Lavoro
Lucca, coppia morta nella villetta esplosa: chiesto il processo per l'installatore
Il professionista che installò l'impianto a gas è accusato di omicidio colposo plurimo e crollo di edificio seguito da incendio
LUCCA. Per la procura l’esplosione di gas nella villetta a Eglio in località Lavacchio nel comune di Molazzana – avvenuta tra le 23,30 e le 23,40 del 21 dicembre 2024 e costata la vita a una coppia – fu causata per negligenza, imperizia e imprudenza in violazione di specifiche norme di sicurezza e tecnica di distribuzione del Gpl nella posa in opera della tubazione di collegamento dal serbatoio al piano di cottura avvenuta nel 2005 da parte del tecnico installatore dell’impianto a gas.
Fissata l’udienza
A quasi 24 mesi di distanza dalla tragedia l’ufficio del pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Daniel Marino Pellegrini, 54 anni, di Barga, il titolare della ditta termo-idraulica che aveva realizzato l’impianto di riscaldamento e la conduttura per l’afflusso alla caldaia e alla cucina del gas proveniente dal serbatoio esterno del Gpl. L’udienza è stata fissata il 15 gennaio alle 10 davanti al gup Alessandro Dal Torrione e l’indagato è accusato di duplice omicidio colposo e crollo di edificio seguito da incendio. Persone offese nel procedimento – tutte assistite dall’avvocato Fabio Padovani del foro di Frosinone – sono i nove parenti delle vittime (tra figli, fratelli e genitori): Seetoh Kwok Meng, 68 anni, di Singapore, manager della Motor Image Subaru e Kai En Chang, 52 anni, originaria di Taiwan.
Perizie fondamentali
Nella loro relazione tecnica depositata alcuni mesi fa, i periti – l’ingegnere nucleare Marcello Mossa Verre, già direttore tecnico e generale di Arpat, ora in pensione, specializzato in sicurezza e protezione industriale (si è occupato anche del disastro della Costa Concordia; Francesca Andreis, ingegnere chimico, funzionaria Arpat nel settore rischio industriale e Andrea Villani, ingegnere chimico nel settore industriale – avrebbero individuato una serie di gravi anomalie. Prima di tutto il tubo di rame avrebbe dovuto avere uno spessore di almeno due millimetri e invece era la metà. Poi la guaina non era aderente al tubo e questo avrebbe favorito l’infiltrazione di acqua, con relativa corrosione del tubo, in una sorta di intercapedine di almeno 4 millimetri e di conseguenza il trasporto di gas dentro la casa. E ancora la profondità del collegamento tra bombolone del Gpl e la cucina non era nei previsti 60 centimetri, ma a 15, con un’esposizione della conduttura alle infiltrazioni che poi l’avrebbero resa vulnerabile nella propagazione del gas. Infine il tubo di rame era segnato da microfori dovuti all’usura del tempo e anche allo spessore ridotto. Ergo: per gli esperti la fuoriuscita di gas non sarebbe stato un fenomeno improvviso. E il rilascio del gas avrebbe avuto tempi lunghi, di anni, fino a quando la cucina non si è saturata (mancava anche una guarnizione a tenuta stagna dell’impianto) con la scintilla dell’interruttore che ha provocato la deflagrazione.
Indagine minuziosa
Inizialmente erano 19 le persone che il pubblico ministero aveva iscritte nel registro degli indagati. Ma alla fine – e non soltanto grazie alle perizie tecniche e all’incidente probatorio – attraverso documentazione medica, riprese video, tabulati telefonici, perquisizioni e sequestri, acquisizione di documentazione, perizie dei consulenti tecnici del pubblico ministero e accertamenti dei vigili del fuoco, del nucleo operativo dei carabinieri di Castelnuovo e dei militari di Gallicano, il sostituto procuratore Antonio Mariotti, sempre presente sia nella notte della tragedia che nei giorni immediatamente successivi sul luogo della deflagrazione, ha chiesto il processo per l’installatore che in udienza preliminare potrà portare prove e consulenze per dimostrare la sua estraneità alle accuse e la sua correttezza nell’eseguire i lavori alla villetta. l
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