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Baldanzeddu, l'arma in più

Nicola Nucci
Baldanzeddu, l'arma in più

Con l'Ancona aveva raggiunto la B: «Mi voglio ripetere qui»

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LUCCA. La mia banda suona il rock. Nella Lucchese che si è laureata campione d'inverno con un turno d'anticipo è stato uno dei migliori in campo. Il laterale destro Ivano Baldanzeddu sta confermando qualità da categoria superiore.

Il difensore di Calangianus è un punto fermo e uno dei pochi under quasi sempre presenti (14 presenze), con una gara saltata a Prato per squalifica. Duttile, disciplinato, esplosivo. Anche se fino a qualche domenica fa avevamo visto un Baldanzeddu più bravo a difendere che attaccare, senza la spinta che è una delle sue prerogative dello «stantuffo» sardo da quando è cresciuto nell'Empoli dove è arrivato sino alla serie A (due presenze contro Palermo e Messina nel 2006-2007). Un giocatore che aveva solo bisogno di ritrovare il ritmo-gara per essere più propositivo e dinamico. «Fisicamente sto bene e posso propormi di più, come l'assist per il gol di Scandurra a Sacile. Purtroppo sono arrivato senza una preparazione adeguata e mi sono limitato ai compiti difensivi. Nei tre dietro mi trovo a mio agio, posso chiudere e ripartire. Un ruolo già ricoperto nell'Ancona con mister Monaco. Al termine della stagione fummo promossi in B. Adesso vorrei ripetermi con la Lucchese che è stata la mia prima scelta, nonostante qualche richiesta dalla C1. La mia garanzia? Giovannini e gli ex compagni della Massese, Mariotti, Chadi e Biggi».

Uno stantuffo. Da Sacile in poi è venuto fuori il vero Baldanzeddu sulla quale la Lucchese ha scommesso per il futuro acquistandolo in comproprietà dall'Empoli (contratto fino al 2011). A giugno però andrà rivisto tutto. Ma Giovannini proverà forse già a gennaio a riscattarne l'altra metà o trovare un'intesa per allungare la sua permanenza rossonera. «Non voglio pensare al futuro - dice il terzino rilanciato da Favarin - ma concentrarmi sul presente e la Lucchese».

No al Cagliari. Baldanzeddu è un ragazzo prodigio salito precocemente alla ribalta nazionale per le sue qualità tecniche, atletiche e umane. Eppure a 16 anni rifiuta il Cagliari, club simbolo dell'isola, per iniziare nel suo paese, al Calangianus in D. «Tra gli Allievi nazionali e una D per giocare feci la seconda scelta. Mario Petrone mi fece esordire a 15 anni e mezzo. Mi è servito per farmi le ossa». Questo è Baldanzeddu, un ragazzo quadrato e volenteroso. Cresciuto con il marchio doc di una delle scuole calcistiche più floride e organizzate d'Italia. «A Empoli ho imparato molto. Un trampolino di lancio importante. Con la Primavera allenata da Pane sono arrivato alla finale scudetto e al torneo di Viareggio. L'anno dopo la Massese e poi il ritorno a casa azzurra e l'esordio in A con mister Cagni: 2 presenze in campionato e 4 in Coppa Italia. Conquistammo una storica qualificazione in Uefa. Poi l'anno nero di Avellino cancellato dalla bella stagione ad Ancona e infine la sofferta salvezza al Foligno».

La batteria. Nel tempo libero prende in mano le bacchette e suona la batteria. «È la mia passione, ma ho poco tempo. Le mie band preferite? Metallica e tutto il rock in genere».

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