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Sport Calcio
Scandurra, la forza della fede
Nicola Nucci
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Scandurra in azione a sinistra l’ultimo gol del panzerLa difesa del Fano, fino a domenica la meno battuta del torneo, travolta dal "carrarmato" Scandurra. Un primo tempo spettacolare della migliore Lucchese vista al Porta Elisa e due gol di ottima fattura che hanno portato la firma del ritrovato bomber rossonero autore della prima doppietta stagionale che lo porta a quota 5 (in 9 gare), a ridosso del compagno di reparto Damiano Biggi (a 6). Due gol da attaccante di razza, da predatore dell'area di rigore
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LUCCA. La difesa del Fano, fino a domenica la meno battuta del torneo, travolta dal "carrarmato" Scandurra. Un primo tempo spettacolare della migliore Lucchese vista al Porta Elisa e due gol di ottima fattura che hanno portato la firma del ritrovato bomber rossonero autore della prima doppietta stagionale che lo porta a quota 5 (in 9 gare), a ridosso del compagno di reparto Damiano Biggi (a 6). Due gol da attaccante di razza, da predatore dell'area di rigore.
Risultato: 3 gol in 180 minuti contro Sacilese e Fano. E pensare che il numero 9 della Lucchese finora ha giocato solo sette gare da titolare. Una fastidiosa pubalgia con la quale convive da anni lo ha tenuto lontano per quattro giornate. Appena è rientrato si è rimesso a segnare. «Sto bene e in campo si vede. Prima la pubalgia ha condizionato il mio rendimento e devo ringraziare tutto lo staff sanitario rossonero che mi ha rimesso in sesto. Il mio fisico è una macchina sofisticata, alla Lucchese però sanno come gestirmi con allenamenti mirati». Senza questi intoppi probabilmente sarebbe a calcare i campi della serie A.
Ma il panzer rossonero è riuscito sempre a rinascere e tornare in campo con grande forza d'animo, grazie anche alla fede e alla sua armonia interiore. Un ragazzo sensibile dentro un fisico imponente che fa paura alle difese avversarie. Alla mondanità preferisce una vita riservata e tuffarsi nei libri di Paolo Coehlo alla ricerca di momenti di intimità e riflessione.
Lo scorso anno l'attaccante cresciuto nel vivaio rossonero è tornato con la missione di riportare la sua ex squadra nel calcio che conta ed ha marchiato a fuoco la trionfale cavalcata dalla D alla C2 segnando 24 reti. Ora con la maglia rossonera addosso vuole riconquistare la C1 e centrare a 31 anni la prima promozione nella sua lunga carriera professionistica. Dopo la scintillante vittoria sul Fano all'orizzonte c'è il super derby di Prato tra la prima e la seconda della classe. E con Scandurra in forma sono dolori per tutti. E pensare giravano voci che a gennaio fosse in lista di partenza... «Io credo nella fiducia della società e del mister».
Il Prato. Il derby al Lungobisenzio può decidere il corso del campionato? «Sarà una gara a sé. Gli stimoli saranno al massimo perché è un derby e manca poco alla fine dell'andata che vogliamo chiudere da capolista. Un gol per il mio compleanno (26 novembre, ndr)? Sarebbe un bel regalo».
Gli inizi. «A 16 anni ero nelle giovanili rossonere. Ma non riuscii a debuttare in B a causa di un infortunio ai legamenti crociati del ginocchio. Il debutto in Coppa Italia a Lecce, e successivamente contro la Ternana al Porta Elisa. Questi match mi hanno aiutato a mettermi in mostra e farmi giocare qualche partita in quella stagione (1999-2000 ndr), nella quale realizzai due gol. Dopo sei mesi in Toscana andai in prestito all'Atletico Catania, per poi ritornare alla base e tornare ancora alla Lucchese per riportarla nel calcio che conta. Adesso voglio un altro anno magico e la mia prima promozione da professionista.». Il suo rapporto con Lucca è particolare.
«Ci vivo praticamente dal 1997 e nel 2003 ci ho comprato casa - dice l'attaccante capitolino -. Non dimentico però l'infanzia a Roma. Abitavo vicino all'Olimpico e andavo a vedere le gare della Roma, di cui sono tifoso. Purtroppo non ci ho mai giocato. Poi ho seguito mio padre a Lucca dove è stato questore». Suo padre non voleva che facesse il calciatore, è vero? «È insegnante di judo e voleva spingermi alle arti marziali che insegnava ai corpi speciali di polizia. Facendo servizio allo stadio, non vedeva molto di buon occhio il calcio».
Gli infortuni e la serie A. La sua carriera è stata costellata da momenti difficili. «Ho avuto un infortunio terribile al ginocchio a 19 anni, proprio nel momento in cui dovevo esplodere. Volevo buttare tutto all'aria, ma il compianto professor Alessandro Bianchi, che mi ha portato a Lucca, mi convinse a continuare. Il futuro? Nella Lucchese». Scandurra è una persona che cura il corpo e lo spirito, legge e prega molto. «Oltre al fisico di madre natura scavando nella mia anima trovo la forza per rialzarmi. Anche il judo mi ha aiutato. I miei maestri di calcio? Ho avuto tantissimi allenatori, ma devo molto a Discepoli che mi ha fatto esordire e Colantuono, un grande motivatore. Un attaccante al quale mi ispiro? Il patron del Perugia, Luciano Gaucci diceva che Christian Vieri si avvicina un po' alle mie doti: potenza e progressione. Mi piace Ibrahimovic». La pagina della serie A da sfogliare: dalla Samb (10 gol) al Perugia nel 2003, con una semifinale di Coppa Italia con la Juve. «Una piccola ma bella parentesi alla corte di Cosmi. Ci sono arrivato ripartendo dalla D e scalando quattro categorie nel giro di sei mesi. Bisogna sempre credere e sognare».
