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Lucca

Mery Andrade, il basket nel dna

La soddisfazione di Mery Andrade per la vittoria della Coppa Italia con la maglia dell’Umana Venezia
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La soddisfazione di Mery Andrade per la vittoria della Coppa Italia con la maglia dell’Umana Venezia

L'ala ex Wnba pronta a prendere per mano Ducato nel primo campionato di A1

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 LUCCA. L'occasione per vederla in azione è in arrivo. Sabato alle 18 Ducato giocherà la prima partita del torneo di Borgo Val di Taro, contro Risorse Immobiliari Spezia (A2). In caso di successo il giorno dopo in finale affronterà la vincente di Lavezzini Parma (A1) - Borgo Val di Taro (A2).  Ma un saggio delle sue doti, del suo temperamento, dell'agonismo che mette sul parquet in ogni circostanza, dal primo allenamento alla partita che può decidere una stagione, Mery Andrade lo ha già fatto vedere in occasione della partitella amichevole con l'under 17 della Pallacanestro Lucca Arca Impresa.  L'ala, nata il 31 dicembre del 1975 a Nossa Senhora da Graca, capoverdiana di origine, portoghese di passaporto, è stato il colpo più prestigioso del mercato del Basket femminile Ducato Le Mura in vista del primo campionato di A1. Per lei parla il suo palmares, anni e stagioni vissute ad alto livello, nella lega professionistica americana e in Italia. È già un esempio per tutte le compagne.  Quante volte ha giocato a pallacanestro Mery Andrade, quante volte si è allacciata le scarpette ed è salita sul parquet? Quante volte ha sofferto o esultato per un palla che esce o entra?  Quando il basket è la tua vita non le conti più e la palla a spicchi è stata una compagna fedele di Mery dall'età di 14 anni, quando cominciò a dedicarsi con costanza a questo sport.  Era in Portogallo allora, vi si era trasferita a 4 anni (è originaria di Capo Verde) e a scuola aveva provato tante disciplina, dall'atletica al calcio, dalla pallavolo alla pallamano. Fin quando un giorno il suo insegnante di educazione fisica la invitò a scegliere e le fissò una serie di appuntamenti per fare dei provini. IL PRIMO PROVINO  Il lunedì, primo giorno dei test, toccò alla pallacanestro. Mery prese la palla in mano e dopo qualche azione si innamorò subito di questo sport.  «Dopo tre mesi che giocavo - ricorda Andrade - a una partita venne a mancare un arbitro. Così un allenatore della nazionale cadette si prestò a dirigere la gara, mi notò e dette una svolta alla mia vita».  Una prima svolta, cui ne sono seguite altre. Perchè a 17 anni Mery lascia il Portogallo, va a fare l'Università negli Stati Uniti e nella valigia si porta dietro la palla. Studia, gioca e si laurea in educazione fisica, viene chiamata dal team di Cleveland nella Wnba. Porta quella maglietta tre anni, giocando 96 partite e nel frattempo prende parte alle gare della Nazionale portoghese. L'INCONTRO CON MIRCO  E' l'estate del 1999, Mery ha 24 anni e alla sfida fra le azzurre e il Portogallo assiste anche Mirco Diamanti, all'epoca coach a Spezia.  Diamanti nota quella ragazza che sul parquet sembra indiavolata, che ha temperamento e determinazione, che lotta su ogni pallone e non ci sta a perdere, e a fine gara l'avvicina e le propone di venire a giocare in Italia. E' in quel momento che nasce un rapporto di stima e di fiducia reciproca, che sarà determinante nelle scelte che farà Andrade, compresa l'ultima, quella di ripartire da Lucca dopo un anno in cui è stata ferma per l'infortunio al legamento crociato del ginocchio.  «Mirco per me è come un padre - dice Mery - mi trovo molto bene con lui, mi specchio nella passione che mette nel suo lavoro. Il basket lo vediamo e lo viviamo allo stesso modo. Com'è normale non andiamo sempre d'accordo ma c'è un grande rispetto reciproco e tutto è più facile. Mi ha sempre considerato non solo come giocatrice ma soprattutto come persona e nel nostro ambiente questo avviene raramente». LO SCUDETTO  Da Spezia parte l'avventura italiana di Andrade: con le liguri resta due stagioni, poi passa alla Pool Comense, la società più prestigiosa in Italia, dove nel campionato 2001-02 vince lo scudetto. Fa gli straordinari, perchè in estate prende parte al campionato americano, dopo i 3 anni a Cleveland nel 2004 è a Charlotte, prima di lasciare gli Usa e di dedicarsi completamente all'Italia.  A Como resta due anni, poi nel 2003 le arriva un'altra telefonata di Mirco. E' a Napoli, si appresta a guidare una squadra appena promossa in A1. Andrade non ci pensa due volte, fa i bagagli e si trasferisce sotto il Vesuvio, dove rimane tre stagioni.  A 31 anni la chiama l'Umana Venezia, altro club ambizioso. Tre stagioni ricche di soddisfazione, con una grande Eurolega e il successo in Coppa Italia nel 2008. Mery è un idolo per la tifoseria, che le dedica una pagina su Facebook, dal titolo «C'è solo un capitano». Già perchè in laguna le danno la fascia e questo la dice lunga sulla personalità dell'atleta e sulla stima di cui Andrade gode. Quando all'inizio della scorsa stagione s'infortuna gravemente, le pagine web si riempiono di messaggi di solidarietà da parte dei tifosi. AL PALATAGLIATE  Il 17 maggio scorso Mery è a Lucca, al Palatagliate. Assiste a garauno della finale promozione fra Ducato e Cagliari, le biancorosse vincono 50-46 e pochi giorni dopo bisseranno il successo in Sardegna volando in A1. Quella presenza è un presagio, nessuno lo dice apertamente, ma il filo tra Diamanti e la portoghese è destinato a riannodarsi.  «Ma non dite che Mirco ha costruito la squadra su di me - afferma Mery - non è vero. E' stata messa insieme una formazione dove ognuno ha pregi e difetti e dove una può compensare e completare l'altra. Abbiamo dei limiti ma li hanno anche le squadre forti. L'importante è vedere quello che riesci a ottenere con le giocatrici che hai. Da questo punto di vista ho già capito che questo è un bel gruppo, mi trovo molto bene, c'è spirito di squadra e voglia di fare». IL DNA DEL COACH  Parole di un'atleta che sembra avere dentro di sè il dna dell'allenatore.  «Me lo hanno già detto - rivela Andrade -. In effetti mi piace insegnare, vedere l'evoluzione di un allievo, ho pazienza e non mi arrabbio a patto che la persona si impegni. Nelle squadre dove ho giocato sono sempre riuscita a comunicare, a legare con le altre ragazze, a stare bene nel gruppo. Però quando smetterò di giocare mi piacerebbe aprire una palestra. Chissà, potrei fare entrambe le cose».  A smettere non ci pensa. Adesso, da professionista esemplare, è concentrata sulla nuova avventura. A Lucca ha trovato casa nell'immediata periferia, ha un piccolo giardino utile per il cane, una femmina, che tiene con sè.  «Tanto sono agonista in campo quanto sono tranquilla fuori - dice Mery -. A casa guardo la tv, leggo, ascolto musica, mi piace cucinare. Spesso vado a scoprire le ricette su un sito di cucina portoghese. Ma ho imparato anche a preparare piatti italiani».  E di Capo Verde, del luogo dove è nata, che ricordi ha?  «Pochi, là c'è sempre mio padre ma è forse il luogo dove ho meno radici. Le mie amicizie si sono sviluppate fra Portogallo, Stati Uniti e Italia».  E adesso anche a Lucca, per un'altra puntata di una vita sotto canestro in un'altra città che non potrà non imparare ad apprezzarla, sul parquet e fuori.  Ecco Mery Andrade, il basket è donna.

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