Il dolore
Lucchese, ci vuole umiltà
Luca Tronchetti
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Anche Lollini (a sinistra) e Grassi hanno deluso nella gara contro il Gela (Vip) Lavoro e impegno, ecco la ricetta per superare la crisi
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LUCCA. Nove punti nelle prime tre partite, uno nelle ultime tre con la squadra che non va in gol da 210 minuti. La Lucchese non era una squadra di fenomeni prima e non è una squadra di brocchi adesso. I rossoneri devono semplicemente tornare ad essere umili. Tornare alle origini per superare il momento negativo. Non ci possono essere altre soluzioni perchè se la Lucchese pensa di potersi annoverare nel cerchio delle favorite allora sono guai seri. Lavoro e collettivo sono il brodo primordiale di una squadra che tra 3-4 settimane potrà capire di chi pasta è fatta e dove può arrivare. A patto che non ripeta prestazioni indecenti come quella al Presti di Gela. Perché se il pari di Andria aveva fatto storcere la bocca a chi sognava già ad occhi aperti la terza promozione di fila, il ko interno con il Cosenza ridotto in nove aveva mostrato crepe in alcuni reparti, la batosta rimediata in Sicilia deve far scattare l'allarme. Giovannini e Favarin non nascondono le difficoltà. Non l'hanno mai fatto nemmeno quando la Lucchese dominava in D e in Seconda Divisione, figurarsi in un campionato ricco d'incognite come l'ex C1. Alla ripresa parleranno ai giocatori guardandoli negli occhi e cercando di capire cosa sta accadendo. Un semplice episodio che non si ripeterà a partire dalla sfida con la capolista Atletico Roma o la spia di un malessere più profondo? Under o over stavolta non c'entrano. Perché se è vero che i vari Costantini, Petri, Pezzi e gli oggetti misteriosi Schenetti e Pondaco sono ancora indietro, anche i veterani a Gela sono andati nel pallone. L'errore di Pardini, le indecisioni di Lollini e Bertoli, la mancanza di aggressività dei centrocampisti centrali, l'assenza di spinta di Mariotti e Michelotti, il nervosismo di Marotta e l'evanescenza di Grassi debbono far riflettere lo staff tecnico. Urgono nuove soluzioni - oltretutto Marotta sarà squalificato per due turni - per rivitalizzare una squadra con le pile scariche. L'AVVIO PEGGIORE Mai così male nelle ultime tre stagioni la Lucchese di Favarin. In serie D dopo sei turni i rossoneri avevano 12 punti (4 vittorie e 2 ko con Sestese e Arrone) a quattro lunghezze dalla capolista (la Sestese), la passata stagione in Seconda Divisione erano 15 i punti (5 vittorie e il harakiri interno con la Nocerina) con la squadra in testa alla classifica a 5 punti dal tandem San Marino-Carrarese. Oggi i punti sono 10 (3 vittorie, un pari e due sconfitte) a 5 dall'Atletico Roma (prima della classe) che Carloto e compagni affronteranno domenica. Poi sarà la volta del Taranto in trasferta, del derby al Porta Elisa con il Pisa e delle trasferte a Cava dei Tirreni e Benevento. IL VALORE AGGIUNTO Se negli anni passati la Lucchese doveva fare i conti con uno-due avversari più forti in relazione al budget, stavolta ci sono almeno 8-9 squadre con ingaggi superiori a quelli della società rossonera e con giocatori - under e over 21 - provenienti dalla B. Formazioni destinate con il passare delle settimane a collocarsi nei quartieri alti della classifica. Per la società di viale San Concordio questa è una stagione di consolidamento: prendere confidenza con la categoria e gettare le basi per il futuro. Sarebbe un errore imperdonabile pensare ai playoff. La squadra deve affrontare partita per partita, arrivare prima possibile a quota 40 e, nel caso in cui a marzo il divario tra la Lucchese e le altre sia minimo e ci sia l'opportunità di acciuffare il quinto posto utile agli spareggi, cercare l'impresa. Il tutto senza snaturare il gioco e la mentalità.
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