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Alessandro Galli, talento in campo«Mio figlio sarà il gol più bello»

Nicola Nucci
Alessandro Galli 36 anni (Vip)
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Alessandro Galli 36 anni (Vip)

Corre come un ragazzino su e giù per il campo, incanta come un fuoriclasse. L'età di 36 anni per Alessandro Galli non conta. Carismatico, guascone, professionista esemplare.

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LUCCA. Corre come un ragazzino su e giù per il campo, incanta come un fuoriclasse. L'età di 36 anni per Alessandro Galli non conta. Carismatico, guascone, professionista esemplare.

I suoi colpi di classe non si vedono spesso sui campi della C. Un giocatore di straordinaria intelligenza tattica che se in gioventù fosse stato meno indolente avrebbe calcato gli stadi della serie A.

In pratica un "vice" di Favarin in campo, capace di dare i tempi e trascinare la squadra. Nello spogliatoio è un punto di riferimento imprescindibile che smorza le tensioni e carica il gruppo con le sue esilaranti e ormai famose battute.

Quota 300. Il fantasista di Forcoli al rientro il prossimo 10 gennaio al Porta Elisa contro la Giacomense toccherà il prestigioso traguardo delle 300 presenze (e 41 gol) tra i professionisti (Pontedera, Castelnuovo, Alto Adige, Monza, Sangiovannese, Venezia, Lecco, Pergocrema e Lucchese).

In oltre 400 partite compresi i dilettanti ha girovagato per il centro-nord dell'Italia e fatto incetta di promozioni. Il suo "vizietto" è vincere i campionati. Con la Lucchese vuole collezionare la sesta promozione dalla C2 alla C1 negli ultimi sette anni. Se non è un record poco ci manca. La prima alla Sangiovannese nel 2004 (playoff), poi in fila Venezia, Lecco, Pergocrema e Lucchese (dalla D alla C2).

«Le 300 presenze? Un bel traguardo, non lo sapevo - dice -. Ma non mi fermo, punto alle 500. Alzarsi la mattina e andare a fare ciò che ti piace o hai sognato da bambino è la cosa più bella a livello professionale. Il segreto? Una vita sana tutto il giorno e sentirsi un calciatore professionista dalla mattina alla sera. Il sabato quando non siamo in ritiro mi faccio scorpacciate di Liga e Premier, fino alle due, anche se devo discutere con mia moglie Loretta. Mi piacciono le cose semplici, stare con la famiglia o andare all'azienda di famiglia, la camiceria Poggianti di Forcoli».

La rete segnata da Alessandro Galli contro il Bassano è stata la più bella della stagione. Un gol d'antologia, in stile Del Piero. Una pennellata d'autore, con un destro a girare nel "sette" (lui che è mancino puro) dal limite dell'area dopo il cross di Biggi su velo di Pera.
«Ma il mio idolo, da tifoso interista, è sempre stato Lothar Mattheus - confessa il fantasista rossonero - la sua grinta era unica ed aveva un tiro pazzesco».

Galli cabaret. Battuta sempre pronta, sorriso sulle labbra, una vita all'insegna del pallone. C'è il Galli burlone e il Galli filosofo. Che non vive di rimpianti. Nemmeno sulla serie A sfumata a 20 anni.
«Pensare - spiega - che nel 1993 ero nella Primavera dell'Empoli e i vari Montella, Birindelli, Giampieretti furono portati tutti nella prima squadra in A, mentre io sono finito nel Calzaturieri in Eccellenza. Alla fine però la vita ti dà quel che meriti o ti sei meritato. Per fare questo lavoro bisogna avere la testa di un trentenne e il fisico di un ventenne. Ma non è possibile. Forse avrei fatto più strada».

Galli papà. Ma il futuro del vice-capitano rossonero è ricco di soddisfazioni. «A livello personale è un anno meraviglioso - dice il numero 11 della Lucchese - io e mia moglie, sposati da due anni, stiamo aspettando un bambino che nascerà ad aprile. Sarebbe bello festeggiare anche la C1. Abbiamo ipotecato i playoff e grosse chances di vincere un altro campionato. Nove punti nelle prossime tre gare? Ci proveremo, ma non sarà facile. La partita più importante con la Lucchese? Col Gavorrano davanti al nostro pubblico contro la rivale, ma anche lo 0-5 con la Nocerina: ci ha dato la scossa. Tutti insieme si siamo rimboccati le maniche. La nostra forza è nel gruppo».

Galli è un calciatore della statura di Protti e Carruezzo. Persone che sanno quando è il momento di appendere le scarpette al chiodo.
«Credo di poter giocare almeno altri due anni e manderò questo messaggio a Giovannini e Favarin che non hanno sbagliato nulla meritandosi la conferma per altri due anni. Non mi pongo limiti e il momento giusto lo capirò nella mia testa. E dopo? A fare l'allenatore mi ci vedo».

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