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Andreucci, una vita da mediano

Michele Citarella
Federico Andreucci mediano del San Macario
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Federico Andreucci mediano del San Macario

Quarantacinque anni e non sentirli. Mostrando di poter essere ancora in grado di correre in mezzo al campo sfidando ventenni pieni d'energia. Federico Andreucci ci riesce ancora mentre molti suoi coetanei hanno da tempo appeso le scarpette al chiodo o rinunciato alla categoria per approdare negli Amatori

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LUCCA. Quarantacinque anni e non sentirli. Mostrando di poter essere ancora in grado di correre in mezzo al campo sfidando ventenni pieni d'energia. Federico Andreucci ci riesce ancora mentre molti suoi coetanei hanno da tempo appeso le scarpette al chiodo o rinunciato alla categoria per approdare negli Amatori. Magari durante quest'anno al S. Macario troverà qualche allenatore con cui anni fa giocava assieme.
Federico Andreucci non vive solo di calcio. Sposato con Francesca, due figli (Matteo e Alice), esercita da tempo la professione di geometra. Ma il fascino delle scarpette bullonate per lui è irresistibile: «Non ho mai pensato di smettere. Fino a quanto mi diverto a correre dietro ad un pallone e stare con i compagni continuerò a giocare. Anche dal punto di vista fisico fino ad ora non ho avuto problemi».
Un'avventura sui campi di calcio iniziata 38 anni fa. «Giocavo nel vivaio della Lunatese quando ho firmato il primo cartellino. La mia carriera si è barcamenata tra Seconda e Terza categoria. Le esperienze più importanti quelle a Borgo a Mozzano e nel Luccasette. Le differenze tra il calcio dei primi anni Ottanta e quello di oggi? Prima le partite sui campi della lucchesia erano vissute con maggiore agonismo. C'erano derby molto sentiti anche dalla gente. Oggi invece si gioca in modo rapido e il pressing viene fatto in ogni zona del campo».
Andreucci - alla prima stagione al S. Macario - è sempre stato un centrocampista centrale votato all'agonismo e alla generosità. «Rimpianti? No, perchè per me il calcio è soprattutto divertimento. Inoltre, visto il lavoro e la famiglia, non so quanto avrei potuto reggere ad un numero elevato di allenamenti e lunghe trasferte domenicali».

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