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Calcio
Sereni, il tifoso doc delle zingarate
Nicola Nucci
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Sereni premia Scandurra e va allo stadio in carrozzaUmberto Sereni, ex sindaco di Barga e super tifoso rossonero, è un personaggio a tutto tondo. Esplosivo, vulcanico, guascone. Docente universitario di storia contemporanea, sposato con l'ex assessore Roberta Martinelli, Sereni si è appassionato alla Lucchese di Giuliani, Giovannini, Pera e Taddeucci al punto da diventarne una sorta di portafortuna e di alfiere
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LUCCA. Umberto Sereni, ex sindaco di Barga e super tifoso rossonero, è un personaggio a tutto tondo. Esplosivo, vulcanico, guascone. Docente universitario di storia contemporanea, sposato con l'ex assessore Roberta Martinelli, Sereni si è appassionato alla Lucchese di Giuliani, Giovannini, Pera e Taddeucci al punto da diventarne una sorta di portafortuna e di alfiere. E' diventato famoso il suo grido di battaglia "Forza Pera" in onore del suo pupillo.
Ed è costante l'incitamento all'altro idolo lucchese Marino Taddeucci, nonché per le "zingarate" negli stadi al seguito della Lucchese e le simpatiche iniziative goliardiche per ricompattare la tifoseria. Una domenica è persino arrivato allo stadio in carrozza come una volta. Il prossimo appuntamento sarà la "baccalata" (baccalà e porri) alla trattoria da Sergio in piazza Bernardini il 10 gennaio prima del match con la Giacomense.
Dietro questo uomo d'altri tempi, nei modi e nell'aspetto, baffi neri e berretto, c'è una persona conosciuta per il suo acume politico, la verve culturale e una simpatia contagiosa capace di coniugare passione calcistica e prestigio accademico.
Lei sin dall'inizio è stato un sostenitore del nuovo corso targato Giuliani-Valentini.
«Siamo passati dal baratro della vergogna alla ribalta del successo. Un salto miracoloso. I fratelli Giuliani sono persone serie, che hanno ottenuto successi imprenditoriali. Sono stati di parola, hanno rifondato la società, riscattato un secolo di storia e strutturato un gruppo dirigenziale che si distingue per affidabilità e solidità».
Il suo Forza Pera ha contagiato tutti gli sportivi lucchesi. E' sempre stato appassionato?
«La passione è la molla di tutto. E una certa passione l'ho sempre avuta sin da ragazzo quando scendevo da Barga per seguire la Lucchese di Leo Zavatti che vinse il campionato di C. Allora il vicepresidente Nardini era di Barga. Erano i tempi di Bassetto, Clerici, Mantovani, Ribechini. La mia prima gara? Contro il Ravenna. Le emozioni si assopiscono e si risvegliano».
Una passione ritrovata grazie ai suoi figliocci Pera e Taddeucci.
«A Barga facevano resistenze a cederlo, gli ultimi successi erano targati Pera. Gli ho detto "vai, è l'occasione della vita". Nelle strade ormai molta gente mi saluta con un Forza Pera».
Poi ha coniato un nuovo slogan per il panzer Marino Taddeucci.
«Con Taddeucci e Pera Lucca spera. Taddeucci è come un parente, mio padre Bruno li conobbe in carcere a San Giorgio nel 1943-44 dove era finito per avere dato rifugio ad un prigioniero inglese. Un gesto per il quale rischiava la fucilazione. Marino in rossonero è stata una grande gioia. Al suo primo anno tra i professionisti sta facendo bene ed ha segnato un gol importante contro l'Itala San Marco».
Adesso la Lucchese, tornata tra i professionisti, viaggia a vele spiegate in testa alla classifica del C2/B: capolista da oltre un anno e mezzo.
«Lucca non è una città passioni calde. Non grida, ma sussurra. Ma sta tornando un autentico e genuino sentimento rossonero. E' una semina continua, i frutti si raccoglieranno più avanti. Non mettiamo limiti: fino alla B ci possiamo arrivare. C'è alle spalle una società forte e solida».
Una Lucchese fatta di lucchesi. In questo calcio globalizzato è importante un legame col territorio.
«Le squadre di calcio sono come le bandiere. A primavera andrò in Scozia a dare vita ad un Lucchese Club a Glasgow. Ci sono tanti tifosi rossoneri emigrati laggiù. L'amichevole contro il Celtic? Sarebbe l'ideale per inaugurare il nuovo stadio. Gli stadi devono diventare dei salotti, sennò la tv vince sempre. Il museo? Bisogna conservare la memoria e la storia di un club e la Lucchese ha 105 di storia, è un pezzo di storia della città. Ma deve essere un museo bello, non tirato via. L'ho visto a Sacile, la svolta della Lucchese-spettacolo che vince e gioca bene».
