Italia
Il personaggio
Michelotti, il soldatino di Favarin
Nicola Nucci
◗
Emmanuel Michelotti il jolly rossonero (Vip)Una carriera che ha rischiato d'interrompersi per due operazioni al ginocchio destro avvenute nel 2005
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LUCCA. Da gregario a punto di forza della squadra di Favarin. La Lucchese "operaia" capolista del campionato ha un nuovo testimonial: Emanuel Michelotti, 24 anni, grande protagonista nella settima vittoria stagionale contro la Colligiana. Per lui una doppia soddisfazione: indossare la maglia della squadra della sua città e lottare finalmente per la promozione dopo quattro stagioni di salvezze sofferte con l'ultima annata macchiata dalla retrocessione del Cuoiocappiano. Una vita - calcistica s'intende - da mediano. Con una carriera frenata dagli infortuni. Due volte operato al ginocchio nel 2005. Con il rischio di chiudere in anticipo con il pallone. Ora il soldatino rossonero è davvero al settimo cielo. Umile e utile. Esterno sinistro basso o terzo difensore di sinistra. Basta giocare. Sentire il pubblico di casa che scandisce il suo nome. Inizi nella Folgore Segromigno, un provino con la Lucchese e la trafila nel settore giovanile. Poi il passaggio all'Empoli. La svolta? Macchè. Gli altri giovani debuttano con gli azzurri. Lui no. Ma non si scoraggia e i sacrifici lo temprano e lo rafforzano nel carattere. Da Empoli lo spediscono alla succursale: Cuoiocappiano o Cappiano Romaiano o Cuoiocap. In una parola a S. Croce sull'Arno. Quarta serie con il tempo che passa e lui che guarda gli altri andarsene e raggiungere club più prestigiosi. Ma nella vita, se ti comporti bene e se lavori con impegno e sacrificio, prima o poi il treno passa. E Michelotti torna all'ovile. Alla sua Lucchese. Ambiziosa e vincente grazie al duo Cipriano-Valore.
Il difensore di Marlia ha siglato la rete del 2-0 con un missile rasoterra dal limite che si è infilato nell'angolino basso alla sinistra di Vivan. Il "jolly" rossonero, prelevato in comproprietà dall'Empoli (contratto biennale), ha realizzato il suo primo gol in campionato che ieri sera ha festeggiato con una sontuosa cena di pesce a Viareggio, insieme agli amici più cari e alla sua ragazza Giulia. La favola un altro lucchese cresciuto nel settore giovanile rossonero che ha coronato il suo più grande desiderio. «È successo tutto in un lampo. Avevo appena concluso i playout, finiti con la retrocessione nei dilettanti. Ero un po' giù di corda. Due giorni dopo mi chiama in sede Giovannini. Un accordo al volo, dopo cinque minuti avevo firmato per la Lucchese, l'unica a cercarmi questa estate. Sognavo di vestire questa maglia che avevo indossato nelle giovanili. E da lucchese ci metto anima e cuore».
Adesso Michelotti è diventato un giocatore importante nell'economia della squadra. Per grinta e duttilità tattica. Un giocatore disciplinato che piace a mister Favarin. «Dove mi mettono io stò. - dice ridendo - Posso ricoprire diversi ruoli in difesa e centrocampo. Alla Lucchese sono tornato in punta di piedi convinto che non avrei avuto difficoltà ad inserirmi in un gruppo collaudato, aiutato da giocatori di primo piano. Per ora ho giocato 7 partite da titolare e sono contento del mio rendimento».
Nella Lucchese era cresciuto alla scuola di Garcea e Barbuti. Era una delle promesse del vivaio insieme al difensore Andrea Coda (oggi nell'Udinese) e al tornante Alessio Mariotti (di nuovo compagno di squadra). Tutti e tre ceduti all'Empoli in cambio di Binho Cribari. «Non ho rimpianti, è stata una bella esperienza. Abitavo insieme a Coda e Raggi che sono riusciti ad arrivare al grande calcio. Il mio compagno d'avventura era il centrocampista Caciagli che ho incontrato alla prima giornata nel Poggibonsi. I miei maestri? Devo molto a Massimo Barbuti, ma anche Alessandro Pane mi ha plasmato e insegnato tante cose. Ad Empoli mi sono allenato in mezzo a dei campioni. Una vita di sacrifici. La sera studiavo in una scuola privata per geometri e il sabato rientravo a casa. Il più bel ricordo? La finale giocata contro la Juve al torneo di Viareggio nel 2004, perdemmo nel replay dopo il 3-3 nella prima sfida».
