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Lucchese, come riconquistare i tifosi

Nicola Nucci /
I giocatori salutano i tifosi ancora troppo pochi
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I giocatori salutano i tifosi ancora troppo pochi

Nonostante un dominio incontrastato in D e Seconda Divisione all’appello mancano 1500 supporters. Mentre oggi, con una squadra che gioca bene, in testa alla classifica dall'inizio del campionato e con la promozione in tasca, non si riesce a superare il "muro" dei 1.500 spettatori.

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LUCCA. Dove sono finiti quei 1.500 e passa tifosi che sostenevano la Lucchese durante la gestione Fouzi Hadj nell'ultimo anno di C1? Al cinema, al carnevale, al mare, a sciare, a passeggio o a far shopping con la morosa? Nonostante una squadra in testa da oltre un anno e mezzo, prima in serie D ed ora in Seconda Divisione, le presenze si sono quasi dimezzate rispetto alla stagione 2007-2008 quando la media-spettatori era 3.018.

Mentre oggi, con una squadra che gioca bene, in testa alla classifica dall'inizio del campionato e con la promozione in tasca, non si riesce a superare il "muro" dei 1.500 spettatori (1.421 la presenza abituale nelle gare casalinghe per un totale di 17.406 paganti, il secondo pubblico del girone dietro la Nocerina). L'unico neo in una stagione strepitosa per i colori rossoneri.

«Siamo convinti che torneranno, dobbiamo saperli aspettare» dichiara l'azionista di maggioranza del club rossonero, Giovanni Valentini. L'occasione per vedere finalmente una cornice di pubblico all'altezza della prima della classe potrebbe essere la sfida di domenica con il Gubbio. Almeno 2mila spettatori sarebbe un obiettivo realistico.

Tenendo conto delle tante difficoltà ad accedere allo stadio, delle file domenicali ai botteghini di Itinera con un solo impiegato allo sportello (andrebbe incrementato il servizio assieme alla buona abitudine degli sportivi di non acquistare il tagliando all'ultimo tuffo), delle "sirene" della paytv che danno in diretta le grandi sfide di serie A, alla categoria che per ora è pur sempre la ex C2. Ma in altre piazze, quando una squadra domina e sciorina esaltanti momenti di calcio spettacolare, lo stadio sarebbe pieno. C2 o serie A non fa differenza.

Sarebbe anche un segno di gratitudine nei confronti di un gruppo dirigenziale che ha grandi progetti (la serie B e uno stadio nuovo) una squadra che si sta involando verso il ritorno in Prima Divisione. La categoria dove i rossoneri stazionavano con alterni risultati (due spareggi-promozione per la B con la presidenza Grassi) prima di affondare in D a causa della scellerata gestione del siro-armeno.

Durante le sue tre stagioni il pubblico è stato numeroso, vuoi per i proclami (la chimera della serie A), vuoi per i prezzi stracciati (abbonamenti ad 1 euro il primo anno). Quasi 4.500 presenze nel campionato 2005-2006. Altri tempi quelli della serie B. Nella stagione 1990-1991, quella della quasi serie A della Lucchese di Orrico, la media-spettatori era di 7.390.

Luca Borghetti, supertifoso rossonero, cerca di interpretare la "fuga" di spettatori. «La differenza tra prima e dopo il crack è enorme. Perché è insolito che una squadra rifondata dopo gestioni societarie disgraziate, e che si trova in testa da due campionati veda dimezzare i propri spettatori e abbonati ripensando ai numeri degli anni passati. Senz'altro il cambiamento più radicale per le abitudini è la mancata vendita dei biglietti il giorno stesso della gara.

Ci sono molti amici che avevano l'abitudine di decidere poco prima del fischio d'inizio se andare o meno. Poi le numerose restrizioni, le perquisizioni, gli stewards. E soprattutto le pay tv che fanno vedere tutte le partite in diretta. Credo che la Lucchese dovrà inventarsi qualche iniziativa per coinvolgere i giovani».

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