Un gioco con i personaggi storici. A chi paragona la triade rossonera?
«Giuliano Giuliani è Castruccio Castracani: fece di Lucca una potenza; Paolo Giovannini, mio allievo a ragioneria e persona seria e onesta in un ambiente di sciacalli, è la Piccola vedetta lombarda: vede sempre lontano; Giancarlo Favarin è un grande regista: Fellini. Poi c'é Taddeucci: Enrico Toti, perché è generoso, getta cuore oltre l'ostacolo».
Ed è costante l'incitamento all'altro idolo lucchese Marino Taddeucci, nonché per le "zingarate" negli stadi al seguito della Lucchese e le simpatiche iniziative goliardiche per ricompattare la tifoseria. Una domenica è persino arrivato allo stadio in carrozza come una volta. Il prossimo appuntamento sarà la "baccalata" (baccalà e porri) alla trattoria da Sergio in piazza Bernardini il 10 gennaio prima del match con la Giacomense.
Dietro questo uomo d'altri tempi, nei modi e nell'aspetto, baffi neri e berretto, c'è una persona conosciuta per il suo acume politico, la verve culturale e una simpatia contagiosa capace di coniugare passione calcistica e prestigio accademico.
Lei sin dall'inizio è stato un sostenitore del nuovo corso targato Giuliani-Valentini.
«Siamo passati dal baratro della vergogna alla ribalta del successo. Un salto miracoloso. I fratelli Giuliani sono persone serie, che hanno ottenuto successi imprenditoriali. Sono stati di parola, hanno rifondato la società, riscattato un secolo di storia e strutturato un gruppo dirigenziale che si distingue per affidabilità e solidità».
Il suo Forza Pera ha contagiato tutti gli sportivi lucchesi. E' sempre stato appassionato?
«La passione è la molla di tutto. E una certa passione l'ho sempre avuta sin da ragazzo quando scendevo da Barga per seguire la Lucchese di Leo Zavatti che vinse il campionato di C. Allora il vicepresidente Nardini era di Barga. Erano i tempi di Bassetto, Clerici, Mantovani, Ribechini. La mia prima gara? Contro il Ravenna. Le emozioni si assopiscono e si risvegliano».
Una passione ritrovata grazie ai suoi figliocci Pera e Taddeucci.
«A Barga facevano resistenze a cederlo, gli ultimi successi erano targati Pera. Gli ho detto "vai, è l'occasione della vita". Nelle strade ormai molta gente mi saluta con un Forza Pera».
Poi ha coniato un nuovo slogan per il panzer Marino Taddeucci.
«Con Taddeucci e Pera Lucca spera. Taddeucci è come un parente, mio padre Bruno li conobbe in carcere a San Giorgio nel 1943-44 dove era finito per avere dato rifugio ad un prigioniero inglese. Un gesto per il quale rischiava la fucilazione. Marino in rossonero è stata una grande gioia. Al suo primo anno tra i professionisti sta facendo bene ed ha segnato un gol importante contro l'Itala San Marco».
Adesso la Lucchese, tornata tra i professionisti, viaggia a vele spiegate in testa alla classifica del C2/B: capolista da oltre un anno e mezzo.
«Lucca non è una città passioni calde. Non grida, ma sussurra. Ma sta tornando un autentico e genuino sentimento rossonero. E' una semina continua, i frutti si raccoglieranno più avanti. Non mettiamo limiti: fino alla B ci possiamo arrivare. C'è alle spalle una società forte e solida».
Una Lucchese fatta di lucchesi. In questo calcio globalizzato è importante un legame col territorio.
«Le squadre di calcio sono come le bandiere. A primavera andrò in Scozia a dare vita ad un Lucchese Club a Glasgow. Ci sono tanti tifosi rossoneri emigrati laggiù. L'amichevole contro il Celtic? Sarebbe l'ideale per inaugurare il nuovo stadio. Gli stadi devono diventare dei salotti, sennò la tv vince sempre. Il museo? Bisogna conservare la memoria e la storia di un club e la Lucchese ha 105 di storia, è un pezzo di storia della città. Ma deve essere un museo bello, non tirato via. L'ho visto a Sacile, la svolta della Lucchese-spettacolo che vince e gioca bene».
Un gioco con i personaggi storici. A chi paragona la triade rossonera?
«Giuliano Giuliani è Castruccio Castracani: fece di Lucca una potenza; Paolo Giovannini, mio allievo a ragioneria e persona seria e onesta in un ambiente di sciacalli, è la Piccola vedetta lombarda: vede sempre lontano; Giancarlo Favarin è un grande regista: Fellini. Poi c'é Taddeucci: Enrico Toti, perché è generoso, getta cuore oltre l'ostacolo».
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