico per il match contro la Cavese (3-3 a Barletta) e tornare al successo che manca da troppo tempo. Una gara alla portata dei rossoneri, a patto di non ripetere alcuni errori pagati a caro prezzo da Carloto e compagni. La Lucchese per tre volte (Andria, Taranto e Pisa) si è fatta rimontare, raccogliendo due punti (su nove) e denotando limiti di tenuta psicologica. Le motivazioni? Calo di concentrazione, poca esperienza e cattiveria nei momenti topici della gara e incapacità di gestire il vantaggio, torti arbitrali ed anche un po' di sfortuna. Equilibrio. La nota dolente però riguarda le troppe reti subite. Se l'attacco rossonero è il quinto del girone (Foggia a parte, 21 gol), una sola rete in meno della capolista Atletico Roma, al contrario la difesa è tra le più perforate con 12 reti: più di un gol incassato a partita. Solo due gare inviolate (Barletta e Ternana). Un gap da colmare in fretta. Perché per disputare un campionato lontano dalle sabbie mobili è fondamentale prendere pochi gol. Favarin dovrà cercare di registrare la fase difensiva che forse ha pagato la mancanza di un "filtro" a metà campo dove al fianco di Carloto hanno giocato Chadi, Costantini e Piccinni. Obiettivi. Al di là dei risultati (2 punti nelle ultime 6 gare) si può dire che il campionato è in linea coi programmi. I rossoneri, dopo nove turni, stazionano a metà classifica, anche se la zona playout (-2) è più vicina da quella playoff (a 6 lunghezze) e la Lucchese non vince da sei giornate. Nessuno, a partire dal patron Giuliani, ha mai proclamato che questa squadra, costruita con un budget (circa 2,3 milioni) decisamente inferiore alle squadre di testa (eccezion fatta per il miracoloso Gela), deve vincere il campionato. Ma la sua posizione è quella a cavallo tra il centro classifica e i quartieri alti. Un anno di consolidamento come fu la prima stagione in C1 dell'era Maestrelli (1986-87, tecnico Renzo Melani, 14esimo posto in classifica, salvezza ottenuta a tre turni dal termine). Ma la Lucchese non è ancora uscita dal tunnel e contro la Cavese, invischiata al penultimo posto con 7 punti e presto penalizzata per problemi contributivi-fiscali, è necessario dare uno scossone. Perché il baratro non è così lontano. Non ci sarà Marotta, che sarà squalificato per un turno, mentre sono da valutare le condizioni di Bertoli e Biggi, usciti anzitempo dal campo. I primi accertamenti hanno escluso fratture. Dovrebbero recuperare per il match contro gli aquilotti. Nota positiva la buona prova dei giovani Pezzi e soprattutto del debuttante Pondaco (palla-gol del 2-1 al 50' st) che potrebbe partire titolare con i campani.
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