Risultato: 3 gol in 180 minuti contro Sacilese e Fano. E pensare che il numero 9 della Lucchese finora ha giocato solo sette gare da titolare. Una fastidiosa pubalgia con la quale convive da anni lo ha tenuto lontano per quattro giornate. Appena è rientrato si è rimesso a segnare. «Sto bene e in campo si vede. Prima la pubalgia ha condizionato il mio rendimento e devo ringraziare tutto lo staff sanitario rossonero che mi ha rimesso in sesto. Il mio fisico è una macchina sofisticata, alla Lucchese però sanno come gestirmi con allenamenti mirati». Senza questi intoppi probabilmente sarebbe a calcare i campi della serie A.
Ma il panzer rossonero è riuscito sempre a rinascere e tornare in campo con grande forza d'animo, grazie anche alla fede e alla sua armonia interiore. Un ragazzo sensibile dentro un fisico imponente che fa paura alle difese avversarie. Alla mondanità preferisce una vita riservata e tuffarsi nei libri di Paolo Coehlo alla ricerca di momenti di intimità e riflessione.
Lo scorso anno l'attaccante cresciuto nel vivaio rossonero è tornato con la missione di riportare la sua ex squadra nel calcio che conta ed ha marchiato a fuoco la trionfale cavalcata dalla D alla C2 segnando 24 reti. Ora con la maglia rossonera addosso vuole riconquistare la C1 e centrare a 31 anni la prima promozione nella sua lunga carriera professionistica. Dopo la scintillante vittoria sul Fano all'orizzonte c'è il super derby di Prato tra la prima e la seconda della classe. E con Scandurra in forma sono dolori per tutti. E pensare giravano voci che a gennaio fosse in lista di partenza... «Io credo nella fiducia della società e del mister».
Il Prato. Il derby al Lungobisenzio può decidere il corso del campionato? «Sarà una gara a sé. Gli stimoli saranno al massimo perché è un derby e manca poco alla fine dell'andata che vogliamo chiudere da capolista. Un gol per il mio compleanno (26 novembre, ndr)? Sarebbe un bel regalo».
Gli inizi. «A 16 anni ero nelle giovanili rossonere. Ma non riuscii a debuttare in B a causa di un infortunio ai legamenti crociati del ginocchio. Il debutto in Coppa Italia a Lecce, e successivamente contro la Ternana al Porta Elisa. Questi match mi hanno aiutato a mettermi in mostra e farmi giocare qualche partita in quella stagione (1999-2000 ndr), nella quale realizzai due gol. Dopo sei mesi in Toscana andai in prestito all'Atletico Catania, per poi ritornare alla base e tornare ancora alla Lucchese per riportarla nel calcio che conta. Adesso voglio un altro anno magico e la mia prima promozione da professionista.». Il suo rapporto con Lucca è particolare.
«Ci vivo praticamente dal 1997 e nel 2003 ci ho comprato casa - dice l'attaccante capitolino -. Non dimentico però l'infanzia a Roma. Abitavo vicino all'Olimpico e andavo a vedere le gare della Roma, di cui sono tifoso. Purtroppo non ci ho mai giocato. Poi ho seguito mio padre a Lucca dove è stato questore». Suo padre non voleva che facesse il calciatore, è vero? «È insegnante di judo e voleva spingermi alle arti marziali che insegnava ai corpi speciali di polizia. Facendo servizio allo stadio, non vedeva molto di buon occhio il calcio».
Gli infortuni e la serie A. La sua carriera è stata costellata da momenti difficili. «Ho avuto un infortunio terribile al ginocchio a 19 anni, proprio nel momento in cui dovevo esplodere. Volevo buttare tutto all'aria, ma il compianto professor Alessandro Bianchi, che mi ha portato a Lucca, mi convinse a continuare. Il futuro? Nella Lucchese». Scandurra è una persona che cura il corpo e lo spirito, legge e prega molto. «Oltre al fisico di madre natura scavando nella mia anima trovo la forza per rialzarmi. Anche il judo mi ha aiutato. I miei maestri di calcio? Ho avuto tantissimi allenatori, ma devo molto a Discepoli che mi ha fatto esordire e Colantuono, un grande motivatore. Un attaccante al quale mi ispiro? Il patron del Perugia, Luciano Gaucci diceva che Christian Vieri si avvicina un po' alle mie doti: potenza e progressione. Mi piace Ibrahimovic». La pagina della serie A da sfogliare: dalla Samb (10 gol) al Perugia nel 2003, con una semifinale di Coppa Italia con la Juve. «Una piccola ma bella parentesi alla corte di Cosmi. Ci sono arrivato ripartendo dalla D e scalando quattro categorie nel giro di sei mesi. Bisogna sempre credere e sognare».
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