La manifestazione
Il bomber rossonero (autore di una gran rete) non vuole farsi la fama di giocatore intemperante
Marotta: espulsione immeritata
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Marotta si toglie la maglietta dopo il gol del vantaggio: verrà ammonito e il cartellino giallo si rivelerà decisivo 20 minuti dopo «Involontario il tocco di mano, non dovevo essere ammonito ancora»
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LUCCA. Chiede scusa ai tifosi, Alessandro Marotta. È consapevole che la sua espulsione è stata determinante ai fini del risultato. Il doppio cartellino giallo poteva essere tranquillamente evitato, sarebbe stata sufficiente un pizzico di attenzione in più. Di tranquillità, forse. Di capacità di saper gestire situazioni che in questa stagione si ripeteranno spesso. Il centravanti rosssonero, a fine match, è stato criticato da Giuliano Giuliani, ma difeso dal fratello Gabriele: «In fondo, era tutta la settimana che lo tormentavamo che doveva segnare in questa partita e, per come si erano messe le cose, può succedere che uno dalla felicità esulti togliendosi la maglietta». Resta il fatto che Marotta era al rientro dopo una squalifica per una precedente espulsione: «Alt, fermi - replica il bomber rossonero -, perché mica io voglio questa nomea di giocatore che viene mandato anzitempo negli spogliatoi. Nelle tre ultime stagioni non ho visto un cartellino rosso contro di me: si tratta di episodi». Non gli va giù soprattutto la seconda ammonizione: «Non bisogna dare la colpa all'esultanza. In quel momento ero troppo felice per i tifosi che potevano assaporare la gioia del vantaggio nel derby. Mi è venuto spontaneo togliermi la maglietta. Quello che non accetto è che non si può ammonire per un mani involontario. Avevo le braccia attaccate al corpo, ve lo assicuro. Il pallone è stato deviato da Carparelli ed è arrivato a me, non ho potuto controllarlo bene e mi è scivolato giù, ma, lo ripeto, non l'ho aggiustato volontariamente. Mi spiace davvero di aver lasciato i compagni di squadra in inferiorità numerica, sono consapevole che senza questo episodio il Pisa non avrebbe mai pareggiato perché la sfida era ormai incanalata in una certa direzione e chiedo scusa a tutti: compagni e tifosi». È un peccato perché stiamo parlando di un giocatore che ha realizzato quattro gol in sei partite. Un attaccante che ieri ha trasformato in gol - e che gol! - l'unico pallone giocabile che gli è capitato tra i piedi. Un elemento, dunque, in grado di fare la differenza. Peraltro, uno che vive la partita in modo sanguigno («date retta: il rigore per loro, nel primo tempo, non c'era. Ne sono strasicuro, non ho dubbi di sorta», dice a fine gara, forse perché non ha ancora visto il replay televisivo dell'azione). «È stato un derby equilibrato - racconta -: il primo tempo ha visto un Pisa molto ben messo in campo, ma nella ripresa noi siamo usciti alla grande e abbiamo avuto delle occasioni molto più nitide di quelle che loro sono riusciti a costruire. Avremmo meritato la vittoria, ma purtroppo in questo periodo ci va così: domenica scorsa a Taranto, stavolta contro i nerazzurri. E sempre nel recupero»
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