Sicurezza
Seconda categoria
Stefano Martinucci, una sicurezza fra i pali
Michele Citarella
◗
Stefano MartinucciDevo molto al lavoro che svolgo con il mio preparatore Un rammarico? Non aver atteso l'occasione per salire di categoria
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LUCCA. Due gol subiti in cinque giornate, una carriera tra Promozione, Prima e Seconda categoria, una garanzia per la squadra in cui gioca, per gli allenatori che lo hanno avuto e per i suoi compagni di difesa.
Se chiedete agli addetti ai lavori qual è il portiere che vorrebbero avere, molti in Seconda categoria non avrebbero problemi a rispondere che sognano di avere in squadra Stefano Martinucci. Certo, portieri buoni in categoria certamente non mancano, ma la doppia parata fatta al 7' del secondo tempo sul calcio di punizione di Daniele Crudeli e poi sul conseguente tocco ravvicinato da un uomo in mischia nella gara contro il Piazza al Serchio sono segnali importanti che un portiere riesce a dare alla squadra.
Classe 1976, Martinucci ha giocato a Orentano, Marginone, Montuolonave, Massa Macinaia e Castelvecchio di Compito, società - quest'ultima - in cui milita ormai da diversi anni e in cui ha deciso di rimanere nonostante la retrocessione della passata stagione.
Martinucci, quella nella ripresa contro il Piazza al Serchio è stata una parata che vale quanto un gol fatto da un compagno d'attacco.
«È stata una parata importante in quanto arrivata nel momento cruciale della partita, ovvero ad inizio ripresa. Un loro gol avrebbe sicuramente riaperto la gara».
In quella parata su una deviazione giunta proprio davanti a lei, ha mostrato di avere una grande prontezza di riflessi. Questo il suo migliore pregio da portiere?
«Dicono che ho il grande pregio, nonostante i centimetri siano tanti, di essere bravo tra i pali».
Qualche rammarico per non avere giocato in categorie superiori?
«A 33 anni la cosa mi è passata, ma sicuramente spesso ho pensato al fatto che avrei potuto togliermi diverse soddisfazioni e giocare in categorie più importanti. Quando militavo nell'Orentano ero in Promozione e avevo diciassette anni. Poi sono partito un anno per fare il militare e al ritorno non accettai il fatto di continuare a fare il secondo. Decisi quindi di lasciare l'Orentano per andare a giocare in Seconda categoria. Col senno di poi, ammetto che quella decisione fu affrettata; ero ancora giovane, avrei dovuto aspettare un altro po', sicuramente l'occasione sarebbe arrivata».
Si dice che un buon portiere debba essere anche un po' matto. Concorda?
«Deve avere coraggio nelle uscite e in determinate azioni, ma sicuramente io non mi ritengo matto. Faccio vita tranquilla, non ho mai preso un cartellino rosso, lavoro come impiegato alla Toscana Ondulati e mi alleno seriamente da ormai molti anni in tutte le squadre in cui ho militato».
Come si prepara un portiere alle partite?
«Deve allenarsi molto da solo, ma soprattutto con il proprio preparatore. All'inizio della carriera preferivo stare con i compagni, con l'esperienza ho capito l'importanza dell'allenamento specifico».
E quest'anno gli allenamenti con il suo preparatore Michele De Ranieri stanno portando a frutti importanti.
Se chiedete agli addetti ai lavori qual è il portiere che vorrebbero avere, molti in Seconda categoria non avrebbero problemi a rispondere che sognano di avere in squadra Stefano Martinucci. Certo, portieri buoni in categoria certamente non mancano, ma la doppia parata fatta al 7' del secondo tempo sul calcio di punizione di Daniele Crudeli e poi sul conseguente tocco ravvicinato da un uomo in mischia nella gara contro il Piazza al Serchio sono segnali importanti che un portiere riesce a dare alla squadra.
Classe 1976, Martinucci ha giocato a Orentano, Marginone, Montuolonave, Massa Macinaia e Castelvecchio di Compito, società - quest'ultima - in cui milita ormai da diversi anni e in cui ha deciso di rimanere nonostante la retrocessione della passata stagione.
Martinucci, quella nella ripresa contro il Piazza al Serchio è stata una parata che vale quanto un gol fatto da un compagno d'attacco.
«È stata una parata importante in quanto arrivata nel momento cruciale della partita, ovvero ad inizio ripresa. Un loro gol avrebbe sicuramente riaperto la gara».
In quella parata su una deviazione giunta proprio davanti a lei, ha mostrato di avere una grande prontezza di riflessi. Questo il suo migliore pregio da portiere?
«Dicono che ho il grande pregio, nonostante i centimetri siano tanti, di essere bravo tra i pali».
Qualche rammarico per non avere giocato in categorie superiori?
«A 33 anni la cosa mi è passata, ma sicuramente spesso ho pensato al fatto che avrei potuto togliermi diverse soddisfazioni e giocare in categorie più importanti. Quando militavo nell'Orentano ero in Promozione e avevo diciassette anni. Poi sono partito un anno per fare il militare e al ritorno non accettai il fatto di continuare a fare il secondo. Decisi quindi di lasciare l'Orentano per andare a giocare in Seconda categoria. Col senno di poi, ammetto che quella decisione fu affrettata; ero ancora giovane, avrei dovuto aspettare un altro po', sicuramente l'occasione sarebbe arrivata».
Si dice che un buon portiere debba essere anche un po' matto. Concorda?
«Deve avere coraggio nelle uscite e in determinate azioni, ma sicuramente io non mi ritengo matto. Faccio vita tranquilla, non ho mai preso un cartellino rosso, lavoro come impiegato alla Toscana Ondulati e mi alleno seriamente da ormai molti anni in tutte le squadre in cui ho militato».
Come si prepara un portiere alle partite?
«Deve allenarsi molto da solo, ma soprattutto con il proprio preparatore. All'inizio della carriera preferivo stare con i compagni, con l'esperienza ho capito l'importanza dell'allenamento specifico».
E quest'anno gli allenamenti con il suo preparatore Michele De Ranieri stanno portando a frutti importanti.
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