Il Tirreno

Lucca

Lucchese a trazione anteriore

Luca Tronchetti
Giancarlo Favarin con il direttore sportivo Paolo Giovannini
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Giancarlo Favarin con il direttore sportivo Paolo Giovannini

Favarin punta a una salvezza tranquilla: «Poi faremo i guastafeste»

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 LUCCA. Terza stagione con la Lucchese, terza esperienza nell'ex C1, ammissione al master per allenatori di A e B al terzo tentativo. Giancarlo Favarin, 52 anni, è consapevole che quello che va a cominciare sarà un campionato di fondamentale importanza per la sua carriera.  Il sogno sarebbe emulare l'impresa di Giuseppe Sannino, il tecnico del Varese che in due stagioni ha portato i lombardi dalla Seconda Divisione alla B. Favarin però è concentrato su un obiettivo preciso: conquistare una tranquilla salvezza attraverso il bel gioco. Poi, a risultato acquisito, è possibile pensare in grande. Perchè l'appetito vien mangiando e se la Lucchese verrà inserita nel girone Centro-Nord potrebbe rappresentare la squadra «guastafeste». Anche perchè, tolto il Verona, le altre 17 formazioni utilizzeranno i due under 21 per avere i contributi federali. La Lucchese di Favarin sarà una squadra a trazione anteriore capace di far divertire i tifosi dal palato fine del Porta Elisa andando spesso a rete visto che è il gol l'essenza del calcio. Una Lucchese senza prime donne dove prevarrà, come al solito, lo spirito di gruppo. Il collettivo sull'individualismo esasperato. Il conducator rossonero sa bene come poter riuscire nell'impresa. Perchè ha pagato sulla sua pelle gli errori del passato e adesso sa come evitare le trappole disseminate nel corso di una stagione lunga ed estenuante come quella di un campionato di Prima Divisione. Tre esperienze, tre storie: Carrara, Terni, Lucca.  IL DEBUTTO  A 43 anni - stagione 2001-2002 - Favarin corona un sogno: debuttare da tecnico in C1. Lo fa nella Carrarese, dopo la bella favola di Castelnuovo che lo segnerà per sempre. Ma si rivela un'ingenuità imperdonabile in un calcio dove se non sei legato ai carri giusti vai poco lontano. «Dovevo andare a Teramo. - ricorda Favarin - Con il presidente Malavolta ero già d'accordo. Dovevamo vederci a Bologna per l'okay. Presi la macchina, ma fatti pochi chilometri tornai indietro. Avevo ritrovato una stabilità familiari e non me la sentivo di andare lontano da casa senza i miei cari. Così scelsi la Carrarese del presidente Grassi». Pochi soldi, contestazione dei tifosi, rosa ridotta all'osso. «Giocavo con il 3-4-3 con Ottolina unico difensore puro di ruolo in campo. All'inizio tutto bene: 15 punti nelle prime 9 partite e tanti consensi da critica e pubblico». A gennaio il tracollo: 5 partite, 5 sconfitte (tra cui lo 0-2 allo stadio Marmi con la Lucchese), 13 gol subiti, 4 realizzati. «Sbagliai io. Dovevo puntare i piedi con la società, imporre almeno un paio d'acquisti perchè avevo 12-13 titolari e dopo un girone d'andata giocato a mille erano cotti. L'esonero fu inevitabile».  L'OPPORTUNITA'  A Favarin non piace subentrare in corsa. Come l'artista modella la sua opera, lui plasma la sua squadra. Le chiamate in C1 non arrivavano e così il tecnico optava per la C2: Fano, Olbia, Latina. Cinque anni dopo la prima esperienza ecco la telefonata che non t'aspetti. Dall'altro capo del filo c'è Giuliano Pesce, ex ds del Latina. È sbarcato a Terni, con i rossoverdi appena retrocessi e nel caos societario, e decide di chiamare il tecnico che stima per quanto ha saputo fare in situazione d'emergenza. «Un'opportunità impossibile da rifiutare. - racconta Favarin -. Era il 25 luglio 2006 e mi ritrovai in una bolgia dantesca. 50 calciatori in rosa con l'impossibilità di utilizzare Jimenez, Kharja, Frick, Fattori, Corrent e altri pezzi pregiati; tifoseria contro la società; stadio Liberati chiuso. Mi buttai a capofitto nell'impresa. Provai due moduli. Prima il tradizionale 4-4-2, poi il 4-2-3-1 che stava dando i suoi frutti. Ma io non ero un tecnico yes-man: chiedevo con insistenza alla società che mi mettesse a disposizione almeno una parte dei calciatori fuori rosa. Patron Longarini e i suoi adpeti dopo tanta insistenza mi misero a disposizione anche Candreva (aveva 20 anni ma era già un talento) sperai di poter ribaltare la situazione dopo un inizio a corrente alternata. Ma non mi diedero il tempo e dopo 9 turni (3 vittorie, 3 pari e 3 ko) venni esonerato».  LA MATURITA'  A 52 anni la terza chances: «Vengo da due anni di trionfi, ho un gruppo di lavoro eccezionale e una società che in tanti ci invidiano. Sono consapevole di partire con un certo credito e con l'aiuto dei tifosi sono certo che ci toglieremo grandi soddisfazioni».

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