Il Tirreno

Lucca

Giovanni Valentini, azionista di maggioranza della Lucchese, spiega i progetti

Nuovo stadio e serie B

Luca Tronchetti
Lo stadio di Neuchatel preso a riferimento
◗
Lo stadio di Neuchatel preso a riferimento

Un centro sportivo anche per l'attività del settore giovanile

7 MINUTI DI LETTURA





 LUCCA. Sarà una Lucchese che guarda al futuro puntando sulla ricerca e la valorizzazione di nuovi talenti, sull'equilibrio economico-gestionale, sulla promozione del calcio inteso come salvaguardia di valori comuni come lealtà, tolleranza, solidarietà e spirito di sacrificio. Un club che dovrà imporsi all'attenzione attirandosi simpatie e apprezzamenti attraverso un modello nuovo in grado di riempire lo stadio di ragazzini e famiglie.  L'architetto Giovanni Valentini, azionista di maggioranza dell'As Lucchese Libertas 1905, ha da sempre le idee molto chiare su come dovrà svilupparsi la società rossonera. Dall'agosto 2008 ad oggi il programma di potenziamento - almeno sul piano strettamente calcistico - è andato al di là di ogni più rosea previsione.  «Sì, - ammette il numero uno del gruppo Valore di Prato, membro del Cda della Lucchese - perchè avevamo messo in conto la promozione in C2 nella prima stagione, ma per l'anno in corso puntavamo a un campionato di vertice, diciamo da zona playoff. Invece è arrivata questa splendida doppietta di cui andiamo fieri. Merito di un gruppo di lavoro straordinario - dal direttore sportivo Paolo Giovannini al tecnico Giancarlo Favarin passando dai giocatori sino all'ultimo dei collaboratori - che lavorerà ancora per molto tempo con noi».  Cosa accadrà ora?  «E' nostra intenzione costruire una buona squadra che nelle stagioni 2010-2011 e 2011-2012 rimanga ai vertici della Prima Divisione. Nomi di calciatori? Non sono di mia competenza. Per la parte sportiva ci affidiamo a Paolo Giovannini che ha sempre operato con oculatezza e lungimiranza e gode della nostra totale fiducia. Al termine del consolidamento, con il progetto del Porta Elisa in costruzione, potremo programmare il passo successivo: la serie B».  Nel programma globale si parla di valorizzazione del settore giovanile. Ad oggi però il vivaio è rimasto nell'ombra.  «Vero, ma le priorità erano altre. C'era da riportare Lucca ai livelli calcistici che le competono. Adesso che l'impresa è stata portata a termine ci concentreremo sul potenziamento del settore giovanile. Che passa obbligatoriamente dalla creazione di una scuola calcio e di un centro sportivo polifunzionale».  Significa realizzare una struttura ex novo?  «L'altra ipotesi è di trovare un'area di proprietà comunale che permetta di realizzare un moderno centro sportivo oppure, in sinergia con la parrocchia di S. Donato, utilizzare il campo esistente e parte delle aree di nostra proprietà. Credo che saturando le attività già svolte nella struttura parrocchiale, integrandole con nuovi spazi sportivi, si potrebbe realizzare un vero centro sportivo della Lucchese integrato alle attività sociali svolte dalla parrocchia. E' chiaro che la nostra è solo una proposta che dovrà essere condivisa dalla comunità religiosa, dalla gente e dalle istituzioni».  Come intendete sviluppare la Lucchese negli anni avvenire?  «Non abbiamo intenzione di prendere in giro la città, e come è scritto nel documento consegnato al sindaco nel luglio 2008, «il capitale della società sarà aperto all'ingresso delle istituzioni, tifoseria, forze professionali e imprenditoriali che intendano partecipare ad un programma di sviluppo e rilancio della Lucchese per dare autonomia e stabilità economica alla società, dotando la città di un moderno stadio polifunzionale che oltre a creare valore generi alcune centinaia di nuovi posti lavoro».  Si spieghi meglio.  «Il modello che intendiamo sviluppare è basato su uno schema societario sinteticamente riassunto in: un forte azionariato di riferimento che oltre agli attuali soci coinvolga altre importanti società lucchesi o nazionali; un'importante quota di azionariato diffuso qualificato con quote significative ma non impegnative (1%); una quota di azionariato popolare rivolto alla tifoseria e ai lucchesi nel mondo nel rispetto delle ultime indicazioni Uefa.  «In proposito saremo comunque molto più precisi nel programma che presenteremo agli inizi di giugno contestualmente alla valutazione che la Praxi sta svolgendo sul Porta Elisa. Siamo un po' in ritardo sull'iniziale programma amministrativo concordato ma con la collaborazione di tutte le istituzioni coinvolte pensiamo sia possibile recuperare in breve tempo. Domenica alla partita abbiamo molto apprezzato lo spirito collaborativi del sindaco Favilla e del presidente della Provincia Baccelli che ci hanno promesso la formazione a breve di un tavolo comune per portare avanti rapidamente il progetto dello stadio».  Avete ancora stabilito in quale aree dello stadio sorgeranno le varie strutture ricettive e commerciali?  «Entro fine mese saprete tutto. Vogliamo realizzare un impianto moderno e fruibile 365 giorni l'anno. Che produca eventi sportivi di grande livello - non solo le partite della Lucchese, ma appuntamenti internazionali di richiamo con le varie rappresentative azzurre - spettacoli live - concerti, musical, recital - congressi e convegni che diano lustro alla città in modo che ne tragga beneficio l'intero comparto economico. Per quanto riguarda le attività commerciali realizzeremo un cinema multisala, albergo, ristorante, centro benessere e fitness oltre ai negozi. Per le strutture di medio livello disco verde a quelle già esistenti che vorranno aprire nuovi locali o spostarsi all'interno del nuovo complesso ricettivo. Per tutto il resto, dopo un attento studio delle attività esistenti, cercherò di convogliare su Lucca quelle attività non presenti che portano i lucchesi ad andare fuori dalla loro città. È nostra intenzione inserire quelle produzioni tipicamente lucchesi - artigianali, enogastronomiche - non adeguatamente rappresentate riservando importanti attività di sviluppo a quei commercianti che volessero ampliare la loro attività. La Lucchese deve generare ricchezza e creare posti di lavoro. E la società di gestione dello stadio dev'essere una costola della Lucchese Calcio».  Quanto frutteranno alla squadra di calcio gli affitti e gli introiti delle strutture commerciali e ricettive dello stadio?  «E' impossibile quantificare ora tali importi non avendo ancora gli elementi precisi di costo dell'intera realizzazione del progetto, ma saranno comunque importi sufficienti a remunerare il capitale investito e sostenere lo sviluppo della squadra».  Come e quando le è venuta l'idea di costruire o ristrutturare uno stadio?  «Sembrerà strano, ma tutto nasce proprio a Lucca. Evidentemente un segno del destino. Era il 2002 e stavo assistendo ad un concerto di Renato Zero al Porta Elisa invitato dall'ex presidente della Lucchese, Aldo Grassi. C'erano 18mila persone e da lì mi è scattata la molla: lo stadio come una grande opportunità di incontro e socializzazione. Ma realizzato con una concezione nuova e moderna più adatta alle esigenze e ai tempi in cui viviamo. Perchè quasi tutti gli stadi storici esistenti (grandi e piccoli) hanno ormai assolto alla loro funzione. Tutti conosciamo la realtà italiana degli stadi con i loro problemi di sicurezza e di funzionalità che ne fanno ormai luoghi per irriducibili supporters. E proprio in questo quadro così negativo che i nuovi impianti possono diventare un elemento estremamente positivo per una fase di riqualificazione sia urbana che sociale. L'unica vera soluzione per cercare di superare la grave crisi che attanaglia tutte le società di calcio e contestualmente è in grado di far reperire alle amministrazioni comunali, sempre in crisi di liquidità, nuove risorse finanziarie valorizzando aree di sua proprietà che oggi rappresentano soltanto costi e notevoli problemi di ordine pubblico e di sicurezza».  Come si pone la nuova Lucchese nei confronti del tifo violento, prevaricatore e politicizzato?  «Lo stadio deve essere un luogo d'incontro e non di scontro. Dove si assapora il gusto della sfida e del combattimento leale senza andare alla guerra indipendentemente dal risultato finale. Non vogliamo frange violente ed estremiste. Chi viene a vedere la Lucchese per manifestare la sua rabbia repressa può anche restarsene a casa. Noi vogliamo far tornare le famiglie, i bambini, le giovani coppie.  Come giudica il presidente della Lucchese, Giuliano Giuliani.  «Una grande persona, perbene e competente. Abbiamo la stessa visione del lavoro: innovazione e tecnologia, qualità ed etica. Per noi una stretta di mano vale più di un contratto. Entrambi abbiamo una coscienza e ci vantiamo di averla in un mondo che ogni giorno cancella i veri valori per cui val la pena di vivere. I soldi sono un mezzo e non un fine. Entrambi prima paghiamo i nostri dipendenti e poi pensiamo a noi. E non posso dimenticare la figura dell'amministratore delegato Ugo Giurlani: grandi doti di equilibrio e attenzione. Una persona affidabile e lungimirante. Il rappresentante ideale delle nostre aspettattive. Colgo l'occasione per inviare un sincero ringraziamento personale a Luigi Viani, insostituibile punto di riferimento di tanti aspetti fondamentali dell'attività; meritano inoltre un riconoscimento Nicola, Anna, tutti i collaboratori del settore sportivo e i tifosi che ci hanno sostenuto in questi anni».  La Lucchese si appresta a diventare, politica permettendo, il secondo club italiano, dopo la Juventus, con uno stadio di proprietà.  «Potevamo essere i primi. Perchè già nel 2005 con Grassi alla presidenza avevamo iniziato a progettare, attraverso la Società di Sviluppo Sportivo (oggi confluita nella Lucchese), un nuovo stadio da realizzare a San Donato dove avevamo acquistato dei terreni. Poi Grassi, senza comunicarcelo, cedette la società a Hadj che si appropriò del progetto senza farci più sapere niente».  Cosa risponde oggi a quei pochi che ancora vi accusano di non aver salvato la Lucchese dal crac del 2008?  «Era impossibile salvare la vecchia Lucchese come dimostra l'accusa di bancarotta fraudolenta mossa ad Hadj e ai suoi più stretti collaboratori. Troppo alta l'entità del debito contratto, troppo caos e troppi passaggi nebulosi. L'unico modo era ripartire da zero. Sul pulito».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa