Attenzione
Lucchese, la società deve crescere
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I rossoneri schierati a centrocampo nella prima amichevole stagionale a Marlia Okay l'aspetto tecnico, ma è necessario rafforzare la struttura organizzativa
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LUCCA. Una stagione di consolidamento. La doppia vittoria del campionato - evento unico nella storia della Lucchese (nel primo Dopoguerra i rossoneri piazzatisi secondi in C furono ammessi alla B in seguito a una riforma federale, ndr) - non deve far perdere di vista un obiettivo fondamentale che va al di là dell'aspetto tecnico: la crescita societaria. Sul piano sportivo difficile poter fare degli appunti a un diesse come Paolo Giovannini che in due stagioni spendendo sicuramente molto meno di altri club (Gavorrano in D, Bassano e San Marino in Seconda Divisione) è riuscito ad assicurarsi calciatori con forti motivazioni capaci di vincere due campionati con più di 10 punti di vantaggio dalla seconda in classifica. Oppure criticare un tecnico come Giancarlo Favarin che ha ruotato uomini e moduli (dal 3-4-3 al 3-3-4 sino all'attuale 4-2-3-1 sul modello spagnolo) costruendo una Lucchese in grado di conquistare punti, segnare tanti gol e divertire. È sul piano strettamente societario che la Lucchese deve crescere molto. Sapendo di partire da uno «zoccolo duro» di 1500 tifosi e cercando pian piano - attraverso iniziative continue e ripetute nel tempo (prima tra tutte il coinvolgimento dei ragazzi delle elementari e delle medie) - di incrementare la base dimenticando i risultati raggiunti con l'inganno da chi ha promesso la luna regalando l'inferno. Inseguire gli spettri di un passato da cancellare e intestardirsi sulle cifre (drogate) dei vecchi abbonamenti non aiuta a fare tornare l'entusiasmo. Se la quota abbonati supererà le 1100-1200 unità, con i tempi di vacche magre in cui viviamo, ci sarebbe da rallegrarsi e non certo da tirare il cappello per aria. In attesa che la politica faccia quanto ha promesso a due dirigenti-galantuomini (Giuliani-Valentini) che hanno trasformato le parole in fatti parlando sempre in modo chiaro senza sotterfugi. Non ce ne voglia nessuno, ma che la nuova Lucchese profumi ancora di dilettantismo lo si è notato anche in ritiro. Quando i calciatori si sono presentati nella hall dell'hotel Country con indosso la maglietta sportiva bianca bordata di nero. Persino Giancarlo Favarin è rimasto di sale chiedendosi se per caso era finito ad allenare il Viareggio o lo Spezia. Saranno anche completini alla moda, ma sanno di tutto fuorchè di Lucchese, di rossonero, di 105 anni di storia calcistica. Di certo i tifosi non hanno gradito e pensiamo nemmeno il vulcanico Giuliani abbia capito. C'è poi da sottolineare un altro aspetto caro anche all'architetto Valentini che, oggi, appare carente: il settore giovanile. Inutile girarci intorno. Senza un vivaio all'altezza non vai da nessuna parte. O se ci vai (leggasi B) fai presto a tornare in terza serie rischiando tracolli finanziari. Vero che la Lucchese ha piazzato Bertolacci alla Fiorentina, Mattiello alla Juve e Di Lorenzo alla Reggina e che, adesso, per rinforzare la Berretti ha preso Senes dall'Olbia, Majorana dall'Empoli e Aurelio dalla Fiorentina. Ma per ricostruire un settore giovanile all'altezza servono investimenti annuali superiori ai 100-200mila euro. Prima di tutto stipulando accordi con le società giovanili provinciali affinchè i migliori talenti della Lucchesia restino in zona e non emigrino in Toscana (Firenze, Empoli) o fuori regione (Parma, Genova, Brescia, Udine). Poi realizzando impianti sportivi (terreni a San Donato) per un centro all'avanguardia in grado di attrarre talenti da tutt'Italia. Servono tempo, idee, energie e investimenti per assicurare un futuro radioso alla vecchia cara Lucchese. L.T.
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