Il Tirreno

Lucca

2ª Divisione Lucchese Calcio

Carloto, il perno del centrocampo

Nicola Nucci
Luiz Eduardo Carloto il brasiliano della Lucchese
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Luiz Eduardo Carloto il brasiliano della Lucchese

Aspettando... Carloto. Non sarà come il celebre Godot di Samuel Beckett, ma il ventinovenne centrocampista brasiliano in un anno con la maglia della Lucchese non si era quasi mai visto

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LUCCA. Aspettando... Carloto. Non sarà come il celebre Godot di Samuel Beckett, ma il ventinovenne centrocampista brasiliano in un anno con la maglia della Lucchese non si era quasi mai visto. Arrivato a fine dicembre 2008 per rimpiazzare l'infortunato Mocarelli aveva disputato un girone di ritorno incolore. Due prestazioni sopra le righe: Sansepolcro e in casa con il Gavorrano. Stop. Quest'anno dieci partite da riserva. Dimenticato in fondo alla panchina. E qualche volta in tribuna. Tanto che era scoppiato il caso Carloto. Poi il 1 novembre il debutto da titolare contro il Bassano e finalmente a Sacile una partita da incorniciare. Perno nell'impostazione della manovra rossonera Carloto, in coppia con Chadi, è stato padrone del centrocampo. Cercando di dare profondità all'azione e soprattutto ritrovando la gamba. Ecco il giocatore che tutti aspettavano da quando era stato prelevato dal Benevento in Seconda divisione. Il suo contratto biennale finora non era stato giustificato da prestazioni all'altezza.
Luiz Eduardo Carloto è un brasiliano atipico. Come tipo di gioco e mentalità sembra più un tedesco. Diligente, meticoloso, riservato. Figlio d'arte - il papà è stato un centrocampista del Gremio, serie A brasiliana - è arrivato in Italia grazie ai buoni uffici di un grande campione della selecao verde-oro e vincitore di uno scudetto, una Supercoppa di Lega e una Coppa Uefa nel Napoli di Maradona: Ricardo Rogerio de Brito, in arte Alemao. Che in lingua portoghese vuol dire, guarda caso, «tedesco».
Un brasiliano atipico quindi. Amante della cucina italiana e lontano dallo stereotipo del calciatore festaiolo stile Adriano o Ronaldo. Ai party a base di birre e churrasco preferisce stare a casa insieme alla famiglia. Ad ascoltare la bossa nova di Chico Buarque insieme al piccolo Leonardo, nato lo scorso anno proprio a Lucca e che a dicembre spegnerà la sua prima candelina. Adesso il mediano dai piedi buoni, che nella visione di gioco e nel tiro da fuori ha le migliori qualità del repertorio, si candida per una maglia contro il Fano, la squadra con la difesa di ferro (8 gol, la meno battuta del torneo). Ma la concorrenza è spietata con giocatori del calibro di Chadi e Mocarelli, e il peperino Kras che ha collezionato già sei presenze.
Il vero Carloto. E pensare che si si era cominciato a parlare del centrocampista di San Paolo come un oggetto misterioso. Il suo rendimento era stato discontinuo. In 24 presenze, 18 nel campionato vinto in D e 6 quest'anno (la seconda da titolare dopo il debutto dall'inizio contro il Bassano) non ha mai segnato un gol. Insomma, la brutta copia del centrocampista centrale che ha contributo alla promozione del Benevento in C1. Ma lui non si è perso d'animo. Contro il Bassano, dopo avere saltato la Colligiana per l'influenza, la prima gara stagionale da titolare, poi il 7 in pagella a Sacile.
«Sono consapevole che posso dare di più. Ho lavorato duramente, ma non riuscivo ad esprimere le mie potenzialità. Giocavo timoroso. Del resto anche a Benevento in C2 fino alla tredicesima giornata non ho messo piede in campo. Poi ho disputato 17 gare da titolare e segnato 4 gol. Alla fine siamo stati promossi. Il mio obiettivo è giocare di più e riportare la Lucchese in C1. A Sacile abbiamo dominato, ma abbiamo sprecato troppo. Vuoi per troppa precipitazione, vuoi per il portiere Calligaro che ha parato di tutto, anche un mio tiro ben angolato nel finale».
Il mediano di origini italiane (i nonni sono veneti), un po' regista e incontrista, si vede in un possibile 3-5-2. «Sono più portato a vedere il gioco, ma lo scorso anno sono stato impiegato anche da difensore centrale. A centrocampo siamo ben forniti, quattro giocatori forti, chiunque può giocare. Credo che a volte potremmo giocare in tre insieme a centrocampo».
Scoperto da Alemao. Carloto ha giocato fino a 18 anni in Brasile.
«Nelle giovanili della Portuguesa, dove mi ha visto Alemao che mi ha proposto di venire in Italia, il sogno di ogni calciatore brasiliano. Primo ho provato per l'Inter e poi ho detto sì al Treviso, la mia prima squadra italiana. Quindi la D e tanta C. Con la Lucchese è il nono campionato. Dopo Benevento vorrei un'altra promozione».
Intanto si sta innamorando della città delle Mura. «Il Brasile è sempre nel mio cuore, i profumi e la sua musica. Laggiù ho i genitori e due fratelli. Ma non amo fare le ore piccole ed andare in discoteca. E non soffro troppo di saudade. A Lucca sto bene, una splendida città».

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