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Ecologia e polemiche

Capannori, Retiambiente non si ferma: «I soldi per Salanetti ci sono»


	Il presidente di Retiambiente, Aldo Iacomelli
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Il presidente di Retiambiente, Aldo Iacomelli

Il presidente Iacomelli sicuro dei fondi al ministero, presto l’ingresso nella società anche di Sistema Ambiente

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LUCCA. I riflettori del Pianeta Terra Festival di Lucca si  sono accesi anche sui grandi temi della sostenibilità e della governance dei servizi pubblici. Tra i protagonisti del confronto la società Retiambiente Spa, rappresentata dal suo nuovo presidente, l’ingegner Aldo Iacomelli e dai consiglieri Ida Di Crosta e Maurizio Gatti. Un’occasione di rilievo per fare il punto sulla gestione del ciclo integrato dei rifiuti nella Toscana costiera, un bacino di 100 Comuni, oltre 2500 dipendenti e 1, 2 milioni di cittadini serviti.

Ingegner Iacomelli, qual è la carta d’identità della società?

«Partiamo da un punto che non è tecnico, ma politico. RetiAmbiente è una Spa a totale capitale pubblico, partecipata da cento Comuni di quattro province (nei prossimi anni, inoltre, il gruppo si amplierà con l’ingresso di Sistema Ambiente di Lucca), strutturata secondo il modello dell’in house providing. Questo non è un dettaglio giuridico: è la scelta di tenere la gestione del ciclo dei rifiuti nelle mani della collettività. Questo è un patrimonio non scontato. Ma l’in house providing vive se i soci lo abitano con responsabilità quotidiana. Il nostro bilancio si conferma in utile, ed è un dato di valore, perché dimostra come anche l’azienda pubblica possa essere gestita anche con criteri di efficienza industriale».

La presenza di più Società operative locali (Sol) sul territorio non rischia di generare una frammentazione del servizio?

«Al contrario, è la nostra vera forza. Le società operative locali rappresentano un presidio capillare sul territorio. Non si tratta di frammentazione, ma di un punto di forza capace di assorbire le singole esigenze territoriali e tradurle in peculiarità. Lavoriamo quotidianamente a contatto con le amministrazioni pubbliche proprio per quello».

Le Sol sono anche il volto del servizio davanti ai cittadini. Quanto pesa il comportamento degli utenti sul servizio e sui costi, e che cosa può fare concretamente la tecnologia?

«Il sistema è connesso: il modo in cui l’utenza conferisce si riflette direttamente sul servizio erogato e sulla sua economicità, ma l’innovazione (app, schemi predittivi, navigatori, ecc.) può dare un aiuto nel quotidiano».

Come può l’innovazione tutelare i lavoratori?

«Lo dico senza mezze misure: con la sicurezza. Questa rappresenta una responsabilità prioritaria nel settore dei rifiuti, dove le mansioni usuranti espongono gli addetti a continui rischi di infortuni e malattie professionali. In quest’ottica, l’innovazione tecnologica – come il diffondersi futuro di esoscheletri e mezzi automatizzati – deve servire in primis a proteggere e facilitare chi garantisce un servizio essenziale per la comunità. Allo stesso modo, per un’azienda pubblica è fondamentale garantire a questi lavoratori, il cui ruolo è equiparabile per importanza a quello della sanità o della scuola, un lavoro dignitoso e un salario equo».

Il tema Tari è sempre un argomento sensibile per tutte le amministrazioni e per tutti i cittadini. Mentre per acqua, gas, telefonia ed energia siamo disposti a spendere molto e con costi crescenti, perché per i rifiuti spendiamo malvolentieri?

«Ai cittadini dobbiamo un servizio efficiente per il decoro urbano e una Tari accessibile. Il tutto, con qualsiasi condizione meteo, per tutti i giorni dell’anno: un impegno che oggi si traduce in una spesa per il Gruppo Retiambiente di circa 80 centesimi al giorno per abitante. Per contenere le uscite ed efficientare le prestazioni, la strada maestra è l’introduzione di una tariffa unica d’ambito basata su equità e solidarietà, affiancata dall’armonizzazione dei metodi di lavoro tra le società del gruppo. Tale convergenza non deve però trasformarsi in un’omologazione forzata: è indispensabile concordare le scelte con gli amministratori locali e salvaguardare le specifiche esigenze dei singoli territori, siano essi centri urbani, zone costiere a forte impatto turistico o realtà collinari. Uniformare le regole del gioco non vuol dire imporre lo stesso vestito a tutti».

Trattando di ciclo integrato dei rifiuti, che ruolo gioca la dotazione impiantistica sul territorio?

«È un tema decisivo. Senza una rete impiantistica adeguata, i materiali derivanti dalla raccolta differenziata portano ricchezza altrove, in impianti spesso distanti, con costi notevoli per l’azienda e per la collettività».

Infine, l’impianto per la selezione dei tessili e quello per il recupero dei materiali da pannolini e pannoloni a Salanetti hanno sollevato discussioni. A che punto siamo?

«Gli impianti che sono stati ammessi al finanziamento del Pnrr hanno superato l’iter autorizzativo e ottenuto il consenso della conferenza dei servizi che li ha posizionati in un unico plesso. Siamo al corrente della delicatezza dei temi e li trattiamo con la massima attenzione. È importante però smentire le voci sulla mancanza di fondi: il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha recentemente confermato che le risorse ci sono per entrambi i progetti ammessi in graduatoria e sono destinate all’avvio della costruzione, che potrà dare un contributo utile all’economia circolare ed il recupero del materiale tessile e dei materiali assorbenti e comunque sottrarre materiali allo smaltimento con i relativi costi». l

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