Sicurezza
LALLENATORE AVVERSARIO
«Massimo rispetto, ma nessuna paura degli ospiti»
Luca Tronchetti
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LUCCA. È l'allenatore più presente sulla panchina dell'Andria da quando la società azzurra milita nei campionati professionistici. Aldo Papagni, 54 anni, ex mediano nel Bisceglie tra D e C2, festeggia oggi le 102 partite da tecnico della formazione pugliese. Un bel record in una piazza calda che divora mister e giocatori con disarmante facilità. Lui, forte di una miracolosa salvezza l'anno passato e di un contratto triennale, punta ad ottenere la prima vittoria al Degli Ulivi dopo il pari a reti bianche contro il Viareggio. L'entusiasmo, dopo il successo esterno a Siracusa, è alle stelle e - tempo permettendo (giovedì e venerdì ad Andria pioveva) - lo stadio dovrebbe contenere 2000 spettatori. Papagni rispetta la capolista, ma non la teme. «Lucchese e Atletico Roma hanno il vantaggio di essere reduci da promozioni e di partire con organici già assemblati. L'Andria si è rinnovata molto e deve trovare certi meccanismi di gioco. La vittoria in terra di Sicilia è stata molto importante sul piano del morale e della crescita del gruppo. Tre punti che ci hanno dato serenità e consapevolezza nei nostri mezzi». Il trainer pugliese adotta da sempre il 4-4-2: «È il modulo più equilibrato che consente di coprire meglio tutto il campo. Rispetto alla sfida di Siracusa recupera dall'infortunio l'ivoriano Doumbia anche se sono incerto se impiegarlo dall'inizio». Della Lucchese conosce bene Carloto. «L'ho avuto per un breve periodo a Benevento e confesso che avrei voluto portarlo ad Andria. Ma si è trovato bene a Lucca, dove gli hanno consegnato anche la fascia di capitano, e ho dovuto desistere. È un giocatore di grande personalità: su di lui servirà una marcatura speciale». Guai a parlargli di un pari: «Neanche per sogno. Giochiamo per i tre punti e confidamo molto sul nostro bomber Cavalli che quando vede la Lucchese si esalta e segna sempre (5 gol). Se poi la prestazione degli ospiti non ci consentirà di esprimerci al meglio anche un punto non è da buttare».
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