Con cinque stagioni in C2 ormai è un veterano della categoria (118 presenze e 2 gol). «Domenica ho segnato per la seconda volta tra i professionisti dopo il mio primo ed unico gol nel Cuoiocappiano, nel 2008 contro la Spal, con un colpo di testa. La rete con la Colligiana? Un tiro d'istinto. È andata bene. Poi ho sfogato la mia gioia con i tifosi togliendomi la maglia. Un momento magico sognato tutte le notti».
Michelotti è molto legato alla famiglia, ai genitori che gestiscono un'azienda di infissi di alluminio a Monsagrati, e al fratello Davide che gioca nel Ponsacco. Dalla piccola e industriosa Santa Croce alla grande Lucca, dal traguardo della salvezza all'obiettivo promozione. «Quando ho visto i nomi della rosa rossonera ho pensato che potevamo fare bene. Adesso siamo in testa e sarebbe assurdo non provare a salire direttamente in C1. La pressione della piazza? Alle partite della Cuoio c'erano 200 persone, al Porta Elisa sono dieci volte di più. Ma non mi spaventa giocare nella Lucchese».
Il difensore di Marlia ha siglato la rete del 2-0 con un missile rasoterra dal limite che si è infilato nell'angolino basso alla sinistra di Vivan. Il "jolly" rossonero, prelevato in comproprietà dall'Empoli (contratto biennale), ha realizzato il suo primo gol in campionato che ieri sera ha festeggiato con una sontuosa cena di pesce a Viareggio, insieme agli amici più cari e alla sua ragazza Giulia. La favola un altro lucchese cresciuto nel settore giovanile rossonero che ha coronato il suo più grande desiderio. «È successo tutto in un lampo. Avevo appena concluso i playout, finiti con la retrocessione nei dilettanti. Ero un po' giù di corda. Due giorni dopo mi chiama in sede Giovannini. Un accordo al volo, dopo cinque minuti avevo firmato per la Lucchese, l'unica a cercarmi questa estate. Sognavo di vestire questa maglia che avevo indossato nelle giovanili. E da lucchese ci metto anima e cuore».
Adesso Michelotti è diventato un giocatore importante nell'economia della squadra. Per grinta e duttilità tattica. Un giocatore disciplinato che piace a mister Favarin. «Dove mi mettono io stò. - dice ridendo - Posso ricoprire diversi ruoli in difesa e centrocampo. Alla Lucchese sono tornato in punta di piedi convinto che non avrei avuto difficoltà ad inserirmi in un gruppo collaudato, aiutato da giocatori di primo piano. Per ora ho giocato 7 partite da titolare e sono contento del mio rendimento».
Nella Lucchese era cresciuto alla scuola di Garcea e Barbuti. Era una delle promesse del vivaio insieme al difensore Andrea Coda (oggi nell'Udinese) e al tornante Alessio Mariotti (di nuovo compagno di squadra). Tutti e tre ceduti all'Empoli in cambio di Binho Cribari. «Non ho rimpianti, è stata una bella esperienza. Abitavo insieme a Coda e Raggi che sono riusciti ad arrivare al grande calcio. Il mio compagno d'avventura era il centrocampista Caciagli che ho incontrato alla prima giornata nel Poggibonsi. I miei maestri? Devo molto a Massimo Barbuti, ma anche Alessandro Pane mi ha plasmato e insegnato tante cose. Ad Empoli mi sono allenato in mezzo a dei campioni. Una vita di sacrifici. La sera studiavo in una scuola privata per geometri e il sabato rientravo a casa. Il più bel ricordo? La finale giocata contro la Juve al torneo di Viareggio nel 2004, perdemmo nel replay dopo il 3-3 nella prima sfida».
Con cinque stagioni in C2 ormai è un veterano della categoria (118 presenze e 2 gol). «Domenica ho segnato per la seconda volta tra i professionisti dopo il mio primo ed unico gol nel Cuoiocappiano, nel 2008 contro la Spal, con un colpo di testa. La rete con la Colligiana? Un tiro d'istinto. È andata bene. Poi ho sfogato la mia gioia con i tifosi togliendomi la maglia. Un momento magico sognato tutte le notti».
Michelotti è molto legato alla famiglia, ai genitori che gestiscono un'azienda di infissi di alluminio a Monsagrati, e al fratello Davide che gioca nel Ponsacco. Dalla piccola e industriosa Santa Croce alla grande Lucca, dal traguardo della salvezza all'obiettivo promozione. «Quando ho visto i nomi della rosa rossonera ho pensato che potevamo fare bene. Adesso siamo in testa e sarebbe assurdo non provare a salire direttamente in C1. La pressione della piazza? Alle partite della Cuoio c'erano 200 persone, al Porta Elisa sono dieci volte di più. Ma non mi spaventa giocare nella Lucchese».
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