Sicurezza
LALLENATORE OSPITE
«A volte per vincere basta una ripartenza»
Luca Tronchetti
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LUCCA. Il ricordo del Porta Elisa assomiglia a un incubo. Calcio di punizione di Donatelli, lui in barriera con la palla che gli rimbalza addosso e spiazza il portiere. Era il 18 settembre 1989: Lucchese - VeneziaMestre 2-0, prima rete della stagione nell'anno della magica doppietta campionato-coppa. Ventuno anni dopo Renzo Gobbo, centrocampista dai piedi buoni e dalla grinta giusta che negli anni Ottanta conobbe la serie A (Como), torna nello stadio dell'unico autogol in carriera. Lo fa da allenatore della Ternana che da due settimane ha cambiato padrone: da Longarini al romano Deodati ex patron di Livorno, Ancona e Viterbese con interessi nel settore dei rifiuti. La nuova proprietà ha programmi ambiziosi: punta alla B. Per questo sono arrivati la punta Artistico, il centrocampista Della Penna e l'esterno Nolè (ex Rimini, ora infortunato) e in settimana sarà tesserato un forte mediano. La partenza degli umbri non è stata esaltante: sconfitta di misura a Taranto, pari ad occhiali al Liberati con il Cosenza: «Ma la squadra si è espressa bene. - sostiene Gobbo, ex giocatore e tecnico della Carrarese - In Puglia abbiamo preso gol su punizione, con i calabresi abbiamo avuto diverse occasioni per segnare». Adesso c'è la sfida con la capolista Lucchese: «Squadra ordinata che gioca assieme da anni con grande fluidità di manovra e sa cambiar pelle. Si vede la mano di un tecnico di primo livello come Favarin». Ternana agnello sacrificale? «Nient'affatto. I miei ragazzi non buttano mai via la palla e sono bravi a capire le situazioni tattiche. A volte basta un errore su una diagonale, una ripartenza fatta bene, una palla inattiva per portar via i tre punti. Noi ci proveremo. Dobbiamo stare attenti a Biggi e Marotta, gente che fa la differenza. Grassi? Avrei voluto marcarlo io, ma non ho più l'età. Scherzi a parte non ho elementi con le caratteristiche giuste per limitarne l'azione, ma qualcosa studierò per frenarne l'iniziativa».
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